Spigolo Alpini

E’ da un paio di weekend che, per un motivo o per l’altro, non andiamo in Dolomiti. Sentendone già la mancanza ci dirigiamo verso il Falzarego sotto un sonoro diluvio. Arriviamo che fortunatamente ha smesso di piovere e la brezza che soffia sta già asciugando le pareti, un ottimo auspicio per la giornata di domani. Qualche goccia per la verità è scesa anche in nottata ma ci svegliamo con il sole che timido inizia a mostrarsi, carichi per passare una piacevole giornata. L’obiettivo di oggi è lo “Spigolo Alpini”, alla “Piramide Col dei Bos”, una divertente ascensione su roccia quasi sempre solida.

Il primo tiro affronta la prima metà della lunga rampa appoggiata che caratterizza la prima parte della salita. La roccia, molto compatta e lavorata, rende l’arrampicata piacevole e divertente lungo tutta la lunghezza. Senza percorso obbligato si inizia a risalire la rampa lungo bella placconata protetta solamente di rado da qualche chiodo, di non facile individuazione visto che il colore si mimetizza con la roccia, battuto o adirittura cementato. Verso metà lunghezza si abbandona la placca in favore di una fessura che sale poco sulla sinistra. Si segue quest’ultima fino a raggiungerne il termine dove si sosta su grosso chiodo cementato ben visibile. 30m, III.

Simone lungo il primo tiro, III.

La seconda lunghezza riparte oltre la sosta in direzione del muretto verticale dove è possibile scorgere un chiodo alla sua sinistra. Ignorare completamente il fix che si intravede in prossimità dello spigolo destro della parete che fa parte di un’altra linea. Superato il muretto iniziale, ben manigliato, si torna ad arrampicare lungo la rampa appoggiata con progressione analoga a quella del tiro precedente. La linea non è molto evidente, visto che a parete c’è poco o niente, ma come riferimento non scostarsi di molto rispetto alla verticale della sosta precedente. Mano a mano che si sale la parete si appoggia sempre di più attraversando zone più ghiaiose fino ad incontrare 2 chiodi dove poter attrezzare la sosta, posti una decina di metri sotto una forcella. 45m, III.

L’inizio della seconda lunghezza, III.

Il terzo tiro termina la rampa, che ci ha accompagnato fino a questo momento, rimanendo lungo la cresta, dove la roccia è migliore, ed evitando quindi di entrare nel detritico canale di sinistra. Giunti alla forcella si rimontano le roccette di sinistra fino a giungere ad una nicchia dove è presente un chiodo. Da qui si risale il muretto verticale rimanendo il più possibile sulla parte di sinistra fino ad aggirare la parete e cambiare versante appena possibile. Qui dovrebbe trovarsi la sosta che però noi non abbiamo visto sostando immediatamente poco più in alto rafforzando un grande chiodo rosso con il pilastro staccato sottostante. 25m, IV-.

In arrivo alla terza sosta, IV-.

La quarta lunghezza continua lungo la rampetta che sbuca su grande cengia detritica. Seguendo questa si arriva alla base della parete successiva: una lunga e larga placconata grigia che ci accompagnerà nella prossima lunghezza. Raggiunta la base della placca è ben visibile la sosta qualche metro più in alto. Questa si raggiunge facilmente dopo aver superato il muretto basale. 28m, III.

Simone in prossimità della quarta sosta, III.

Il quinto tiro risale totalmente la grande placconata appoggiata fino al termine con arrampicata divertente e di soddisfazione nonostante le difficoltà siano limitate. La parte inferiore della placca è incisa da una lunga fessura verticale che si tiene come riferimento alla progressione seguendola fino a che non si allarga. Qui si inizia a traversare leggermente verso sinistra in direzione di un chiodo che dovrebbe essere abbastanza evidente visto che sporge parecchio dalla parete. Raggiunto questo si rimonta il muretto verticale, con uscita resa difficoltosa dalle poche prese marcate, e si prosegue obliquando verso destra in direzione della sosta posta al termine di un canale che muta in diedro verso il termine. Lungo il percorso si incontra una coppia di cordoni che protegge l’entrata di quest’ultimo. Un paio di movimenti atletici consentono di raggiungere la cresta e quindi la sosta. 40m, III.

La bella placca iniziale del quinto tiro, III.

La sesta lunghezza è molto panoramica in quanto segue, quasi per tutta la sua interezza, la cresta stretta ed esposta. Abbandonata la sosta si segue il fil di cresta rimanendone sulla parete di sinistra almeno per i primi metri. Proseguendo in verticale ci si avvicina sempre di più alla cresta fino a raggiungerla dopo aver superato un breve diedro fessurato. Si curva ora verso sinistra e si segue la linea fino ad incontrare la sosta poco prima di un marcato muretto verticale. 30m, III+.

Lo sviluppo in cresta della sesta lunghezza, III+.

Il settimo tiro riparte affrontando direttamente il muretto oltre la sosta al cui centro è ben visibile un chiodo. Il passaggio è breve ma fisico visto che la parete strapiomba leggermente. Anche le prese non sono delle migliori: stondate e scivolose fintanto che non si raggiungono quelle poste sul culmine della paretina. Una volta agguantate queste si rimonta senza difficoltà giungendo in cresta. La si segue lungo traccia tra l’erba, costeggiando i pinnacoli che di tanto in tanto si elevano, fino a che questa non collide con la verticalità della parete successiva. Qui è presente il chiodo di sosta all’estrema destra. 35m, IV.

L’inizio del settimo tiro, IV.

L’ottava lunghezza vince il breve muretto oltre la sosta prima di cambiare il versante di salita per l’ultima volta. Si parte salendo le roccette senza percorso obbligato fino a che la parete non si appoggia lasciando spazio a roccette lungo le quali si fa spazio una piccola traccia che traversa il canalino di sinistra con passaggio protetto da chiodo su grande masso. Eseguito il traverso si aggira la parete dove inizia una rampetta ascendente che si segue sempre verso sinistra, senza grandi difficoltà, fino a raggiungere l’anello di sosta. Attenzione a non tirare troppo il compagno lungo il traverso visto che il terreno è cedevole. 40m, III.

Il panorama dall’ottava sosta, III.

Il nono tiro riparte a sinistra della sosta entrando inizialmente nel largo canale che rampeggia velocemente fino a mutare prima in diedro ed in seguito in placca dove quest’ultimo viene chiuso dalla parete strapiombante di destra. La placca è molto bella, lavorata e sempre con buone prese sulle quali fare affidamento. Al termine di questa la linea prosegue lungo la parete di destra con arrampicata più semplice ma sempre divertente grazie alla roccia solida lungo tutto il percorso. Alla fine del muro si esce su cengia erbosa che si segue per qualche metro prima di arrivare ad un grosso masso, antecedente la forcella, dove è presente la sosta. 40m, IV.

L’ultima lunghezza completa la via raggiungendo la cresta della piramide dove passa la ferrata. Per raggiungerla è necessario superare un ultimo breve muretto che oppone le ultime resistenze. Dalla sosta si cammina verso la forcella aggirando un secondo masso sulla sinistra fino a giungere alla base di una fessurina dove un chiodo identifica la linea da seguire. Con movimenti decisi si superano le ultime difficoltà e si arriva in cresta dove, una sezione caratterizzata da rocce rotte e detriti, permette di raggiungere il culmine della piramide dove si sosta su singolo fix oppure attrezzando attorno ad un masso a piacimento. 30m, IV-.

Il muretto inizia dell’ultima lunghezza, IV-

Via molto bella e dalle difficoltà contenute. Nonostante la verticalità non sia quasi mai protagonista, se non in qualche sporadica sezione nei tratti finali, la roccia è comunque estremamente compatta. Nota a margine: il percorso è contrassegnato da bolli rossi ormai mimetizzati con la roccia che rendono la linea da seguire poco chiara visto anche che le protezioni a parete sono minimali. Nel complesso un percorso divertente in un ambiente davvero meritevole.

Didirina

E’ inizio giugno e la neve sulle vette dolomitiche è già un lontano ricordo. La stagione è iniziata presto ed il sole di questo weekend invita a passare belle giornate in quota. Saliamo al passo Pordoi intanti ad affrontare la via “Didirina” sulla Torre dell’Antonio.

Il primo tiro ospita subito i passi chiave dell’itinerario. Si parte in corrispondenza di un cordoncino attorno a clessidra sulla verticale del terzo tiro di falesia a partire da destra. Senza particolari difficoltà si rimonta sullo zoccolo erboso che si segue verso destra oltrepassando un arbusto e raggiungendo la base di un marcato camino. Non si approccia direttamente ma i primi passi si svolgono lungo la compatta placchetta di destra, protetta a fix, su piccole prese e buchetti. Si incontra poco dopo un caminetto con cordone che si abbandona sulla destra continuando l’attraversata in direzione del canale principale. Una volta raggiunto lo si affronta con decisione con arrampicata delicata anche per via della qualità della roccia. Verso metà camino è possibile inserire due solidi friend che proteggono lo strapiombetto giallo prima del cordone penzolante. Con arrampicata fisica si vincono le difficoltà raggiungendo la parete superiore dove si esce sul pilastro di sinistra e si prosegue con arrampicata più semplice. Oltrepassato un cordoncino si arriva sui terrazzini sommitali che si rimontano, verso destra, fino alla prossima fascia rocciosa dove un cordone su clessidra invita alla sosta (possibilmente da rinforzare). Lunghezza sostenuta e da non sottovalutare soprattutto se il camino risulta bagnato. 34m, V-.

