La “Parete Centrale” al “Monte Colt” ospita itinerari sportivi brevi ma interessanti, aperti a metà degli anni ’90 e recentemente rivalorizzati. L’anno scorso avevamo già provato a salire “Tredicesima Luna” ma ci siamo calati dopo il primo tiro per via dell’eccessiva usura. La situzione non è di certo migliorata ma questa volta ce la sentiamo di continuare, e per fortuna col senno di poi, riscoprendo una bellissima salita assolutamente da non perdere!
Il primo tiro inizia risalendo lo spigoletto, totalmente a sinistra rispetto alla falesia, attraverso arrampicata divertente e su buone prese. Qui infatti la roccia è molto frastagliata e facilita notevolmente la progressione. Dopo poco si approccia il muretto di destra dove l’arrampicata diventa più delicata con movimenti obbligati su prese scomode per le mani e i piedi che cercano gli appoggi meno scivolosi. Traversando leggermente verso destra si raggiunge la base di un bel diedro giallo che si segue per tutta la sua lunghezza. La progressione sarebbe semplice ma è resa difficoltosa dall’usura degli appoggi, soprattutto lungo i passaggi obbligati a metà del diedro. Una volta terminato si procede più agevolmente fino a raggiungere la comoda sosta dove un tetto chiude la parete principale. 30m, 6a.
Martina lungo il bel diedro giallo del primo tiro, 6a.
La seconda lunghezza riparte in traverso sulla destra in direzione dell’evidente cordone. Si traversa fino a che si giunge sotto la verticale di una bellissima fessura che va a collidere sul tetto soprastante. Per raggiungerla è necessario proseguire per qualche metro su facile placchetta, ben appigliata, che porta al terrazzino dove parte la fessura stessa. Questa si affronta diritti per diritti sfruttando entrambe le pareti laterali, per i piedi, che offrono sempre buoni appoggi dove poter scaricare il peso. Al termine della fessura si esce sulla parete di destra con passaggio molto bello ed esposto. Attraverso movimenti di equilibrio si rimonta infine il balcone di sinistra dove si sosta comodamente. 25m, 5c.
Martina lungo la fessura della seconda lunghezza mentre Simone la attende in sosta, 5c.
Il terzo tiro è senza ombra di dubbio il più bello di tutto l’itinerario e sale l’aereo spigolo che si sviluppa a sinistra del terrazzino di sosta. Si inzia traversando in direzione dello spigolo raggiungendo prima una breve placchetta fessurata che si supera senza grossi problemi. Il passo per uscirne è forse il più complicato: di equilibrio su bidito rovescio. Si sale ora lungo il bel spigolo che si vince, senza paura, rimanendo lungo il tratto più esposto dove le prese sono decisamente migliori. Superate le difficoltà si rimonta un breve tettino verso sinistra ritrovandosi così al cospetto di una compatta placchetta che si segue in vericale seguendo la linea dettata dai fix a parete, inizialmente nascosti. Con arrampicata in aderenza si vince il muretto e si giunge al comodo terrazzo di sosta. 35m, 6b.
Simone lungo lo spigolo esposto del terzo tiro, 6b.
L’ultima lunghezza prosegue verso destra approcciando la bella e compatta placconata finale che conduce direttamente in cima alla parete. Dopo qualche metro laterale si torna in verticale seguendo una bella fessura prima di raggiungere la placconata principale. Le tasche orizzontali permettono di riposare nel mentre si studia il passaggio chiave del tiro, posto poco più sopra. Qui la parete è completamente liscia e l’unica presa decente si trova parecchio in alto. Attraverso passo molto delicato si alzano i piedi sulle ultime fessure disponibili e, tenendo un piccolo rovescio con la sinistra, ci si allunga al massimo fino alla presa sopra lo spit. Il movimento non è per nulla banale ma è comunque possibile azzerarlo. Superate le difficoltà si salgono verso destra gli ultimi metri che separano dalla vetta dove si sosta comodamente attrezzando su due resinati. 30m, 6a.
Jacopo impegnato sul passo chiave dell’ultima lunghezza, 6a.
Nonostante l’usura dei molteplici passaggi inizi a dare un po’ di fastidio in alcuni punti, soprattutto lungo la prima lunghezza, la via rimane veramente bella e meritevole di essere salita. Le protezioni sono buone lungo tutto il percorso e la progressione risulta essere sempre sicura. Salita consigliata e, visto la brevità , suggerita se concatenata a qualcuna nelle vicinanze.
Dopo la sguazzata del giorno precedente, che fortunatamente si è interrotta ancora in mattinata, scendiamo verso Arco a dare un occhio alla situazione per capire se c’è qualcosa di arrampicabile. Le pareti sono, tutto sommato, piuttosto asciutte e solo qualche colata quà e là annerisce la roccia. Buon segno ma come prevedibile a San Paolo c’è già un gran viavai nonostante la giornata sia appena cominciata. Poco male, di vie ce ne sono tante e qualcuna è ancora poco conosciuta. La scelta ricade sulla linea “Amicizia Continua” che, a discapito del nome, sale abbastanza discontinua passando tra un muretto e l’altro attraverso tratti vegetativi e di congiungimento.
Il primo tiro è corto e rimonta il muretto che antecede la parete principale. Dalla scritta che identifica la via si sale obliquando leggermente verso destra, e passando un cordoncino nero, fino alla base di un piccolo tettino. Questo si supera agilmente spostandosi di poco verso sinistra alla ricerca delle prese più comode che permettono di rimontarlo. Una volta al di sopra ci accoglie un lungo terrazzo che si segue verso destra fino al muretto successivo. Questo, molto appoggiato, si vince facilmente ma è necessario fare particolarmente attenzione alla roccia frastagliata che non è molto solida. Al termine della paretina si sosta sul grande anello. 25m, V.
Simone lungo i primi metri della via, V.
La seconda lunghezza riparte a destra della sosta rimontando subito un piccolo strapiombetto con buone maniglie anche se leggermente distanziate tra loro. Rimontato il pilastrino di destra si giunge alla base di un bel diedro, che obliqua costantemente verso sinistra, completamente sprotetto. Il passo iniziale per immetersi nel diedro è il più ingaggiante: si sfrutta la bella fessura per le mani e con i piedi che spingono lungo il muretto di sinistra si entra in una zona più appoggiata dove si procede sempre con le mani in fessura ma con i piedi che si muovono ora lungo la bella placconata di sinistra. Terminata la parte inferiore del diedro si raggiunge un cordone prima di una piccola cengia dove parte un secondo diedro, questa volta più breve, decisamente più verticale del precedente. Anche questo è sprotetto ma le belle fessure verticali accolgono una coppia di friend medio-piccoli facilmente. Rimontati i primi metri le difficoltà scemano ed in breve si raggiunge la sosta da attrezare. 30m, VI.