Simone lungo il primo tiro della via, V-.

Il percorso della seconda lunghezza non è di facile individuazione in quanto a parete è presente poco materiale e la linea si svolge lungo un susseguirsi di terrazzini rocciosi. In linea di massima continuare ad obliquare verso sinistra in direzione della lama che solca la parete scura. Dalla sosta si rimontano le roccette verticali che conducono ad ulteriori terrazzini che si seguono verso sinistra attraverso una serie di risalti senza percorso obbligato. Raggiunta la base della lama è presente un cordoncino che si oltrepassa per affrontare il bel muro verticale che si vince sfruttando anche la parete di destra. La lama ospita buoni spunti per protezioni rapide ed in breve si esce iniziando a traversare ancora a sinistra su roccette rotte e semplici. Anche qui si procede senza percorso obbligato in direzione del largo camino che però non si affronta preferendo le roccette di destra che senza difficoltà particolari conducono alla sosta costituita da singolo cordone all’altezza dell’uscita del camino. 45m, IV+.

Martina al termine della seconda lunghezza, IV+.

Il terzo tiro riparte verso sinistra in direzione dello spigolo della parete che si raggiunge attraversando una semplice sezione caratterizzata da roccette rotte che si sviluppa oltre il camino. L’arrampicata qui è semplice e la roccia offre molti spunti per proteggesi. In men che non si dica si raggiunge lo spigolo della parete dove un cordoncino protegge il passaggio esposto che consente di cambiare versante. Ci si trova quindi al di sopra di una cengia pendente composta principalmente da detriti di varie dimensioni che rendono la progresione abbastanza instabile. Prestare attenzione lungo questo tratto visto che è orfano di protezioni e, data la qualità della roccia che costeggia la cengia, non è facile inserirne. Superata una nicchia gialla si raggiunge la base di un diedro dove è presente la sosta su cordone (integrabile con una grossa clessidra poco sotto a sinistra). 32m, III.

L’inizio del terzo tiro, III.

La quarta lunghezza riparte verso sinistra aggirando nuovamente lo spigolo della parete. Dalla sosta si ridiscende per un paio di metri fino al passo esposto che permette di cambiare versante. Obliquando ora verso sinistra si affronta una serie di facili roccette prima di giungere ad un vago diedrino. Come riferimento mantenere la sinistra rispetto alla verticale dell’evidente lama/pilastro staccata in alto a destra. Dopo qualche metro si giunge ad un secondo diedro più marcato scavato da bella fessura, sulla cui parete di sinistra si sviluppa una bella e compatta placchetta grigia. Si sale lungo il diedro per qualche metro abbandonandolo verso la fine dove si inizia a traversare verso sinistra sulla placca con movimenti in aderenza. Qui le prese sono giusto accennate e si procede spostando i piedi tra un appiglio e l’altro mantenendo con le mani l’equilibrio. Traversando si punta allo spigolo della parete dove si sosta, su scomoda cengia, su vecchio chiodo con anello e chiodino più recente poco più in alto. 24m, IV+.

Martina in arrivo alla quarta sosta, IV+.

Il quinto tiro risale la coppia di bei diedri intervallati da larga cengia. Oltrepassato lo spigolo a sinistra della sosta si entra nel primo diedro con passo iniziale non semplice. Una volta dentro lo si risale con arrampicata più facile e divertente sfruttando bene entrambe le pareti. L’accogliente fessura centrale permette invece di proteggere la progressione con semplicità. Usciti dal primo diedro ci si ritrova sulla cengia che spezza la verticalità dove si risalgono le facili roccette in direzione della base del secondo diedro. Questo è davvero bello ed entusiasmante con le placche laterali assolute protagoniste. Si sale analogamente al diedro precedente con mani e piedi che sfruttano le conformazioni naturali delle pareti laterali e la fessura centrale che serve come protezione primaria. Giunti ad un masso incastrato, laddove il diedro inizia a stringersi, si esce sulla parete di sinistra, che in questo punto forma uno stretto pilastro, fino a rimontare sulla cengia soprastante dove si sosta comodamente su cordoncino attorno a clessidra. 33m, IV+.

Martina al termine del secondo camino del quinto tiro, IV+.

La sesta lunghezza prosegue verticalmente sul pilastrino oltre la sosta con difficoltà moderatamente facili. Al termine di questo si affronta una sezione caratterizzata da roccette rotte che si sviluppa principalmente verso destra. Il percorso da seguire non è chiaro ma bisogna evitare di entrare nel marcato diedro si sinistra e raggiungere la base della placconata ben visibile in alto a destra. Una volta raggiunta la si segue fino alla sua estrema destra dove la si inizia a salire sfruttando, nei primi metri, anche il pilastrino di destra. L’arrampicata lungo la placca è agevolata da una flebile fessurina che la solca verticalmente ma i movimenti rimangono puramente di aderenza. Superate le difficoltà si raggiunge la terrazza dove si sosta su cordoncino rafforzabile con grosso friend nella fessura di destra. 42m, IV.

La bella placca termina della sesta lunghezza, IV.

Il settimo tiro si svolge lungo l’evidente cresta a destra della sosta che si segue fino al punto più alto dell’anticima della Torre dell’Antonio. Per raggiungere la crestina si oltrepassa il muretto appena a destra della sosta che, con facile arrampicata, consente di guadagnare la base di una breve placchetta che culmina proprio in cresta. Qui è possibile proteggersi a piacimento usufruendo dei molti spuntoni lungo la via. Seguendo la cresta in direzione della parete principale si raggiunge in breve lo spuntone sommitale dove si attrezza la sosta. Attenzione lungo questo ultimo tratto in quanto la roccia non è sempre solida. 25m, III.

L’evidente cresta del settimo tiro, III.

L’ottava lunghezza è estremamente breve ma consente di raggiungere la calata che conduce nella forcella tra le pareti. La camminata, in leggera discesa, verso la calata non è delle più entusiasmanti e si svolge prevalentemente lungo stretta cengia in cresta su roccia detritica rendendo il tratto particolarmente brutto e pericoloso. Raggiunta la sosta ci si cala una quindicina di metri fermandosi alla forcella. 10m, I + calata.

La calata nella forcella.

Il nono tiro attacca a sinistra della forcella subito oltre lo spigolo dove inizia un camino/diedro abbastanza evidente. Con bella arrampicata, lungo roccia solida, lo si segue fino a che risultano evidenti una coppia di guglie sulla destra. Le si raggiungono lasciando la prima sulla destra ed affrontando direttamente le seconda che offre passaggi sostenuti lungo placca delicata. Al termine di questa ci si sposta verso destra dove si trova un cordoncino all’interno di un canalino. Risalendo il canale fino quasi al termine questo si appoggia e si stringe. Prima della fine si piega ancora verso destra in favore di una fessurina che permette di superare il muretto verticale che conduce in cresta. Qui la roccia è da verificare, prestare quindi attenzione. Lungo tutta la lunghezza il percorso è poco chiaro ed è facile perdersi: come riferimento non scostarsi troppo a sinistra rispetto allo spigolo della parete. Si sosta sul primo spuntone disponibile. 40m, IV.

In uscita dal nono tiro con la torre della calata precedente sullo sfondo, IV.

L’ultima lunghezza riparte lungo la rampa di destra dirigendosi verso il culmine della torre attraverso camminata su fondo instabile e scosceso. Solo verso il termine si affrontano le facili roccette rotte di sinistra che si districano fino allo stretto culmine del pulpito finale dove si sosta attorno a grosso masso e ci si gode il panorama che spazia dalla Marmolada al Sassolungo fino alle Meisules. Tiro nel complesso poco interessante ma che permette di giungere in vetta alla Torre dell’Antonio. 30m, IV-.

Martina in vetta con il Sassolungo alle spalle, IV-.

Via ad alti e bassi. Alcuni tiri sono davvero belli e di soddisfazione, altri si svolgono lungo tratti caratterizzati da numerosi risalti dove l’arrampicata è spesso interrotta. La roccia comunque è quasi sempre buona, solo le creste presentano sezioni da verificare. Il percorso non è sempre chiaro ed è necessario un buon fiuto per ritrovare tutte le soste e non perdersi lungo la via.

I segreti del Baffelan

Per la festa della Repubblica ci dirigiamo verso Campogrosso intenti a salire una via sul Baffelan. Due anni fa avevamo già tentato di scalare questo monte ma una sonora lavata ci aveva costretti alla resa e alla calata. Visto che questa volta il meteo sembra reggere decidiamo di salire attraverso la via “I segreti del Baffelan”, quella forse con lo sviluppo maggiore tra quelle presenti.

Il primo tiro sale lungo uno stretto pilastrino compatto fino a raggiungere un breve terrazzino che porta alla placconata principale della lunghezza oltre la quale si sosta. Il pilastro iniziale è molto verticale e si approccia da destra a sinistra seguendo gli evidenti chiodi a parete. I movimenti sono principalmente di equilibrio, visto che la maggior parte delle prese sono stondate, e particolarmente soddisfacenti. Usciti dal pilastro si raggiunge la placca principale che si affronta diritta per diritta per il primo tratto fino ad una lama orizzontale che invita ad una breve traversata verso destra prima di tornare nuovamente a salire in verticale. Poco prima del traverso sono presenti i passi più difficili della sezione, quelli per giungere alla lama, che costringono a brevi movimenti in equilibrio ed allungo. Il traverso si svolge su buoni appoggi per i piedi ed ottima lama per le mani mentre gli ultimi metri superano facili roccette laddove la roccia si appoggia. 32m, V.

Simone lungo il primo tiro, V.

La seconda lunghezza segue il breve canale che si sviluppa oltre la sosta rimanendone sulla bastionata di destra dove la roccia è più sana. Questo impatta quasi subito contro i mughetti soprastanti costringendo ad un traverso verso sinistra per evitarli. Qui i piedi camminano lungo terrazzamenti erbosi mentre le mani seguono le prese nella roccia fino a che questa termina. Aiutandosi goffamente con i ciuffi d’erba pungente ai lati dei terrazzini li si risale obliquando leggermente verso sinistra puntando alle brevi sezioncine rocciose che permettono qualche passo che assomigli di più alla classica arrampicata. Senza ulteriori difficoltà si raggiunge la base della parete successiva dove si sosta agevolmente. 23m, III.

La parte rocciosa della seconda lunghezza, III.

Il terzo tiro si sposta a destra della sosta per raggiungere la base di un camino che si segue fino al termine. I primi metri, tuttavia, si svolgono lungo la placchetta che sale subito a sinistra di questo. Qui l’arrampicata è agevole e divertente grazie alle buone prese e clessidre che si susseguono lungo il tratto ed al fatto che la parete è leggermente appoggiata. Si entra nel canale circa a metà dove si restringe un po’ ed è quindi possibile iniziare a sfruttare le pareti laterali per la progressione. Al termine del camino si continua lungo il muretto grigio che conduce, in obliquo verso destra, ad un pilastro staccato che si segue in cresta fino al termine dove muta in comoda cengia. Qui è presente la sosta. 22m, V.

Martina lungo il bel muro del terzo tiro, V.

La quarta lunghezza ospita il primo dei due passi chiave dell’itinerario. Si parte spostandosi a destra rispetto alla sosta in direzione del primo dei due cordoni visibili. Raggiunto questo si inizia a salire verticalmente lungo la paretina chiusa da pronunciato tetto. Superati agevolmente una coppia di chiodi si raggiunge proprio il tetto che si vince aggirandolo verso destra con arrampicata comunque fisica in quanto per oltrepassare lo spigoletto di destra bisogna prima rimontare un breve muretto leggermente strapiombante su prese tutto sommato buone. Molto bello ed esposto è il passo successivo che rientra verso sinistra al di sopra del tetto e continua verticalmente lungo il muretto che conduce al terrazzino di sosta. 20m, V+.

Martina in uscita dal passo chiave della quarta lunghezza, V+.

Il quinto tiro continua in verticale oltre la sosta obliquando costantemente verso sinistra fino alla sosta successiva. L’arrampicata si svolge sempre lungo muretto appoggiato che forma un susseguirsi di risalti molto ben manigliati e facili da risalire. Nonostante le protezioni a parete non siano immediatamente visibili la linea da seguire risulta evidente in quanto la fascia rocciosa forma un corridoio stretto dalla vegetazione di sinistra e dal canale sassoso di destra. Le difficoltà limitate rendono questo tiro “rapido” ma allo stesso tempo godibile visto che la roccia è compatta. Solo qualche sasso mobile verso il termine richiede un po’ di attenzione. 30m, III+.

Le roccette finali della quinta lunghezza, III+.

La sesta lunghezza inizia sulla falsa riga della precedente, risalendo i risalti rocciosi lungo muretto ora più verticale. Anche la linea è più diritta e curva solamente al raggiungimento di una nicchia gialla costituita da roccia poco sana. Questa viene aggirata verso destra, anche qui su roccia da verificare, dove si raggiunge la base di una rampetta ascendente. Si segue quest’ultima verso sinistra oltrepassando una coppia di chiodi e raggiungendo il termine dove si abbandona in favore della parete di sinistra che, appoggiandosi ulteriormente, tende a formare ancora qualche breve risalto lungo terrazzini erbosi prima di giungere in sosta. 30m, IV+.

Simone lungo il muretto appoggiato della sesta lunghezza, IV+.

Il settimo tiro è estremamente breve ed anonimo. Inizia risalendo il muretto dove è posta la sosta per poi giungere ad una sezione caratterizzata da ulteriori terrazzamenti erbosi chiusi lateralmente dai mughi. Arrangiandosi con quello che c’è a disposizione si rimontano precariamente e si raggiunge la sosta su di un muretto poco prima della parete successiva. 16m, IV.

L’ottava lunghezza è bella e si svolge principalmente lungo diedro. Dalla sosta si risalgono le ultime facili roccette fino alla base della parete principale che si approccia salendo a sinistra rispetto alla grande orecchia staccata e ben visibile. Oltre l’orecchia inizia il diedro spezzato in due parti ed intervallato da breve muretto verticale. Il primo diedro ospita, sulla parete di sinistra, una bella placca compatta che può rappresentare una buona alternativa in aderenza ai classici movimenti da “diedro” visto che sia questa che il diedro accolgono un paio di chiodi. Comunque si scelga si giunge nell’intermezzo dove un altro chiodo precede di poco l’ingresso nella seconda parte del diedro questa volta più verticale e frastagliato. La prima sezione è semplice grazie ai molteplici appoggi ed alle buone prese mentre più complessa è l’uscita sulla cengia soprastante. L’ultimo tratto costringe infatti ad una serie di movimenti fisici, su buone prese per le mani e piedi in aderenza, lungo diedro appena strapiombante visto che la paretina di sinistra spancia leggermente. Usciti dalle difficoltà si affronta un ultimo breve muretto prima di spostarsi verso destra per seguire i terrazzini che conducono alla sosta. 35m, V+.

Simone sull’ottava lunghezza, V+.

Il nono tiro si svolge in traverso verso sinistra per aggirare la fascia vegetativa soprastante. La linea è evidente ed è dettata da numerosi cordoncini e chiodi, almeno per quanto rigurada il primo tratto. Si inizia abbandonando la nicchia di sosta oltrepassando prima un cordoncino bianco ed in seguito uno nero fino ad aggirare lo spigoletto e ritrovarsi alla base di una rampetta dove una coppia di chiodi invita a proseguire qualche metro in verticale. Raggiunto il secondo si torna in traverso sempre a sinistra e, superato qualche pilastrino, si giunge in vista della sosta su grosso pinnacolo. Per raggiungerla è necessario superare un canalino rimanendo belli alti dove la roccia è migliore. Questo secondo tratto del traverso è difficilmente proteggibile e in alcuni punti la roccia non è sana, prestare quindi particolare attenzione. 30m, V.

Martina in arrivo alla nona sosta, V.

La decima lunghezza prosegue verticalmente oltre il pinnacolo di sosta mantenendo la sua sinistra. La linea non è immediatamente visibile ma appena si sale qualche metro è possibile intravedere i primi chiodi con cordoncini. Dopo i primi metri su buona roccia compatta si entra in un terreno più scosceso. Qui l’arrampicata si svolge prevalentemente lungo terrazzini erbosi dove la roccia è presente solo parzialmente grazie alla fascia di destra dove sono inseriti i chiodi e le varie protezioni. La qualità è comunque scarsa e la solidità è da prendere con le pinze. Al termine dei terrazzini è presente la sosta sulla sinistra. 28m, IV+.

Gli ultimi risalti al termine della decima lunghezza, IV+.

L’undicesimo tiro riparte oltre la sosta aggirando verso sinistra l’ultima fascia rocciosa presente su terreno particolarmente scosceso. Oltre questa si prosegue ancora lungo terrazzini erbosi particolarmente ostici in quanto per la progressione bisogna arrampicarsi con quello che c’è: labili radici, ciuffi d’erba pungenti, unghie nel terriccio… Si continua con arrampicata maccheronica zigzagando seguendo la traccia che si sviluppa disegnando una saetta e toccando lungo i vertici le poche fasce rocciose dove sono inseriti i chiodi a protezione della salita. In vista della sosta si aggira l’ultima zolla verso sinistra per raggiungere il comodo terrazzo finale. 29m, IV.

Simone in partenza all’undicesimo tiro, IV.

La dodicesima lunghezza torna finalmente a svilupparsi lungo roccia solida e sana per tutta la sua lunghezza. Dalla sosta si rimonta il muretto obliquando verso sinistra in direzione del chiodo adiacente lo spigolo della parete. Si continua ora in verticale fino quasi a metà lunghezza dove piano piano si inizia a spostarsi verso destra in direzione di una coppia di nicchie. Gli ultimi metri rimontano una coppia di bei pilastrini molto godibili fino a che sono stretti dalla vegetazione. Qui un ultimo passo deciso verso destra, sovrastando le radici di un mughetto, conduce al terrazzo di sosta dove, nella nicchia di destra, è visibile la scatoletta contenente il libro di via. 30m, IV.

Gli ultimi metri prima della sosta, IV.

Il tredicesimo tiro prosegue fino a raggiungere la cresta del Baffelan con arrampicata divertente e su buona roccia. Inizia risalendo brevemente il caminetto a destra della nicchia uscendone sulla parete di destra aggirando lo spigoletto. Da qui, per evitare il canale detritico di destra, si inizia ad obliquare verso sinistra lungo muretto appoggiato vincendo, di tanto in tanto, qualche breve risalto. Giunti in prossimità della cresta la parete spiana completamente e si inizia ad incamminarsi verso destra in direzione del fittone di sosta. 30m, IV+.