Jacopo al termine del secondo tiro, VI.
Il terzo tiro riparte verso sinistra dove si sviluppa un breve traverso che segue i fix a parete. Si procede più facilmente rimanendo un po’ bassi sfruttando la fessurina che permette di terminare il traverso. Si inizia ora a salire in verticale con passo atletico, lungo muretto leggermente strapiombante, e si raggiunge così una bella ed accogliente fessura che si segue per tutta la sua lunghezza. Al termine di questa si ignora la linea di fix che prosegue verso sinistra e che si collega alla sosta della linea limitrofa “Sulle tracce di Dario” ma piuttosto si entra nel diedro fessurato di destra, completamente da proteggere a friend, che in poco tempo conduce al terrazzino di sosta poco prima di un evidente boschetto. 25m, VI.
Simone sul terzo tiro, VI.
La quarta lunghezza entra nel bosco a destra della sosta seguendo l’evidente corridoio tra gli alberi fino a raggiungere una paretina gialla. Qui la roccia è estremamente frastagliata ed onestamente poco sana il che rende la progressione lenta e delicata. Dopo qualche metro si affronta una placchetta compatta prima di tornare ad arramicare lungo roccette rotte. Seguendo la linea delle protezioni a parete si raggiunge, senza difficoltà rilevanti, la sosta poco prima che la parete torni a verticalizzarsi notevolmente. 50m, V.
Martina lungo il tratto friabile della quarta lunghezza, V.
Il quinto tiro è il più ingaggiante di tutto l’itinerario anche se le molteplici protezioni a parete consentono un agevole azzeramento lungo i tratti più complessi in caso di necessità . Si sale lungo gli strapiombi che si sviluppano oltre la sosta con arrampicata atletica ma su buone prese, qualcuna rinforzata e cementata. Un friend piccolo può essere utile per proteggere l’uscita dal primo tetto oltre il quale è presente il passo chiave della lunghezza. Qui un difficile ribilanciamento consente di raggiungere una tacchetta artificiale e proseguire lungo il muro successivo, anch’esso strapiombante e con movimenti atletici. La sosta è posta subito prima del tetto che chiude la parete. Tiro molto bello e di soddisfazione nonostante qualche presa sia stata creata ad hoc. 20m, VII.
Gli strapiombetti iniziali del quinto tiro, VII.
La sesta lunghezza prosegue leggermente verso destra per raggiungere la verticale che consente di uscire dal tetto soprastante nella maniera più agevole possibile. Nel primo tratto il tiro non è molto lineare ed è quindi consigliabile allungare qualche protezione. Usciti dal tetto si segue una bella fessura verticale che culmina su di una placca compatta. Qui un passaggio in aderenza permette di raggiungere il muretto di destra. Con bella arrampicata si segue quest’ultimo fino a che si giunge su larga cengia rossastra dove, sulla parete opposta, è presente la sosta. 25m, VI+.
Jacopo sfoggia una posa plastica prima di giungere alla sesta sosta. VI+.
Il settimo tiro è molto breve ma evita attriti eccessivi visto che la lunghezza corrente, e quella successiva, non sono molto lineari. Dalla sosta si risalgono le roccette che antecedono un diedro appoggiato. Queste sono estremamente fragili ed è quindi necessario procedere delicatamente lungo il tratto iniziale. Raggiunto il diedrino lo si segue giusto per alcuni metri per uscirne subito lungo lo spigolo di sinistra rimontando l’evidente cengia verso la fine del muretto. Attenzione a non tirare il grosso sasso al di sopra di esso perchè è completamente staccato. Si rimonta dunque il pilastro raggiungendo la terrazza sommitale che si segue fino all’anello di sosta. 15m, VI.
Martina impegnata sul pilastro della settima lunghezza, VI.
L’ultima lunghezza inizia terminando la terrazza di sosta raggiungendo così la paretina finale separata da largo fossato. Un breve traverso esposto permette di arrivare alla base del muretto dove si torna a salire in verticale con arrampicata continua su tacche piccole ma abbastanza comode. Più si sale e più le prese sono buone fino a diventare maniglie verso la fine del tiro. Una volta rimontate le roccette finali si raggiunge la boscaglia sopra la parete e quindi la sosta. Volendo il tiro può essere concatenato con il precedente se si ha l’accortezza di allungare le protezioni. 15m, VI.
Jacopo lungo i metri finali della via, VI.
Via piuttosto discontinua e forzata con solo un paio di tiri davvero meritevoli. La chiodatura è buona lungo tutto l’itinerario anche se è indispensabile una serie di friend per integrare lungo i tiri con le fessure. Anche la roccia a tratti non è bella ed è spesso necessario verificare bene quello che si tiene. Nel complesso risulta però un buon allenamento in vista di salite più belle.
Stanchi dalla scalata del giorno precedente scendiamo in valle del Sarca alla ricerca di qualcosa di semplice e ben chiodato che non abbiamo ancora salito. Il meteo non è bellissimo ma tutto sommato sembra reggere e le nuvole basse proteggono dal sole che farebbe sudare visto le temperature previste comunque alte. La scelta ricade sulla via “Crucis”, alla parete della “Croce di Ceniga”, aperta oramai già da un po’ di tempo ma poco recensita.
Il primo tiro inizia risalendo la bella placca compatta che si sviluppa oltre il nome a parete che indica la via. I primi metri sono i più difficili ed obbligano a movimenti delicati per mantenere l’equilibrio su apoggi poco marcati e con le mani sempre alla ricerca delle prese migliori, piuttosto storte in questo tratto. Dopo la placca ci si immette in un diedro dove l’arrampicata risulta essere più semplice grazie alle buone maniglie di cui è composto. La progresione è davvero bella su roccia ottima, solida e gripposa al massimo, con i piedi che si muovono alternati lungo le pareti del diedro e le mani sempre comode. Anche la chiodatura è molto ravvicinata rendendo questo tratto piacevole da salire per tutti. Si segue il diedro per tutta la sua interezza, piegando leggermente verso sinistra nel finale, e si esce su larga cengia alberata dove, proprio attorno ad un grosso arbusto, è posizionata la prima sosta. 30m, 6a+.
Simone lungo la prima lunghezza, 6a+.
La seconda lunghezza prosegue lungo la placchetta oltre la sosta composta principalmente da roccia frastagliata ma nel complesso solida. L’arrampicata è semplice e le numerose protezioni lungo il percorso, tra fix e cordoni attorno a clessidre, rendono la progressione molto sicura. Solo lungo gli ultimi metri della placca la roccia è più frastagliata ed è necessario prestare maggiore attenzione a quello che si tiene. Si raggiunge infine un terrazzino alberato dove si sosta comodamente. 25m, 5b.