Martina arriva sulla cresta del Baffelan al termine del tredicesimo tiro, IV+.

L’ultima lunghezza si limita a seguire la cresta fino a che si incontra il sentiero della normale del Baffelan. Dopo aver rimontato il muretto di sosta si prosegue salendo e scendendo i pulpiti che formano la cresta. L’arrampicata è semplice ed in breve si raggiunge il sentiero dove si sosta a piacimento attrezzando uno dei massi presenti. 50m, II.

Lo sviluppo dell’ultima lunghezza, II.

Via a due facce: bella la parte inferiore dove ci si muove principalmente su roccia solida e verticale, mentre la parte superiore serpeggia alla ricerca di una verticalità che non sempre è presente ed è spesso necessario farsi largo con denti ed unghie attraverso terrazzini erbosi. Nel complesso la salita appaga se non si è troppo esigenti.

Via Predoni e Balossi

Stanchi dalle fatiche del giorno precedente ci dirigiamo verso la quinta torre del Tricorno per affrontare una vietta corta e dai gradi contenuti. La “Predoni e Balossi” attacca in prossimità dello spigolo destro della torre ed in sole 4 lunghezze di corda ne raggiunge la sommità dove, nebbia permettendo, è possibile osservare uno scorcio sul Pasubio e sui torrioni circostanti prima di calarsi e tornare a terra.

Il primo tiro è senza ombra di dubbio il più bello e meritevole di tutta la salita e l’unico con roccia veramente compatta e solida. Inizia risalendo lo spigolo roccioso a destra del torrione dove, poco in alto, è possibile scorgere un cordone nero particolarmente consumato dall’umidità della parete esposta a Nord, la quale garantisce comunque refrigerio anche durante le calde giornate estive. Dopo alcuni metri lungo lo spigoletto si raggiunge un secondo cordone più minuto e nascosto che si lascia sulla destra in favore della bella placchetta appoggiata che, obliquando leggermente a sinistra, conduce alla base di una parete decisamente più verticale dove è presente una possibile sosta su cordone nero attorno a clessidra. Questa si può tranquillamente evitare visto che il tiro è comunque breve e lineare. Dal cordone ci si sposta leggermente verso destra fino a raggiungere la verticale di una bella e larga fessura dove si torna a salire diritti per diritti. Prima di raggiungerla è possibile sfruttare un cornetto roccioso per proteggersi rapidamente con un cordone attorno prima di affrontare la sezione chiave del tiro e della via. Rimontati con i piedi sul pinnacolo si sfrutta il lato sinistro della fessura per alzarsi con i piedi sulla fessurina che taglia orizzontalmente la parete di sinistra e raggiungere così le belle lame poco più in alto. Ci si sposta ora lungo il pilastrino a destra della fessura che offre ottime prese ed appoggi. Seguendolo sino al culmine si trova infine la sosta su 2 fix uniti da cordone. Bella lunghezza, completamente sprotetta nel passo chiave e nella parte superiore dove è comunque sempre possibile inserire qualche friend a supporto della progressione. 28m, V+.

Martina lungo le belle placche del primo tiro, V+.

La seconda lunghezza riparte aggirando verso destra il pilastro di sosta entrando in un largo camino di cui si sfrutta prevalentemente la parete di destra che appare più solida e compatta. Mano a mano che si sale il camino si stringe leggermente fino a chiudersi verso il termine dove un cordone attorno ad un sasso incastrato costituisce l’unica protezione fissa della lunghezza. Si esce alla sua destra ritrovandosi così su terrazza pendente e terrosa che si segue in direzione di un pilastrino roccioso entrando in un canale che prosegue aggirando la parete principale (dove sono presenti evidenti soste appartenenti ad altre linee) lasciandola sulla sinistra. Risalendo il canale si incontra un cordoncino nero poco prima del fix di sosta rafforzato con cordone attorno a grosso pinnacolo. 28m, IV.

Simone al termine del camino della seconda lunghezza, IV.

Il terzo tiro prosegue a destra della sosta lungo rampetta appoggiata. Il passo più duro consiste nel superare il muretto iniziale per accedervi visto che spancia leggermente verso l’esterno. Superato questo si segue la breve rampa solcata da fessura sulla sinistra dove è anche presente un cordone per proteggersi. L’arrampicata è semplice ed in pochi movimenti si raggiunge il termine della fascia rocciosa dove la linea aggira lo spigolo della parete cambiando versante e proseguendo lungo i terrazzamenti erbosi senza particolari emozioni. Raggiunta la selletta che separa la quinta dalla sesta torre si torna su roccia per rimontare il breve zoccolo di sinistra al cui culmine è presente una comoda sosta. 19m, IV+.

La rampa iniziale del terzo tiro, IV+.

L’ultima lunghezza è piuttosto corta ma permette di raggiungere la cima del torrione. Dalla sosta si traversa verso sinistra aggirando nuovamente la parete per poi proseguire verticali fino al termine del tiro. Il primo traverso è delicato su roccia non ottima soprattutto per quanto riguarda gli appoggi per i piedi. Le mani si spostano invece a parete garantendo l’equilibrio. Aggirato lo spigolo sono visibili 2 cordoni che tracciano una linea verticale da seguire con bella arrampicata su roccia solida e prese marcate. Si raggiunge quindi senza difficoltà rilevanti la cima dove si sosta su catena attrezzata per la calata successiva. 18m, IV+.

Martina quasi in vetta, IV+.

Via corta di cui solamente la prima lunghezza fa veramente parlare di sè. Oltre questa la linea si svolge lungo roccia non sempre ottimale. Nel complesso buona se concatenata con qualcosa nelle vicinanze a completamento della giornata.

Via degli Ometti

Fine maggio, prima uscita di stagione in ambiente. Decidiamo di dirigerci verso il Pian delle Fugazze per incamminarci alle pendici del Monte Cornetto. Come prima linea su questa parete, a noi ancora sconosciuta, saliamo la “via degli Ometti” che si snoda principalmente lungo camini naturali. Ad avvalorare maggiormente la salita scegliamo di affrontare anche le due varianti: “Placca Aperta” e “Pilastro Meraviglioso” che aumentano leggermente le difficoltà effettive.

Il primo tiro inizia con un breve traverso verso sinistra che punta alla base del primo largo camino. Ci si entra rimontando un grosso masso e si prosegue al suo interno camminando su terreno detritico ed a tratti scivoloso. Passando al di sotto di un grosso sasso incastrato si raggiunge la seconda parte del camino, particolarmente umida al nostro passaggio nonostante non piovesse da giorni. Le difficoltà maggiori sono date proprio dal manto terroso che, bagnandosi, diventa melmoso e rende l’avanzamento difficoltoso. Nemmeno le pareti laterali del camino aiutano più di tanto visto che tutte le prese presenti sono svase e con l’umidità non c’è proprio grip. Raggiunto faticosamente il termine del camino non resta che rimontare sul terrazzino di sosta dopo un paio di metri in arrampicata finalmente verticale. Vista l’umidità incontrata sconsigliamo di approcciare questa via dopo forti piogge, lasciare almeno un paio di giorni perchè asciughi. 30m, III.

Simone prima di entrare nel camino del primo tiro, III.

La seconda lunghezza è piuttosto breve ma ospita qualche passaggio interessante. Si inizia a risalire il camino verticale oltre la sosta sfruttando entrambe le pareti con mani e piedi. Verso in termine del camino ci si sposta leggermente a destra per risalire gli ultimi metri fino al masso che lo chiude definitivamente. Da qui inizia un traversino verso destra protetto da 2 cordoni (quello più esterno può essere usato per azzerare) che, con passaggi fisici, porta ad un breve terrazzino prima che la parete torni a salire verticale. Ignorando il chiodo e le due maglie rapide, sulla placchetta principale, si punta al foro di sinistra dove è necessario infilarcisi dentro. Quest’operazione è tutt’altro che semplice visto che il diametro è piuttosto stretto e persone robuste rischiano seriamente di non passarci o rimanerci incastrati. La larghezza, dopo misure postume ed approssimative, potrebbe aggirarsi attorno ai 55cm scarsi. Usciti dal foro si sosta comodamente sopra larga cengia su cordone attorno a clessidra. 15m, V.

All’interno del camino del secondo tiro, V.

La linea originale segue ora il canale di sinistra, non molto interessante e particolarmente detritico, che nel giro di 3 brevi lunghezze conduce all’attacco del camino successivo. E’ possibile evitare questi tratti salendo la prima variante “Placca Aperta” che attacca direttamente sulla parete opposta alla sosta (soluzione che abbiamo seguito e consigliamo). Vista la lunghezza del tiro, che si ricollega all’originale direttamente alla base del camino, è consigliabile raggiungere la sosta ben evidente, tramite breve traverso verso destra, prima di iniziare a salire la placca.

Il terzo tiro risale quindi il muretto nero con roccia non ottima ma tutto sommato solida che migliora mano a mano che si sale. I primi metri ospitano le difficoltà maggiori ma superate quelle si prosegue con arrampicata più semplice fino al termine. Lungo la lunghezza numerosi sono i chiodi a parete che contribuiscono a rendere sicuro tutto il tratto. Proprio l’abbondanza di protezioni porta però ad un attrito eccessivo verso il termine del tiro, risolvibile allungandone più di qualcuna. Dopo i primi metri verticali si sterza leggermente verso destra per evitare i mughetti soprastanti raggiungendo così la lunga rampa finale che si dirige verso un evidente camino. L’arrampicata lungo gli ultimi metri è piuttosto tranquilla, senza passaggi degni di nota, visto che la parete tende ad appoggiarsi e a formare molti terrazzini. Poco prima del camino, sulla destra, si sosta su mugo. 50m, V+.