I primi metri della seconda lunghezza, 5b.
Molto bello è il terzo tiro che ospita anche i passi più duri della salita. Si inizia rimontando una breve placchetta a grumoli con passaggio iniziale non semplicissimo vista la scarsità di prese a parete. Si giunge quindi alla base di un arco che si sviluppa verso sinistra e che si segue per tutta la lunghezza sfruttandone principalmente la fessura basale. Verso metà di questo il passo chiave per superare un pilastrino. Qui la fessura è poco marcata ed è necessario andare alla ricerca delle prese migliori altrove, dapprima lungo lo spigolo di sinistra ed in seguito alte oltre il pilastro. A rendere più complicata la sequenza è l’inclinazione della parete che qui risulta essere bella verticale. Le protezioni, anche in questo tiro, in ogni caso abbondano ed è sempre possibile azzerare qualora fosse necessario. Superato il pilastro inizia un traverso verso sinistra che conduce al termine dell’archetto dove un passaggio fisico, ma su buone prese, permette di superare lo strapiombetto finale e giungere così alla sosta aerea. 23m, 6b.
Jacopo e Martina alle prese con il tiro chiave, 6b.
La quarta lunghezza inizia una lunga traversata, ancora verso sinistra, su rampa appoggiata. I primi metri sono abbastanza terrosi visto che i terrazzini superiori ospitano qualche arbusto mentre dalla metà in poi si torna a procedere lungo roccia. Dalla sosta si supera la verticale dove passa “Linea Magica” rimanendo bassi nel corridoio creato dai due terrazzini. Si arrampica senza difficoltà particolari fino a che si raggiunge uno scudo giallo che si oltrepassa attraverso movimenti di equilibrio visto che le prese qui non sono molte e la parte superiore dello scudo ospita qualche rovo non proprio simpatico. Superato il tratto si traversa ancora un po’ verso sinistra ritornando su roccia grigia ed incontrando la sosta appena si incrocia la verticale della “Via dell’Arco”. 33m, 5b.
Jacopo lungo il traverso della quarta lunghezza, 5b.
Il quinto tiro riparte ancora verso sinistra lungo la bella placca impegnativa chiusa da breve tettino. Qui l’arrampicata è di movimento sempre alla ricerca dell’equilibrio dopo ogni singolo passo, con i piedi che si muovono su piccoli appoggi e le mani sempre alla ricerca delle prese migliori, non sempre comode. Raggiunto il termine della placca si rimonta atleticamente il tettino, ben manigliato, ritrovandosi così al di sopra di un terrazzino alberato. Si prosegue quindi lungo lo spigolo del pilastrino di sinistra che, senza ulteriori difficoltà e dopo un breve traverso su parete appoggiata, porta ad un secondo terrazzino più ampio dove si sosta su arbusto. 25m, 6a+.
Martina lungo gli ultimi metri del quinto tiro, 6a+.
L’ultima lunghezza è abbastanza corta ma permette di arrivare in vetta dove è presente la “Croce di Ceniga”. Dalla sosta si traversa brevemente verso sinistra dapprima su cengia ed in seguito lungo placchetta semplice ed appoggiata. Quando la placca collide con il diedro di sinistra si torna a salire in verticale lungo roccette rotte seguendo la linea dei fix a parete. Sebbene la roccia qui sia frastagliata è solida e la progressione risulta essere tranquilla. Si prosegue fino a che la parete non spiana trovandosi sulla cengia sommitale dove si sosta comodamente attorno a grosso arbusto. 32m, 5a.
Jacopo in arrivo in vetta, 5a.
Via corta ma da non perdere. Si svolge sempre lungo roccia estremamente solida, principalmente lungo placconate e diedri. La chiudatura è molto ravvicinata lungo tutto il percorso il che permette di azzerare i passi più difficili in caso di necessità rendendo la via ideale per muovere i primi passi sui multipitch sportivi della valle.
Scendiamo verso San Paolo con l’intento di provare a salire una via poco recensita e darle così un po’ di lustro ma dopo averci messo un’ora a fare il primo tiro decidiamo che “Per Ela” può aspettare. Nell’immediata destra, incredibilmente libera da cordate, sale la variante “Concordia” della via “Giù dalle Brande”, ripiego della giornata.
Il primo tiro inizia risalendo le roccette a destra della scritta oramai sbiadita alla base della parete. I primi metri, fintanto che il muro non guadagna verticalità , sono semplici su simil-rampa che culmina in cima ad un pilastrino dove è presente il primo cordone e dove la via inizia a salire in verticale lungo muretto fessurato e compatto. Dopo qualche metro si torna a piegare verso destra, seguendo la linea delle protezioni a parete, che conducono al tratto chiave del tiro dove il muro strapiomba leggermente e le prese per le mani iniziano a scarseggiare. Qui comincia anche un bel traverso che si sviluppa verso sinistra con movimenti in allungo sul placca priva di appoggi rilevanti. Si raggiunge un evidente cordone dove la linea torna ad obliquare ancora verso destra in direzione di un fix un po’ alto. La pendenza qui è più dolce ed in breve si raggiunge la sosta. 40m, 6a+.
Martina lungo la placca del primo tiro, 6a+.
La seconda lunghezza riparte lungo la solida placchetta fessurata oltre la sosta che si vince senza troppi problemi almeno fino a metà di quest’ultima dove un traverso verso sinistra impegna e non poco. Qui infatti le prese scarseggiano e si lavora principalmente in aderenza attraverso movimenti brevi e ponderati. Si raggiunge così una specie di canale che si segue verticalmente senza ulteriori difficoltà grazie alle buone prese che lo caratterizzano. Dopo poco si raggiunge la comoda sosta posta su di un terrazzino ai piedi della parete successiva. 25m, 5b.
Simone lungo il secondo tiro, 5b.
Il terzo tiro è molto bello ed offre un paio di passaggi interessanti ed impegnativi. Si parte aggirando verso destra lo spigolo oltre la sosta ritrovandosi così ai piedi di una bella placchetta che si segue fino a che un piccolo strapiombetto la chiude. Qui un delicato traverso in aderenza su minute prese permette di raggiungere lo spigolo sinistro che si oltrepassa, rimanendo bassi, con passo ricercato e non semplice. Una rampa si sviluppa ora verso sinistra con la linea da seguire evidente dettata dai cordoni a parete. Può essere utile un friend circa a metà di questa per proteggere l’uscita dallo spigolo del secondo di cordata visto che il cordone successivo è abbastanza lontano. Seguendo la rampa si arriva in cima ad un pilastro dove un ultimo passaggio, un po’ scomodo, porta alla cengia di sosta. 35m, 6a.