La bella placca del terzo tiro, V+.

Ci ricongiungiamo all’originale proseguendo lungo la quarta lunghezza che sale l’evidente camino fermandosi a metà. I primi metri continuano lungo gli ultimi terrazzini prima del camino senza difficoltà rilevanti. L’entrata nel camino, invece, presenta maggiori grattacapi con passo iniziale fisico su roccia da verificare. Una volta dentro si prosegue attraverso arrampicata più semplice sfruttando i numerosi appoggi che offrono entrambe le pareti laterali. Usciti dal primo tratto si entra in un secondo camino dove si predilige però la parete di destra che, con passaggi non proprio banali, permette di guadagnare lo spiazzo dove è attrezzata la sosta. 30m, IV+.

Martina nell’uscita dal camino della quarta lunghezza, IV+.

Il quinto tiro prosegue lungo il camino lasciato in precedenza che si raggiunge dopo aver traversato nuovamente verso sinistra a monte di una breve paretina. Si inizia risalendo in verticale poco a sinistra della sosta fino al raggiungimento di un primo cordoncino. Da qui inizia il traverso che riporta all’interno del camino senza grosse difficoltà. Raggiunto questo lo si inizia a risalire con arrampicata analoga a quella del tiro precedente sfruttando gli appoggi laterali fino a giungere in corrispodenza di un grosso masso con cordone penzolante. Da qui si esce sulla parete di destra abbandonando così il camino che continuerebbe ancora per una decina di metri. Si obliqua invece decisamente verso destra fino a raggiungere la crestina semplice che in breve conduce alla comoda sosta. 35m, IV+.

Lo sviluppo del quinto tiro, IV+.

La sesta lunghezza prosegue in cresta fino a che questa termina. Inizia quindi una sezione di trasferimento che costringe ad oltrepassare un buco profondo “saltando” da un masso all’altro ed aggirare quindi lo spigolo della parete dove è presente una sosta intermedia evitabile. Costeggiando la parete si risale faticosamente il canale fino a che è possibile attraversarlo verso destra in direzione di un grosso masso al suo centro con cordone bianco. Da qui, proseguendo ancora in direzione della parete, e superando alcune facili roccette, si raggiunge in breve la sosta alla sinistra di un ulteriore camino. 45m, III.

Canale della sesta lunghezza, III.

Dalla sosta è ora possibile proseguire per altri 2 tiri lungo il camino di destra oppure, se si vuole spezzare la monotonia di camini, avventurarsi lungo la seconda variante denominata “Pilastro Meraviglioso”. Noi decidiamo di continuare lungo la variante che offre bella arrampicata lungo muri verticali. Aggiriamo quindi lo spigolo della parete a sinistra della sosta per ritrovarsi all’inizio di una sezione caratterizzata da gradoni che si risalgono facilmente per alcuni metri fino a che si raggiunge una sosta, consigliata visto lo sviluppo delle lunghezze successive e per vedere il compagno lungo la progressione. 15m, IV+.

In arrivo alla settima sosta, IV+.

L’ottava lunghezza prosegue poco a sinistra dello spigolo della parete lungo muro verticale. Due chiodi abbastanza ravviciniati, uno sulla sinistra ed uno subito di seguito poco più a destra, sanciscono l’inizio del passo chiave dove la parete strapiomba leggermente per alcuni metri. Un paio di movimenti fisici ma su buone prese consentono di spostarsi verso destra e rimontare lo strapiombetto dove la parete torna ad appoggiarsi e l’arrampicata si fa via via più semplice mano a mano che si prosegue. Si punta verso lo spigolo di destra, senza però mai raggiungerlo, fino ad oltrepassare l’ultimo chiodo prima di giungere alla sosta aerea attrezzata su 2 chiodi e clessidra. Nonostante il tiro sia breve consigliamo comunque di fare sosta anche qui visto che il tiro successivo ha uno sviluppo importante e non è completamente lineare. 20m, VI-.

Martina dopo aver superato il passo chiave della via, VI-.

Il nono tiro abbandona la sosta obliquando verso sinistra in direzione di un evidente cordone nero. Qui la roccia non è delle migliori ed è necessario prestare particolare attenzione visto che il tratto non è proteggibile. Raggiunto il cordone si aggira lo spigoletto e si rimonta faticosamente il muro proseguendo in seguito lungo la lunga placconata appoggiata che conduce direttamente in cima al torrione. Le numerose prese in questo tratto rendono l’arrampicata semplice anche se la carenza di protezioni costringe comunque a mantenere alta la concentrazione. Giunti in corrispondenza di un piccolo mughetto si rimontano facilmente i blocchi di destra sopra i quali è presente un mugo più robusto dove un paio di cordini invitano alla sosta. 40m, V+.

Dalla cima della torre è possibile intravedere la cima del Cornetto e la sua croce sommitale. Per raggiungerlo è necessario però discendere prima per qualche metro e portarsi alla base della parete finale. La decima lunghezza inizia quindi rimontando le ultime roccette oltre la sosta per poi approcciare una leggera discesa verso sinistra che giunge alla selletta tra le pareti. Un solido mugo protegge il primo tratto mentre un grosso masso sancisce la fine della discesa. Spostandosi ora verso destra si rimonta un breve muretto che culmina su cengia oltre la quale è presente la sosta nonchè il libro di via. 25m, II.

Simone si appresta a discendere dal torrione, II.

L’ultimo tiro risale il canalino a sinistra della sosta attraverso arrampicata semplice. Entrambe le pareti sono infatti costellate di belle prese e buoni appoggi che permettono di uscire rapidamente sulla sua sommità. Da qui si prosegue lungo roccette appoggiate all’interno di un simil-canale che conduce ad una sosta. E’ possibile concludere qui la via oppure poseguire ancora qualche metro fino a giungere in cresta che, seguita verso sinistra, supera gli ultimi risalti ed arriva direttamente alla croce del Cornetto. Consigliamo di allungare sino a qui visto che comunque si deve raggiungere la croce per imboccare poi il sentiero di discesa ed almeno si affronta la cresta protetti. 55m, III.

Lungo l’ultimo camino, III.

Via senza infamia e senza lode che corre spesso lungo sezioni di roccia da verificare. La prima variante è quasi obbligata per evitare ravanate lungo anonimi canaloni e la seconda è una buona alternativa alla monotonia di camini che si susseguono lungo tutto l’itinerario. Assicurarsi che i giorni precedenti non abbia piovuto per evitare di trovare i primi due tiri completamente fradici e portare zaini poco ingombranti per garantirsi il passaggio attraverso la stretta cavità del secondo tiro. Nel complesso un itinerario alpinistico per chi ha già fatto tutto nei dintorni.

Via dei Bolognesi

La grande parete Ovest dei Lastoi di Formin è facilmente identificabile da Passo Giau guardano a destra di Cortina. Sulle sue fasce rocciose salgono belle vie su roccia solida con una lunghezza che si aggira attorno ai 300 metri. Una di queste è la “Via dei Bolognesi” che sale nel mezzo della parete.

Il primo tiro inizia risalendo la placchetta compatta che sale leggermente a destra oltre il chiodo che identifica l’inizio della via. La si supera usufruendo anche della minuta lametta che corre alla sua destra fino ad entrare in un largo canale da cui si esce sulla sinistra appena i massi incastrati al suo interno rendono la salita meno agevole. Si prosegue quindi per qualche metro sulla paretina laterale fino a rientrare decisi nel canale in corrispondenza di un sottopassaggio, che va superato fino a collidere con il fondo dello stesso. Con passo ad incastro, su roccia sporca per via delle inevitabili colate, si torna a salire verticale sopra il sasso incastrato che forma la grottina. Qui si sosta su spit con maglia rapida. Lungo il tiro non abbiamo trovato protezioni a parete. 50m, IV.

Varie angolazioni della prima lunghezza, IV.

La seconda lunghezza prosegue pochi metri nel canale oltre la sosta fino a superare un grosso masso apparentemente instabile ma ben incastrato nella realtà. Oltre il masso la linea entra nel profondo canale dove è presente un passo a dir poco particolare per vincere il muretto opposto. Dall’estrema destra del canale si risale giusto un metro fino ad incastrarsi con lo zaino contro la parete sul retro. Da qui si inizia a traversare per circa 5 metri verso sinistra sfruttando sempre l’incastro di zaino, o schiena, e i piedi sulla parete opposta su placchetta appena appoggiata. Si esce dal traverso con passo atletico e si continua sul muretto di sinistra fino ad incontrare i due chiodi di sosta. Il traverso non è banale, probabilmente è più del IV proposto. Attenzione a non portare zaini troppo ingombranti, c’è il serio rischio di non passarci. 22m, IV.

Simone prima di entrare nel canale della seconda lunghezza, IV.

Il terzo tiro inizia risalendo la placchetta verticale sulla quale corre una fessurina nel mezzo dove è presente un chiodo con cordone. La roccia è ottima e l’arrampicata, in questo tratto, particolarmente elegante e di soddisfazione. Si prosegue nel facile camino che si restringe mano a mano che si sale fino ad un chiodo nel punto più stretto. La via originale ignora questa strettoia aggirando verso sinistra poco prima ma noi, ingolositi dal chiodo a parete, siamo andati ad incastrarci nel camino (soluzione altamente sconsigliata in caso di ingombri importanti). Beh, auguri a disincastrarvi! Oltre la strettoia ci ricongiungiamo con l’originale all’altezza di un cordone bianco e proseguiamo sulla partete di sinistra del diedro soprastante fino alla cengia con i due chiodi di sosta. L’attrito delle corde nell’ultimo tratto non è da sottovalutare. 50m, IV.