Martina in arrivo alla terza sosta, 6a.
La quarta lunghezza riparte esplosiva superando faticosamente la serie di strapiombi che caratterizzano la parete successiva. Le prese ci sono tutte ma la conformità del muo costringe sempre ad un’arrampicata fisica e sostenuta. Dopo il primo tratto verticale si giunge su parete più appoggiata dove inizia un breve traverso verso sinistra che conduce ai piedi dello strapiombo principale. Qui si raccolgono le forze ed alzando il più possibile i piedi ci si proietta verso le comode lame sommitali dove si traziona rimontando le difficoltà . Nemmeno il tempo di tirare il fiato che subito si palesa un secondo tetto, anche questo fisico, che si vince seguendolo verso destra fino a raggiungere il punto più debole dove è finalmente possibile rimontarlo. Senza ulteriori difficoltà si segue la lunga rampa che porta alla sosta ricongiungendosi così alla linea “Giù dalle Brande”. 45m, 6a.
Il muretto vericale all’inizio della quarta lunghezza, 6a.
Il quinto tiro è breve ma intenso. Sale un muretto verticale, e piuttosto privo di appigli, prima di iniziare un trasferimento verso la parete successiva. Dalla sosta si evitano verso sinistra gli alberelli approcciando così il muretto subito oltre. Questo si vince attraverso movimenti da ricercare su prese minute per le mani e piedi che spingono su appoggi obbligati ed oramai usurati che aumentano le difficoltà del passaggio. Superato in qualche modo il tratto iniziale si prosegue aggirando lo spigolo destro ed iniziando così una camminata lungo traccia che porta diettamente alla sosta dopo aver superato un breve e facile muretto finale. 25m, 6a/6a+.
Martina lungo il quinto tiro, 6a/6a+.
La sesta lunghezza supera per tutta la sua interezza un lungo diedro fisico con arrampicata prevalentemente in dulfer e senza punti dove poter veramente riposare. Dopo qualche passo su muretto verticale si raggiunge il diedro vero e proprio che costringe ad un’arrampicata continua e sostenuta attraverso movimenti meccanici: mani nella fessura centrale e piedi che spingono sulla parete di destra per guadagnare metri e su quella di sinistra per scaricare un po’ il peso permettendo così di rialzare le mani. A circa tre quarti il diedro forma un arco verso destra spezzando la monotonia attraverso un breve traversino su placca. Quando il diedro torna verticale lo si segue con passaggio fisico iniziale uscendone in seguito sulla sinistra raggiungendo così la sosta dopo aver attraversato qualche roccetta poco stabile. Tiro nel complesso faticoso con protezioni non sempre vicine e che non consentono quindi l’azzeramento se non integrando con friends. Da non sottovalutare! 25m, 6a/6a+.
Simone lungo il bel diedro della sesta lunghezza, 6a/6a+.
Il settimo tiro prosegue lungo la parete oltre la sosta che, chiusa da piccolo tettino, si segue verso sinistra fino ad aggirare lo spigolo. Dalla sosta si sale in verticale fino a raggiungere il rovescio alla base del tetto che si sfrutta per tutta la traversata. In breve si raggiunge lo spigolo della parete dove si torna a salire in verticale seguendo la fessurina che lo taglia verticalmente. I primi metri sono delicati ma mano a mano che si sale la parete si appoggia fino al breve e facile muretto che permette di raggiungere una cengia alberata. Si rimontano dunque le semplici roccette basali della paretina successiva fino ad arrivare alla sosta non appena questa si verticalizza. 40m, 6a.
L’inizio del settimo tiro, 6a.
L’ultima lunghezza aggira verso destra lo spigolo della parete proseguendo poi in placca per alcuni metri. Terminata la placca rimangono da risalire i gradoni finali con arrampicata non sempre logica viziata da protezioni a parete difficili da raggiungere e che rendono la progressione più complicata di quella che è. Anche la qualità della roccia non è delle migliori in questo tratto, prestare quindi attenzione a quello che si prende. Si giunge quindi in cima alla parete dove si attrezza la sosta su fix. 35m, 5b.
Martina in uscita dalla via, 5b.
Via simpatica, continua nelle difficoltà dall’inizio alla fine e che richiede una certa resistenza. La chiodatura è buona lungo tutto l’itinerario ma può essere comodo portare un set di friend per integrare quà e là . Nonostante i gradi dichiarati siano contenuti non è una via da sottovalutare perchè spesso stanno stretti. La progressione risulta invece molto varia e si affrontano placche, strapiombi, diedri e spigoli, ce ne è per tutti i gusti insomma!
Il nostro approccio alla via “Perla Nera”, alla Parete Centrale del Monte Colt, è avvenuto in due fasi. Sei mesi fa circa il primo tentativo che si era infranto alla sosta del primo tiro per via delle condizioni avverse del momento: tanto caldo, tanto unto (che per noi puristi senza magnesite crea ulteriori problemi) e relativamente poca voglia. In una mezza giornata di fine marzo decidiamo di ritentare la salita e col senno di poi per fortuna visto che la linea è una vera perla, del resto lo suggerisce anche il nome!
Il primo tiro parte semplice rimontando le facili roccette subito oltre la targhetta che identifica la via. Queste terminano in corrispondenza di un piccolo terrazzino dove la vegetazione disturba un po’ la progressione ma che termina immediatamente al raggiungimento di un diedrino giallo con fix sulla parete di destra. A discapito di ciò si sale però lungo la parete di sinistra che offre appigli migliori e conduce al di sotto di un piccolo tetto. Questo, fessurato alla base, si sviluppa verso sinistra obbligando ad un delicato traverso, su roccia ormai usurata, con le mani in rovescio sotto il tetto ed i piedi che si spostano lentamente alla ricerca degli appigli migliori. Terminato il traverso una serie di buone prese consentono di scaricare la tensione e procedere ora in verticale fino al muretto giallo sotto la sosta. Le belle gocce che lo compongono non sono però taglienti come una volta e tendono a scappare via dai polpastrelli per via dell’usura. Con un ultimo piccolo sforzo si affrontano gli ultimi metri rimanendo di poco sulla sinistra dove una coppia di marcate tacche consente di rimontare sulla cengia ed attrezzare la sosta su catena sostituita di recente. 25m, 5b.
Simone sul primo tiro prima del delicato traverso verso sinistra, 5b.
La seconda lunghezza è senza ombra di dubbio la più bella di tutta la via. L’usura del primo tiro permane ma non dà assolutamente fastidio e permette un’arrampicata sempre sicura e divertente. Il tiro inizia rimontando atleticamente il piccolo strapiombetto di destra molto ben ammanigliato che conduce ad una placca bella compatta. Si sale questo obliquando leggermente verso destra fino a trovarsi al di sotto di un poco pronunciato tettino dove, rispostandosi ora verso sinistra, si riguadagna la verticale di salita laddove il tetto termina. Qui una bella fessura permette di rimontare atleticamente lo strapiombo e proseguire in verticale lungo il breve diedro che, salito in dulfer, termina su di un breve pulpito. La fessura continua ora sempre in verticale tagliando di netto la compatta placca che precede la sosta. I passi qui sono prevalentemente in aderenza con poche alternative sia per mani che per piedi. Si approccia la paretina sulla destra fino a giungere al punto in cui proseguire risulta difficoltoso. Un marcato appoggio sulla sinistra invita a spostare il peso e spingere bene fino ad arrivare con le mani sul bordo superiore della parete, marcato quel tanto da consentire di alzare i piedi a spalmo in placca e superare le difficoltà . Un ultimo tettino si frappone tra noi ed il termine del tiro. La sommità di questo è stondata ma aderente e con un piccolo rilancio si raggiungono fessure più nette e marcate. Un colpo di reni bello e deciso permette di rimontare e raggiungere la sosta. Bel tiro che ospita passaggi e sezioni di arrampicata interessanti alternati a momenti di scarico. 30m, 6b.
Simone oltre il tettino della seconda lunghezza, 6b.
Il terzo tiro evita il muro strapiombante oltre la sosta traversando verso sinistra lungo l’evidente cengia. Questa corre orizzontalmente rispetto alla parete e non presenta difficoltà particolari. Per raggiungerla si supera un breve muretto compatto e si prosegue poi in traverso, forse leggermente discendente, fino allo spigolo della parete che si aggira trovandosi così alla base di un breve e largo camino giallastro. Dopo qualche metro piuttosto appoggiato si guadagna verticalità sfruttando le pareti laterali fino a raggiungere il termine dove un passo delicato consente di giungere al di sopra del pilastro di sosta. Qui è infatti necessario uscire dal camino sfruttando il culmine frastagliato dello zoccolo di sinistra e qualche presa centrale poco marcata che permettono una ribaltata al di sotto della sosta. 23m, 5a.
Martina alle prese con il camino finale del terzo tiro, 5a.
L’ultima lunghezza inizia aggirando sulla sinistra la nicchia di sosta con quello che con tutta probabilità risulta essere il passo più duro del tiro. Non lasciarsi fuorviare dalla verticalità della linea dei fix a parete ma traversare bassi fino ad oltrepassarla e raggiungere le comode prese che consentono di guadagnare metri e ritornare verso destra in corrispondenza della prima protezione. Si prosegue ora lungo la bella placconata fessurata che, con arrampicata sempre divertente e piacevole, termina una volta raggiunto lo spigolo della parete che si cavalca continuando lungo muro verticale ben manigliato. Il tratto è molto esposto e, nonostante le difficoltà siano limitate, è molto soddisfacente da salire. Seguendo la linea di fix si abbandona lo spigolo a favore del versante di destra dove la linea inizia ad obliquare per evitare la fitta vegetazione soprastante. Anche la verticalità qui lascia spazio a muretti più appoggiati e frastagliati che proseguono fino al termine della fascia rocciosa. L’unico ostacolo è dato da un arbusto subito a sinistra della linea di salita i cui rami disturbano parzialmente il passaggio. Oltrepassato questo in breve si raggiunge la vetta dove si sosta su due fix. 38m, 5c.
La partenza dell’ultima lunghezza, 5c.
Via veramente bella e di soddisfazione. Nonostante risenta pesantemente delle numerose ripetizioni passate rimane una perla della valle da salire almeno una volta. Non importa se è tanto sotto il vostro grado!
Viste le ultime uscite prevalentemente alpinistiche decidiamo di andare alla parete di San Paolo alla ricerca di qualcosa di più sportiveggiante. Tra le tante classiche della parete ci orientiamo sulla via “Roberto” che pare essere poco frequentata rispetto alle vicine più blasonate.
Il primo tiro sale lungo il muretto oltre la scritta blu che identifica la via con arrampicata piuttosto impegnativa almeno per quanto riguarda i primi metri. Qui infatti si deve vincere un muro abbastanza povero di prese marcate dove la forza nelle dita gioca un ruolo fondamentale per alzarsi da terra. Solo all’altezza del primo fix è presente la prima tasca veramente netta, nascosta dal basso e comunque niente di bellissimo. Consente però di alzarsi leggermente per raggiungere alcune prese migliori sulla sinistra che in breve portano ad una lametta molto comoda su cui riposare un po’. Questa si sviluppa anche lungo lo strapiombino che chiude la parete inferiore e che si affronta in dulfer allungandosi al di sopra di esso dove marcate prese, molto sporche, consentono di rimontarlo. Si prosegue ora con arrampicata semplice lungo la rampa fessurata che curva verso destra fino ad aggirare la parete dove si esce oltrepassando una piccola protuberanza rocciosa che spancia verso l’esterno. Mantenendo le mani in fessura ed i piedi bassi si raggiunge l’altra parete dove un arbusto molesto rende difficoltoso l’ultimo passaggio per arrivare in sosta. 25m, 6b.
Simone sulla prima lunghezza, 6b.
La seconda lunghezza prosegue a destra raggiungendo la fessura verticale che si supera agevolmente grazie alle comode rocce frastagliate soprastanti. Inizia ora un breve traverso verso sinistra lungo solida placconata priva di appigli ma abbastanza corta da riuscire ad “abbracciarla” sfruttando le lame che la perimetrano. I piedi rimangono invece in aderenza dove la pendenza è meno pronunciata. Oltre la placca è possibile proteggere il secondo di cordata con un cordone attorno ad un solido alberello e proseguire ancora verso sinistra lungo un muretto semplice ed appigliato. Obliquando si raggiunge una seconda placchetta, particolarmente sporca, che si approccia in maniera simile alla precedente solo che questa volta le prese sono meno marcate. Passando al di sotto di un arbusto, e tenendo con la mano destra l’unica presa comoda a disposizione, ci si allunga completamente fino ad agguantare la lontana lama che consente di superare le difficoltà riportando il corpo a sinistra e raggiungendo la sosta aerea oltre lo spigolo della parete. 25m, 6b+.
Martina al termine della seconda lunghezza, 6b+.