Simone sulla bella placca del terzo tiro, IV.

La quarta lunghezza prosegue sulle rocce rotte di sinistra (qualcuna instabile, prestare attenzione) fino ad incontrare una bella placchetta compatta che sale verticale su piccole ma solide tacche. Si esce sulla grande cengia che taglia a metà la parete e si prosegue leggermente verso sinistra in direzione di una guglia staccata che si supera sulla destra iniziando così un breve traverso obliquo che, in circa 10 metri, conduce ad uno spuntone sul quale è possibile sostare. Come riferimento, subito sopra lo spuntone, è presente un cordone nero su clessidra. Importante non sbagliare via a questo punto perchè da qui in poi tutte le varianti si assomigliano. 35m, IV-.

Martina in arriva a S4, IV-.

Il quinto tiro aggira lo spigoletto a destra della sosta ed entra nel facile canalino che si segue fino al suo termine in corrispondenza di una stretta cengia da cui parte, sulla sinistra, uno stretto camino dove si trova quello che dovrebbe essere il passaggio chiave della via, con chiodo alla base ad identificarlo. Nella realtà salire il camino non è affatto complesso grazie anche alle numerose prese presenti ai lati di esso che consentono di rimontare il muretto iniziale con discreta facilità. A nostro avviso i quarti della parte inferiore della via sono nettamente più difficili. In ogni caso si prosegue fino alla cengia soprastante dove parte un’evidente rampetta che sale facile verso destra fino ad incrociare due grandi clessidre (senza cordone) su cui poter attrezzare la sosta, proprio sotto ad un’altra cengietta. 38m, IV+?

Simone in partenza della quinta lunghezza, IV+.

La sesta lunghezza conclude la rampetta risalendo sopra la cengia. Qui si prende la fessura di destra che sale senza grandi difficoltà dapprima ad una cengia scendente verso destra ed in seguito ad un’ulteriore cengia, questa volta, piana. Inizia ora un breve diedro che prosegue verso sinistra, alla base del quale è presente un vecchio chiodo. Si segue il diedro aiutandosi con il salame di sinistra che, tramite una sequenza di passaggi ben appigliati, conduce ad un terrazzino alla destra del quale è possibile intravedere i 2 vecchi chiodi per la sosta qualche metro più a destra. 35m, IV-.

La rampetta del sesto tiro, IV-.

Il settimo tiro prosegue lungo il breve canale che sale diritto per diritto oltre la sosta e che giunge ad una prima cengia. Qui bisogna prestare massima attenzione ai blocchi che si prendono in quanto molti sono instabili. Giunti alla cengia inizia una bella placca che obliqua verso sinistra con difficoltà sostenute: l’arrampicata risulta comunque piacevole grazie ai molteplici punti dove inserire le protezioni rapide. Superata la placca ci si trova su una larga cengia che sale marcata verso destra e che si ignora proseguendo invece a sinistra in direzione dell’entrata di un canalino alla cui base sono presenti terrazzamenti erbosi. Qui sono ben visibili 4/5 clessidre che si possono attrezzare con cordoni per sostare. 30m, IV.

Simone all’uscita del canale del settimo tiro, IV.

L’ultima lunghezza sale diritta oltre la sosta, obliquando leggermente verso destra fino a raggiungere lo strapiombo giallo soprastante. Si aggira quest’ultimo verso destra fino a raggiungere il diedro finale. La lunga lama verticale che fende la parete di sinistra è davvero uno spettacolo: fina per cui tutte le dita la possano avvolgere ma abbastanza spessa da reggere anche le protezioni che mano a mano vengono inserite. L’arrampicata in questo ultimo tratto è in dülfer ma scorre piacevole fino al pianolo sommitale. Qui si sosta sugli spuntoni più solidi a disposizione. 20m, IV-.

Martina alle prese con la fessura dell’ultima lunghezza, IV-.

Questa salita sulla Grande parete Costeana ci è proprio piaciuta. La roccia è solida lungo quasi tutto l’itinerario e le difficoltà, contenute ma mai da sottovalutare, rendono l’arrampicata divertente, grazie anche alla diversità di passaggi e alla particolarità di alcuni di loro. Molto consigliata.

Via Adami/Bernardi

La “Parëi dl Ciastel” è una bassa fascia rocciosa poco oltre l’abitato di Selva Gardena, adatta a giornate incerte o per quando si ha poco tempo a disposizione. Una delle linee più facili è la via “Adami/Bernardi” che sale più o meno in centro alla parete in corrispondenza dell’evidente tetto, che viene aggirato sulla destra. I primi 3 tiri fanno parte della via “Rosa” e sono attrezzati a spit mentre gli ultimi 3 hanno uno stampo più alpinistico con cordoni e vecchi chiodi.

Il primo tiro risale una sequenza di facili roccette disturbate non poco dall’erba presente. Si giunge presto al di sotto di una paretina gialla che si aggira verso destra su roccia grigia e più solida. Ora l’arrampicata si fa più verticale e anche la roccia migliora in corrispondenza di un muretto nero che sale leggermente verso sinistra. Con passi ponderati e mai banali si giunge alla base di un diedro dove inizia un traverso verso destra che conduce alla sosta. Il primo passo del traverso, per rimontare la piccola cengia, è un po’ ricercato ma poi prosegue più facile. 33m, V.

Simone sul primo tiro, V.

La seconda lunghezza prosegue a sinistra della sosta su parete nera verticale, almeno per il primo tratto. Anche qui la presenza di erbetta disturba la salita ma la roccia, seppur rotta, risulta solida. Dopo un difficile passo ben protetto si giunge ad una breve e facile rampetta che obliqua verso destra fino a collidere con il piccolo strapiombo soprastante che si supera nel punto di minore esposizione con passo atletico. Oltrepassato quest’ultimo si torna a sinistra, senza ulteriori difficoltà, fino alla sosta su anello e spit con maglia rapida. 19m, V.

Martina al termine della seconda lunghezza, V.

Il terzo tiro discende per pochi metri verso destra per poi tornare a salire su facili roccette con arrampicata per lo più monotona e poco interessante. Solo un breve tratto, nella prima parte della lunghezza, richiede un po’ di attenzione ma per il resto le difficoltà sono molto contenute. Dopo poco tempo si arriva, obliquando costantemente verso destra, alla sosta attrezzata con catena ed anello. 25m, V.

L’inizio del terzo tiro, V.

Inizia ora la parte alpinistica della salita: un bel traverso verso destra permette di aggirare elegantemente il grande strapiombo soprastante. La linea è abbastanza chiara ed evidente, dettata dai cordoni bianchi che si susseguono uno dopo l’altro. Per raggiungere il primo è necessario alzarsi leggermente verso destra fino alla base dello strapiombo. Da qui si prosegue in leggera discesa, sempre verso destra, superando dapprima un chiodo ed in seguito un altro cordone per finire con un ultimo chiodo. Aggirata la parete è presente la sosta su anello cementato. Nel complesso il traverso, particolarmente esposto, è molto bello seppur breve. Gli appigli sono ottimi sia per mani che per piedi. 15m, IV.

A metà del breve traverso, IV.

Il quinto tiro supera lo spigolo a destra della sosta con arrampicata atletica ma su buone prese. Prosegue rimanendo al di sotto del tettino e traversando la sua base fino a che muta in un muretto compatto che si sale senza troppe difficoltà fino alla base di uno stretto camino dove è presente un cordone bianco attorno ad un masso incastrato. Qui si può decidere se affrontare il camino direttamente oppure salire sulla paretina di destra con difficoltà analoghe. Si esce su prato e si oltrepassa, sulla sinistra, un gruppo di arbusti oltre il quale è presente un cordone bianco dove si sosta. 23m, IV+.

Simone all’inizio del quinto tiro, IV+.

L’ultima lunghezza non è altro che una rampetta erbosa che conduce al sentiero di discesa. Lungo la via è presente solamente un cordone. In generale si cerca di stare il più attaccati possibile alla roccia, almeno con le mani, e di sfruttare i terrazzini sassosi con i piedi. L’ultimo tratto abusa anche di un povero ginepro per raggiungere la sosta tanto è pendente e scivoloso il prato. 15m, I.

L’infido praticello dell’ultima lunghezza, I.

I primi 3 tiri della via si svolgono senza grandi emozioni su roccia buona ma troppo spesso disturbata dalla vegetazione. Gli ultimi 2, di roccia, sono invece meritevoli: bello ed estetico il traverso esposto del quarto tiro ed anche l’uscita sulla cengia erbosa finale merita. L’ultimo tiro è pressochè incolore. In ogni caso la via risulta essere una valida alternativa in previsione di salite più impegnative.

Concatenamento Parete S/O

Con l’idea di salire la “via del Pesce” sullo Spallone Irene siamo finiti per scalare una triade di linee, che corrono una parallela all’altra, attraverso un concatenamento divertente e su roccia ottima.