Il terzo tiro risale un bel diedro in comune con la via “Ischia-Clazà ”. Per raggiungerlo si segue lo spigolo del pilastrino che si erge sopra la sosta con passaggio iniziale delicato per arrivare al primo fix. Si aggira ora lo spigolo verso sinistra dove un breve traverso ben appigliato conduce alla base del diedro. La prima sezione si affronta senza particolare difficoltà sfruttando bene entrambe le pareti, ricche di appoggi per i piedi, e l’evidente fessura centrale per le mani. Si giunge in breve alla base di una piccola pancia placcosa e polverosa, vista la natura canalitica del tratto, che si supera in aderenza. Una volta rimontata alcuni facili passi conducono alla base della seconda parete del diedro dove le difficoltà sono maggiori. Si sale rimontando un piccolo strapiombetto protetto da vecchio chiodo e si continua sfruttando, come in precedenza, entrambe le pareti fino a quando il diedro si allarga e curva verso sinistra. Qui una serie di passaggi da ricercare, un po’ ad incastro, consentono di superare faticosamente i primi metri e guadagnare il pilastro di sinistra che, con un ultimo sforzo, conduce al terrazzo di sosta dopo aver attraversato qualche metro di roccette frastagliate e mobili. 35m, 6a+.
Martina al termine del terzo tiro, 6a+.
La quarta lunghezza prosegue lungo il diedro giallo di sinistra, molto ben appigliato e piacevole da salire, con progressione semplie e ben protetta grazie alla coppia di fix che si incontra lungo la salita. In breve si esce su di un lungo terrazzino che si segue giusto per alcuni metri fino a riprendere la verticale in corrispondenza delle protezioni a parete. Inizia ora una sezione su roccette e pilastrini, abbastanza scabrosa, che conduce alla base di un tettino che si affronta sfruttando il diedrino di sinistra che ospita buone prese ma distanziate costringendo a qualche allungo per passare da una all’altra. Usciti dal diedro ci si ritrova sulla stretta cengia dove si sosta abbastanza scomodamente. 20m, 6a.
L’inizio della quarta lunghezza, 6a.
Il quinto tiro aggira verso destra il piccolo strapiombetto sopra la sosta che si rimonta con passo non facile su piccole tacche per le mani e con piedi in aderenza. Una breve sezione appoggiata porta alla base di una paretina strapiombante dove inizia il tratto più difficile dell’intero itinerario. Rinviato il primo fix ci si sposta verso sinistra alla ricerca delle prese migliori che per la loro natura liscia, stondata e consumata, sono maledettamente difficili da tenere ed altrettanto difficile è trovare una posizione comoda che consente di rinviare il fix successivo. Il tratto è azzerabile anche se la distanza tra le protezioni rende questa operazione abbastanza complessa. Proseguendo ora verso destra si raggiunge qualche presa migliore che consente di rinviare il terzo fix e continuare verticalmente, con arrampicata ancora fisica e stancante, fino al termine della parete dove la verticalità termina e grossi massi consentono di riposare. Spostandosi ora verso sinistra si aggira lo spigolo e si raggiunge infine la comoda sosta. Tiro molto delicato e difficile da passare in libera, le prese ci sono ma non sono mai belle e la sequenza di passaggi non è di facile interpretazione. Allo stato attuale il tratto può essere valutato sicuramente oltre il 7a. Anche azzerare non è immediato. 20m, 7a/7a+/A0.
Lo sviluppo del tiro chiave, 7a/7a+/A0.
La sesta lunghezza corre lungo lo spigolo della parete grigia che si sviluppa oltre la sosta. L’arrampicata si svolge in alternata tra il versante di destra e quello di sinistra seguendo le prese migliori. La progressione non presenta difficoltà particolari se si leggono bene i passaggi e solo verso la fine qualche passaggio più ostico permette di guadagnare la sommità della parete. Inizia ora una sezione molto brutta e sporca dove la gran parte delle prese è costituita da massi mobili che danno la fastidiosa sensazione di instabilità e pericolosità al passaggio. Prestare quindi molta attenzione lungo questo tratto. Facendosi spazio tra terra ed arbusti si raggiunge la base di un piccolo tettino che rappresenta l’ultima difficoltà della lunghezza. Una serie di passi atletici ma su prese relativamente buone consentono di superare e raggiungere la comoda fessura subito sopra il secondo fix visibile che sancisce il termine delle ostilità . Sebbene molte relazioni diano questo tratto come A0, è invece molto alla portata (sicuramente più del tiro precedente) con difficoltà che si aggirano attorno al 6c. Proseguendo in verticale ancora per pochi metri si passa attraverso una coppia di arbusti, che chiudono il passaggio, giungendo così al terrazzino di sosta. 35m, 6c/A0.
Simone lungo il primo pilastro della sesta lunghezza, 6c/A0.
Il settimo tiro è una lotta continua con gli arbusti, la terra ed i sassi che ogni due per tre ti rimangono in mano. Tutta la lunghezza è assai sporca e richiederebbe più di una passata di restyling. Si parte affrontando l’unico tratto solido del tiro: una pancetta oltre la sosta che si supera atleticamente grazie alle fonde fessure che la solcano nel punto più alto. Da qui in poi inizia una sequenza di terrazzini alberati, terriccio e roccette alternate a qualche raro passo su brevissime placchette giusto per dare un senso al tiro. La linea si sviluppa prima verso sinistra e poi verso destra seguendo la linea dei fix, che rimangono comunque ben visibili a parete, fino ad uscire su una larga cengia in vista del pronunciato tetto giallo, protagonista del prossimo tiro, che incute timore solo a gurdarlo. Sterzando verso sinistra si prosegue nel corridoio boschivo fino a superare un ultimo muretto che conduce alla sosta da attrezzare su due fix. 38m, 5c.
La partenza del settimo tiro, 5c.
L’ultima lunghezza è senza dubbio la più bella di tutta la salita e sinceramente era ora che un tiro meritasse davvero di essere salito! Sale il pronunciato strapiombo apparentemente molto repulsivo ma che in realtà ospita uno stretto canalino verticale che si affronta fisicamente ma con difficoltà umane. Si parte aggirando la nicchia di sosta verso sinistra e si prosegue in verticale lungo roccia gialla frastagliata che non dà un gran senso di stabilità ma che tutto sommato si muove poco. Obliquando verso destra si costeggia il tetto fino a cambiare versante con passo esposto ma ben manigliato. Ci si trova ora alla base del bellissimo canale che prosegue verticalmente sino al termine della parete. L’arrampicata è sicuramente fisica, visto che la parete strapiomba leggermente, ma tutte le prese sono al posto giusto facendo della resistenza una componente fondamentale al fine di superare agevolmente il tratto. In linea di massima si cerca di rimanere all’interno del canale per buona parte della sua lunghezza ed uscirne sulla sinistra in prossimità della fine dove le prese si fanno meno marcate ed è necessario attingere alle ultime energie per uscire sul terrazzino di sosta. Qui si attrezza un grosso albero e si recupera il compagno. 28m, 6b.