Il primo tiro è quello della “via del Pesce” che sale facili pilastrini di roccia grigia assai compatta. Solo qualche masso più piccolo risulta instabile ma non inficia assolutamente la qualità della salita. Si parte quindi alla sinistra si un canale giallastro fino a giungere sulla cengia soprastante, evidente dalla base della parete, dove ci attende un vecchio chiodo con cordone viola come sosta. Lungo il tiro non sono presenti protezioni ma è facile inserirne di rapide. 20m, III.

Simone all’inizio della “via del Pesce”, III.

Proseguiamo lungo la “via del Pesce” che traversa lungo la larga rampa obliqua verso destra. Lungo il tragitto si passa attraverso due canalini: il primo subito sopra la sosta si può evitare passando sulla bella placca di destra, il secondo, poco oltre il primo, lo si raggiunge dopo aver attraversato la rampetta. Questo ospita i passaggi più belli del tiro su roccia gialla lavorata a fessure magnifiche che consentono di superare le difficoltà lavorando anche in opposizione tra le due pareti. Si procede attraversando la larga cengia fino ad un cordone attorno ad un masso (più chiodo) che identifica la sosta corretta della “via del Pesce”. Fin qua abbiamo traversato per circa 25 metri dalla sosta precedente e visto che la guida a disposizione dichiarava che la lunghezza del secondo tiro sarebbe stata di 50 metri siamo stati tratti in inganno e abbiamo proseguito per un’altra decina di metri finchè la cengia non è finita in corrispondenza di un largo camino soto il quale è presente una sosta a cordoni verdi e gialli. 35m, III.

Martina lungo il traverso del secondo tiro, III.

Saliamo ora il caminetto, subito alla destra del camino grande, che scopriamo in seguito fare parte della “via Didattica”. Con passo non banale si raggiunge la base di quest’ultimo dove è possibile identificare un cordone penzolante nel mezzo. Mano a mano che si sale il camino si fa più stretto ed ostico fino quasi ad incastrarsi in corrispondenza del cordone. Sopra di questo è presente un chiodo ed anche il passo chiave del tiro: le due fessure che corrono verticali sulla parete centrale del camino sono leggermente svase ed i piedi rimangono in aderenza senza mai poggiarsi su prese marcate. Superate le difficoltà ci si sposta verso la comoda cengia di sinistra dove è presente la sosta su spuntoni collegati con cordone. 20m, IV+.

Lungo la “via Didattica”, IV+.

Dalla sosta proseguiamo ancora lungo il canale, questa volta rimanendo sulla parete di sinistra dove ci accolgono una serie di fessure comode ma leggermente strapiombanti. Posizionare friends qui è particolarmente semplice e sicuro e, dopo qualche passo di continuità, si raggiungono 2 cordoni all’interno di una nicchia. Superati anche questi si prosegue lungo il camino, rimanendo sulla parete di sinistra, su facili roccette e terrazzini, fino ad arrivare ad una cengia con cordone arancio dove sostiamo. 18m, IV+.

Simone subito oltre le difficoltà, IV+.

Seguiamo la linea di clessidre che sale sulle belle placche grige soprastanti superando un cordone nero sulla sinistra ed un altro, sempre nero, un po’ più a destra posto sopra due vecchi chiodi adiacenti. Continuiamo leggermente verso destra fino ad un cordone verde e nero sopra una cengia con mughetti secchi, 10 metri a sinistra del grande canale. Proseguendo in verticale per altri 15 metri si raggiungerebbe la sosta originale di L4 della “via Didattica”. 33m, III.

Martina si gode il panorama.

Volendo evitare i tratti di V della “via Didattica” decidiamo di cambiare rotta e proseguire su rocce più facili. Dalla sosta saliamo in verticale per circa 10 metri fino a raggiungere la cengia rocciosa sopra il tettino che si trovava alla destra della sosta precedente. La attraversiamo tutta fino al culmine del grande ed evidente diedro e proseguiamo, sempre in traverso, arrampicando sulle rocce a filo di cengia. Quasi al termine di quest’ultima torniamo verticali lungo belle e solide placconate fino a raggiungere uno stupendo salame che superiamo con ammirazione. Oltre questo deviamo verso sinistra puntando le guglie evidenti sulle quali attrezziamo una sosta. 50m, III.

Simone oltre il traverso alla ricerca della linea da seguire, III.

Per giungere in vetta traversiamo la cengia erbosa verso destra fino alla base di un diedro che superiamo senza difficoltà. Ci troviamo in corrispondenza della parete dell’ultimo tiro della “via delle Morose” che sale senza percorso obbligatorio in questo tratto. Anche noi quindi, artisti di giornata, disegnamo la nostra linea quasi in corrispondenza dello spigolo di destra, su bella roccia, con passaggio finale ingaggiante. Sostiamo sugli spuntoni in cima allo spigolo e ci godiamo il paesaggio. 45m, III+.

Martina sulle placchette finali della “via delle Morose”, III+.

Nonostante abbiamo perso la linea prestabilita ancora in partenza non ci siamo abbattuti e quello che ne è uscito è un bel concatenamento di vie sulla parete S/O dello Spallone Irene. Lungo l’itinerario la roccia è sempre ottima e le difficoltà sempre contenute. Una variante senza troppe pretese.

Via della Rampa

A Trento, come in tutta Italia, si muore dal caldo e l’unico refrigerio lo si può trovare in quota. Questa volta ci dirigiamo sul Passo Gardena cercando di evitare l’ondata di turisti del weekend di ferragosto. Visto che la giornata sarà splendida non risparmiamo di certo sulla lunghezza della via e la scelta ricade sulla “Via della Rampa” alla parete sud-ovest della cima occidentale del Sas Ciampac.

Il primo tiro della via risale verticalmente una bella placca che corre subito sopra alla nicchia gialla di inizio salita. La solida e compatta placchetta iniziale lascia subito spazio, purtroppo, a rocce più frastagliate e tratti erbosi. Alla ricerca del tracciato migliore si prosegue in direzione di un facile ed evidente canalino, sulla destra, al termine del quale si trova una clessidra con cordone. Da qui un breve e facile traverso verso sinistra conduce alla sosta su cordone. 34m, IV-.

Martina sul breve traverso finale del primo tiro, IV-.

La seconda lunghezza risale il diedro compatto oltre la sosta con bei movimenti su buona roccia. Anche qua l’illusione di una certa continuità dura poco e si torna subito a ravanare tra terrazzini e massi instabili. Oltre il diedro si piega leggermente a destra entrando in un paio di canali che si susseguono fino ad un trittico di spuntoni. I primi 2 staccati e precari, il terzo ospita un cordone ed una maglia rapida per la sosta. Per rendere il tiro più brioso noi siamo passati a sinistra dei canali su placchette più verticali e facilmente proteggibili. 32m, IV.

Simone all’inizio della seconda lunghezza, IV.

Il terzo tiro prosegue a destra della sosta, oltre la nicchia ed in corrispondenza di una crestina caratterizzata da una serie di spuntoni appena accennati. Si raggiunge un’ulteriore nicchia che si oltrepassa verso destra e si continua in verticale fino ad una coppia di nicchie alla sinistra delle quali è presente un cordone per la sosta. Nel salire prestare attenzione a non spostarsi troppo a destra in quanto sono presenti altre 2 nicchie come quelle dove è attrezzata la sosta che possono trarre in inganno. Insomma, nicchie ovunque. 45m, III.

Martina al termine del terzo tiro, III.

La linea della quarta lunghezza è di facile individuazione: segue gli strapiombi soprastanti rimanendo sulla placchetta e seguendola verso destra fino a trovare una clessidra con cordone nero. Da qui in verticale fino a che la placca non termina ed incrocia un canale che sale dalla destra. Superato il canale nel punto più alto, che è anche quello più stretto, si termina la placchetta obliqua che ci si trova di fronte rimanendo il più a destra possibile per usufruire della roccia migliore. Oltrepassato lo spigolo della parete si trova il cordone di sosta. 50m, III+.

Giochi di luci ed ombre a metà della quarta lunghezza, III+.

Per roccette facili il quinto tiro prosegue alla destra della lama fino a mutarsi in terrazzino ghiaioso che porta al diedro posto sulla parete opposta. Ignorare il diedro di sinistra e proseguire su quello centrale, su roccia discutibile, fino ad incontrare un masso incastrato. Data la qualità della roccia è consigliabile proteggersi il più possibile prima di affrontare il passaggio oltre il masso (che probabilmente è più del IV dichiarato). Con passo non semplice in spalmo si raggiungono i terrazzini soprastanti che si seguono verso destra, obliquando, fino a raggiungere una cengia più ampia dove sono presenti due chiodi arancioni su cui poter attrezzare la sosta. 50m, IV.

Le facili roccette all’inizio del quinto tiro, IV.

La sesta lunghezza rimonta la piccola pancia nel suo punto più debole: completamente a destra. Da qui si prosegue in verticale, senza percorso obbligato, passando per una serie di canali fino a raggiungere una rampetta sassosa ed anonima che obliqua verso sinistra. Tra un’imprecazione e l’altra per l’attrito che producono le mezze strisciando contro le pareti si raggiunge la fine della rampa dove due spuntoni, alla sinistra del largo canale, invitano alla sosta. 40m, IV.

Il settimo tiro oltrepassa il canale e si dirige verso l’evidente nicchia gialla. La roccia nella nicchia è di scarsa qualità ma ospita due bei buchi che consentono di alzarsi quanto basta per spostarsi sulla placchetta di sinistra dove la roccia è decisamente migliore. Proseguendo ora verso destra si rimontano una serie di roccette e si giunge ad una larga cengia che si segue verso destra. Arrivati più o meno a metà si torna a salire sulla parete di sinistra per qualche metro fino ad intravedere un cordone sito all’interno di una nicchia. Qui si sosta rafforzando il cordone presente con le altre clessidre a parete. 35m, IV.