Martina impegnata lungo l’ultimo tiro, 6b.
Via con passaggi interessanti ma nel complesso molto sporca e da ripulire. Le prime tre lunghezze si svolgono su roccia buona e compatta ed offrono stili diversi. Anonimi sono invece i tiri centrali dove la vegetazione sta prendendo il sopravvento, mentre l’ultimo tiro è veramente bello e meritevole. Nonostante la linea sia protetta a fix non è da prendere sottogamba ed offre sicuramente ingaggio per chi vuole mettersi alla prova.
Tra il Colodri ed il monte Colt si estende una fascia rocciosa immediatamente riconoscibile grazie all’estesa placconata leggermente appoggiata che spicca subito all’occhio. Poco più a sinistra della placca principale è presente un secondo corridoio tra gli arbusti alla cui estremità più di sinistra si sviluppa la via “Il sole che struttura”. L’arrampicata è molto tecnica e prevalentemente su lavagna appoggiata che costringe ad una progressione sempre d’equilibrio.
Il primo tiro inizia in traverso verso sinistra lungo il muretto giallo. Dopo i primi metri verticali si raggiunge la base dello strapiombo soprastante che si segue rimanendo ai suoi piedi passando una coppia di cordoni e giungendo ad una rampetta ascendente che permette di vincere i primi balzi rocciosi. Qui è bene iniziare ad allungare qualche protezione in quanto la linea sui tetti forma angoli molto acuti. Superato un chiodo rinforzato con legnetti battuti si prosegue ancora un po’ verso sinistra raggiungendo così il tetto vero e proprio. Questo, estremamente lavorato a grosse e fonde fessure, risulta, contrariamente a quanto si possa pensare dal basso, veramente piacevole da affrontare e, sebbene un po’ di fisicità sia comunque necessaria, facile da superare. Lo si affronta traversando completamente verso destra fino a che una coppia di belle prese consente di rimontarlo nel suo punto più debole. Poco sopra, all’ombra di un arbusto, due cordoni invitano alla prima sosta. 30m, V+.
Simone in procinto di affrontare il tetto del primo tiro, V+.
La seconda lunghezza risale il ben visibile diedro che si sviluppa a destra della sosta. Per raggiungerlo si attraversano alcuni brevi risalti rocciosi traversando costantemente verso destra fino alla sua base. Qui è presente un cordone che protegge il passo iniziale non proprio intuitivo. Oltre questo è visibile un secondo cordone in uscita dal diedro mentre per il tratto centrale è necessario proteggersi a friend lungo la fessura che corre verticale. L’arrampicata è piacevole e sfrutta entrambe le pareti con un’avanzata a piccoli passi fino al termine delle difficoltà , dove buone prese consentono di guadagnare rapidamente metri e raggiungere il cordone bianco dove la parete inizia ad appoggiarsi. Gli ultimi facili passi, lungo placca fessurata, conducono in breve ai cordoni di sosta. 15m, V+.
Il breve secondo tiro, V+.
Il terzo tiro prosegue approcciando la bellissima placconata leggermente appoggiata che ci accompagnerà per le prossime lunghezze. In questo primo tratto si alternano sezioni in aderenza completa, dove il lavoro di piedi gioca un ruolo fondamentale visto che le mani sono spesso assenti, a punti in cui fonde fessure consentono di scaricare il peso dalle punte dei piedi e sciogliere un po’. Si inizia salendo leggermente a sinistra rispetto alla sosta proseguendo verticalmente lungo la placconata fino a raggiungere un primo stacco dove è possibile proteggersi grazie ad un cordone attorno a clessidra. Con progressione più agevole ci si sposta verso destra fino a raggiungere la verticale di un rigagnolo nerastro dove la linea torna a salire passando dapprima un fix ed in seguito un chiodo prima di giungere ad un secondo stacco fessurato. Piegando ora completamente verso destra si punta ad un cordone azzurrino ai piedi di una zolla che si raggiunge attraverso un bel traverso ancora in aderenza ma con prese per i piedi più nette e marcate. Tornando ora verso sinistra si affronta la placca finale del tiro che si vince elegantemente sfruttando la piccola fessurina al suo centro per allungarsi verso il terrazzino di sosta. Tiro molto bello, attenzione solo a qualche tratto non integrabile e con le protezioni distanti. 40m, VI.
La bella placconata a rigagnoli del terzo tiro, VI.
La quarta lunghezza è indubbiamente la più bella e sostenuta dell’intero itinerario. Come la precedente si svolge lungo placca appoggiata con protezioni molto distanziate e passi mediamente più severi. Qui l’unico stacco dalla sofferenza dei piedi continuamente in aderenza è dato da una lunga e larga fessura che taglia orizzontalmente la placca verso metà lunghezza. Col primo fix, decisamente in alto, a dettare la linea da seguire si avanza lungo le strette colate che caratterizzano questa sezione rocciosa e che formano gli unici “appigli” disponibili sia per mani che per piedi. La progressione è inesorabilmente lenta e la sensazione è quella di essere alle prime armi. Del resto l’arrampicata in placca è un’arte a sè, lontana dalla maggior parte degli standard moderni che prediligono forza a tecnica. Superato un chiodo si raggiunge la fessura orizzontale dove, nei tratti iniziali, è incastrato un solido dado che con un po’ d’impegno potrebbe anche essere estratto ma onestamente fa comodo averlo lì visto che anche il resto della fessura è da proteggere. La larghezza di questa rende però difficoltoso l’inserimento di friend a meno che non siano belli grandi. Solo verso il termine se ne riesce ad inserire uno molto piccolo. La progressione in fessura risulta comunque semplice, più difficile è invece uscirne per raggiungere la verticale dei fix successivi. Qui infatti si torna su placca e sui rigagnoli grigi che ci hanno accompagnato lungo i primi metri del tiro ma qui la pendenza è leggermente maggiore e la stabilità più precaria. Il primo fix è oltretutto posto in maniera tale che solo persone particolarmente alte lo raggiungono da posizione agevole, dando quindi quel pizzico di brivido in più al primo movimento dopo la fessura. Dopo il secondo fix le difficoltà calano e le fessure tornano ad impadronirsi della parete. In breve si raggiunge la sosta. 40m, VI+.
La lunga placconata della quarta lunghezza, VI+.