Simone superato il tratto marcio del settimo tiro, IV.

L’ottavo tiro sale per pochi metri verticalmente dalla sosta precedente per poi iniziare a traversare verso sinistra. La traversata non presenta particolari difficoltà e termina in una nicchia alla base di una canalino. Nella parte superiore della nicchia è presente un chiodo che indica l’inizio del tiro successivo. E’ possibile attrezzare la sosta nella nicchia o subito prima di essa. Tiro breve con difficoltà contenute. 20m, III+.

Il nono tiro è, assieme agli ultimi due, uno dei più belli di tutta la salita. Dalla sosta si discende verso sinistra, giusto un paio di metri, fino ad arrivare alla base del diedro/canale che sale verticale. Dopo un primo tratto poco proteggibile ma su buona roccia ci si trova alla base di uno stretto camino, con masso incastrato e cordone penzolante. Non lasciarsi ingannare da quest’ultimo e abbandonare appena possibile il camino verso sinistra per giungere ad una placca con chiodo alla base. Proseguendo su roccia molto solida si incontra in breve un altro chiodo che determina l’inizio di un passo più difficile rispetto alla media della via: con poche prese per le mani e con i piedi sul paretine opposte si sfrutta la fessura di destra per rimontare. La linea prosegue ora rientrando nel camino dove un trittico di sassi appoggiati aiuta ad uscire in cengia che si segue fino alla forcella dove è attrezzata la sosta. 33m, IV.

Il cordone penzolante della nona lunghezza, IV.

Ignorando il diedro di sinistra la decima lunghezza prosegue aggirando verso destra la parete e continuando lungo semplice rampa che porta ad un’altra forcelletta. Qui si discende per 2 metri e si prosegue in direzione dell’evidente diedro grigio. La sosta si trova circa 5 metri sopra l’attacco del diedro, nascosta dalla sua base. Tiro nel complesso facile, attenzione solo al tratto in discesa. 30m, II.

Martina si gode il panorama prima del traverso della decima lunghezza, II.

L’undicesimo tiro prosegue nel diedro, abbandonandolo dopo pochi metri a favore della parete di sinistra dove è evidente una coppia di cordoni neri penzolante ai piedi di una lama. Superati questi si prosegue seguendo la lama che riporta nel diedro seguendolo fino quasi al termine dove una fessura grigia inizia ad obliquare verso sinistra. Qui, un passaggio deciso, permette di seguire ed oltrepassare la fessura, poco proteggibile nella parte inferiore, e continuare su rampetta più facile che esce su cengia. Un grosso masso permette di attrezzare la sosta. Bel tiro, finalmente tutto o quasi su roccia solida. Per proteggere la fessura sono necessari friends molto grandi. 33m, IV.

Martina negli ultimi metri dell’undicesimo tiro, IV.

La dodicesima ed ultima lunghezza segue la bella e lavorata placchetta che sale subito a sinistra dell’evidente diedro sulla parete opposta alla sosta. L’arrampicata è davvero piacevole, peccato solo che la placca sia corta. Giunti in vetta si procede verso destra in cresta, dapprima solida ed in seguito più delicata. Al termine della cresta è presente il cordone per la sosta. 38m, III+.

Simone giunto in cresta, III+.

Linea mediocre su cui solo pochi tiri si salvano. La roccia è sempre da valutare e nel complesso non ci sono passaggi che meritano di essere ricordati. Bello il panorama e la tranquillità della zona sia in parete che in uscita dove si sbuca in paesaggio lunare.

Via Stuflesser

Il gruppo del Cir è più famoso per le sue camminate tranquille e per le sue ferrate piuttosto che per l’arrampicata, eppure le sue pareti ospitano itinerari divertenti con avvicinamento relativamente breve. Uno di questi è la via “Stuflesser” che sale la parete ovest del Grande Piz da Cir tra belle placchette, canali, diedri ingaggianti ed un traverso delicato.

Il primo tiro sale il largo canale iniziale stando alla sua base fino a raggiungere il masso incastrato con annesso cordone. Qui inizia a salire verticalmente usando entrambe le pareti per una bella progressione in opposizione che permette di rimontare il masso e proseguire nel canale. Si passa sotto ad un altro sasso incastrato sopra il quale è presente la sosta su due chiodi recenti. Per raggiungerla è necessario girarsi di 180° e continuare in opposizione tra le pareti fino a rimontare. Attenzione ai sassi presenti nel canale detritico la cui traiettoia, in caso di smottamento, collide giusto giusto con la testa dell’assicuratore. 18m, IV.

Simone all’inizio della via, IV.

La seconda lunghezza risale la placchetta sulla parete opposta rispetto ai chiodi di sosta per poi proseguire in traverso a sinistra fino a scollinare e cambiare versante. I primi metri in placca sono delicati, la roccia non è ottima e la prima protezione, una clessidra bianca, abbastanza distante. Raggiunta quest’ultima inizia il traverso su roccia gialla, anche questa poco stabile, ma ben protetto grazie a clessidre con cordoni e spit aggiunti di recente ex novo. Come per ogni traverso le attenzioni maggiori sono rivolte al secondo di cordata. Alla fine del traverso una bella rampa compatta porta sul versante opposto della parete dove è presente uno spit per la sosta. 12m, IV+.

Simone alla fine del traverso della seconda lunghezza, IV+.

Il terzo tiro torna a salire verticalmente lungo belle e solide placconate esposte. Dalla sosta ci si sposta ancora verso sinistra per un paio di metri fino ad una nicchia che si lascia sulla sinistra. Le belle placconate che si mostrano davanti a noi sono piacevoli da salire, caratterizzate da lame e buchetti, e portano in breve ad un’altra grande nicchia in prossimità dello spigolo della parete dove si sosta su due cordoni. Lungo il tiro sono presenti solo 2 cordoni su clessidre ma è possibile integrare. 24m, IV.

Martina sul terzo tiro, IV.

La quarta lunghezza è estremamente breve ma consente di evitare di generare troppo attrito sul tiro precedente oppure lungo quello successivo. Si sale il diedro appoggiato, che si sviluppa di molto a sinistra rispetto alla sosta, al centro del quale penzola un evidente cordone nero. Qua le difficoltà maggiori: all’altezza del cordone si esce dal diedro sulla parete di sinistra con passo ricercato e leggermente atletico. Si giunge qindi sul terrazzo superiore dove è presente uno spit con maglia rapida. Si inizia ora un breve traverso sulla cengia e ci si ferma all’evidente cordone bianco da utilizzare come sosta. 15m, IV.

Simone all’inizio della quarta lunghezza, IV.

Il quinto tiro conclude il breve traverso verso sinistra fino ad incontrare una clessidra con cordone. Da qui prosegue in verticale su ottima roccia e placconate fino alla base di un canale dove è presente un cordone rosso. La linea originale evita questo canale passando per la placca di destra ma come variante è possibile salire direttamente il canale senza particolari difficoltà. Abbiamo personalmente optato per quest’ultima soluzione visto che è anche facilmente proteggibile e dona all’itinerario anche una continuità come grado. Al termine del canale si prosegue in verticale puntando ai cordoni soprastanti senza però raggiungerli. Circa 5 metri più in basso di questi, infatti, è presente un golfaro con cordone bianco annesso, sulla destra, sul quale attrezzare la sosta. 32m, IV.

Martina in arrivo a S5, IV.

La sesta lunghezza è la più bella di tutto l’itinerario e risale l’evidente canale che a guardarlo dal basso incute leggero timore ma che nella realtà ospita numerose prese ed offre un’arrampicata atletica e di soddisfazione. Piuttosto delicata, a livello di passaggi, è invece la placchetta da affrontare per raggiungere il canale: dalla sosta non salire verticalmente ma spostarsi verso sinistra dove una solida rampetta conduce alla base della placca. Ignorando il chiodo nero in alto a destra ci si sposta sulla verticale del cordone bianco che si raggiunge con passi in aderenza. Si prosegue verso il prossimo cordone viola e quindi all’attacco del canale: qui un passo atletico consente di entrarci all’interno e continuare con una serie di balzi ben appigliati fino a che non muta in diedro più facile. Concluso anche il diedro ci si trova su di una rampetta sassosa che obliqua verso destra al termine della quale si trova un anello di sosta. Tiro davvero meritevole, da goderselo a fondo in ogni suo passaggio. 25m, IV+.

Simone superata la placca iniziale del sesto tiro, IV+.

L’ultimo tiro è breve e conduce all’uscita della via poco sotto il sentiero della ferrata che porta in cima al Grande Piz da Cir. Si parte oltre la sosta su bella placchetta compatta, senza particolari difficoltà, fino a raggiungere uno spit. Si entra ora in un poco accennato canale che si segue giusto qualche metro per uscirne subito sulla sinistra dove una placca compatta e bella conduce al terrazzino sommitale dove è presente la sosta oltre l’ultimo spit. 12m, IV+.

L’ultimo tiro, IV+.

Nel complesso una linea divertente dalle difficoltà tutto sommato contenute anche se il IV+ sta stretto su qualche passaggio. A parte il secondo tiro, sul resto della via la roccia è ottima, bisogna solo prestare attenzione qua e la a qualche presa ballerina.