Il quinto tiro prosegue ancora per qualche metro lungo la placca ora meno aperta e più costretta a canale delimitato dalla vegetazione. Con arrampicata analoga a quella dei tiri precedenti si punta al luccicante fix posto a metà parete che si raggiunge agevolmente con diverse possibilità di inserire protezioni rapide. Raggiunto il fix un ostico muretto si intrapone tra noi ed il terrazzino alberato dove di fatto le difficoltà terminano. Con passi in aderenza ed equilibrio si vince la placchetta e ci si sposta verso destra sul terrazzino dove si prosegue verticalmente lungo semplici rocce rotte alternate a piccoli balzetti. Mano a mano che si sale la pendenza della parete si fa più dolce fino a a che scompare completamente in corrispondenza del cordone di sosta in prossimità dell’evidente traccia che conduce all’interno del boschetto del tiro seguente. 40m, V+.
La placca iniziale del quinto tiro, V+.
La sesta lunghezza non è altro che il congiungimento tra le due pareti rocciose. La roccia si vede a malapena, più una passeggiata nel bosco che arrampicata. Si inizia a seguire la linea di alberi marcati con bollo rosso che sale verso sinistra, alcuni di essi sono già muniti di cordone, sino a giungere alla zona pianeggiante ai piedi della parete successiva. La via prosegue sul lato destro della parete in corrispondenza di un cordone. Non lasciarsi ingannare dal bollo rosso sulla sinistra. 30m, I.
Martina lungo il tiro di congiungimento, I.
Il settimo tiro continua lungo il diedro che si sviluppa a destra della sosta con arrampicata piuttosto semplice grazie alle numerose prese di cui è composto. Si esce verso sinistra alla base di una placchetta lavorata a gocce e leggermente appoggiata che obliqua verso sinistra seguendo il tettino ad arco che la chiude. Un passo in aderenza consente di guadagnare la base di un secondo diedro che torna a salire leggermente verso destra. Questo, bello fessurato, è molto piacevole da affrontare ed offre molteplici possibilità di inserimento per dadi e friend. Solo verso il termine del diedro è presente un passo più ostico in dulfer per uscirne sulla destra. Qui è possibile inserire l’ultima protezione rapida prima di iniziare un breve e semplice traverso verso sinistra che consente di guadagnare il terrazzino di sosta accanto ad un albero. Tiro carino che si distingue come stile rispetto al resto della via. 35m, V+.
Martina verso il termine del settimo tiro, V+.
L’ultima lunghezza prosegue lungo il muretto oltre la sosta con passo iniziale non semplice per rimontare la rampetta che si sviluppa dolcemente verso destra. Dopo alcuni metri ci si trova ai piedi della placconata finale frastagliata ed intervallata da numerosi terrazzamenti. La linea segue il corridoio sgombro da vegetazione con bella arrampicata lungo roccia solida e sana. Obliquando verso sinistra si affronta la prima sezione placcosa con movimenti in aderenza ed allungo finale per rimontare il terrazzino soprastante. Da qui si continuano a seguire le fascie rocciose sulla sinistra che si affrontano senza troppi problemi grazie alle numerose fonde fessure che le solcano. In vista del culmine della parete si torna a salire verticalmente attraverso roccette appoggiate alternate a brevi placchette più compatte. In breve si raggiunge il boschetto sommitale dove si sosta su singolo fix. Tiro abbastanza lungo ma lineare, considerare la possibilità di attrezzare una sosta intermedia nel caso la lunghezza delle corde non sia sufficiente a raggiungere l’uscita. 55m, V.
L’inizio dell’ultima lunghezza, V.
A chi piacciono le placche è una via sicuramente da non lasciarsi sfuggire. Molto belli sono infatti i tiri centrali, mai banali con protezioni distanti e da integrare. Nel complesso tutti i tiri, tranne quello di collegamento, sono meritevoli ed offrono arrampicata varia e bei movimenti. Noi la consigliamo ma non sottovalutatela.
Stanchi e provati da un sabato intenso sulla neve, la domenica scendiamo verso Arco per salire qualcosa di apparentemente tranquillo sulla parete di San Paolo. Questa volta la scelta ricade sulla via “Sulle tracce di Dario”, itinerario di stampo alpinistico con qualche fix nei punti più delicati.
Il primo tiro sale lungo il breve muretto chiuso da un piccolo strapiombo, in direzione di un evidente spit a parete. Il primo passo per portarsi sul muretto è ricercato ma una volta a parete si inizia una corta traversata verso destra, su roccette staccate, oltrepassando un cordoncino in kevlar bianco. Si sale ora puntando al tetto che si supera seguendo le buone prese che si sviluppano verso sinistra sopra di esso. Rimontato questo, con passo atletico, si entra in un tratto caratterizzato da placchetta appoggiata che si segue verticalmente fino ad un cordone. Si prosegue poi sulla destra seguendo la sequenza di brevi terrazzamenti che conduce alla cengia dove è presente la sosta da attrezzare su fix ed anello. 20m, V+.
Simone all’inizio della via, V+.
La seconda lunghezza aggira lo spigolo della parete verso destra per entrare in un vago canalino che, con passo non semplice in allungo, consente di rimontare al di sopra del tettino soprastante la sosta. Ci si sposta quindi verso sinistra per tornare sulla verticale dell’assicuratore e da qui diritti oltre la facile placchetta fino alla base di una seconda parete che sale decisamente più verticale. Qui è presente la sequenza chiave del tiro: un masso sulla sinistra permette di guadagnare i centimetri necessari per arrivare alla presa a sinistra del fix che consente di rinviare ed iniziare a spostarsi verso destra. Le prese qui sono rade e scomode costringendo ad un’arrampicata prevalentemente d’equilibrio per raggiungere la lama ascendente che determina la fine delle ostilità . Proseguendo verso destra e poi in verticale si supera una coppia di fessure, da proteggere con friend medio/grandi, ritrovandosi in breve al di sopra della larga cengia di sosta. Tiro delicato e sostenuto, da non sottovalutare. 30m, VI+.
Martina superate le difficoltà della seconda lunghezza, VI+.
Il terzo tiro prosegue verticamente rispetto alla sosta lungo la fessura a ‘C’ con evidente cordone incastrato alla base. Con bella arrampicata divertente la si segue prima verso sinistra e poi verso destra fino a raggiungere un terrazzino alberato che si rimonta prestando attenzione ai massi incastrati. Proseguendo un paio di metri sulla destra si giunge in prossimità di una fessura orizzontale dove è possibile inserire un friend per integrare le protezioni. Qui si inizia anche a salire più verticali e, seguendo la linea dettata dal repulsivo arco che chiude la parete, si arriva sotto un pronunciato becco roccioso dal quale penzola un cordone. Per rimontare la sporgenza si entra ad incastro nel simil-diedro che si forma con la parete di destra e lo si segue quel poco che basta per raggiungere le comode prese che consentono di risalire le difficoltà . Una volta in piedi sul becco si prosegue verso destra in direzione di un fix e quindi, senza ulteriori difficoltà , alla sosta su anello e cordone incastrato. 32m, VI-.
Il frastagliato terzo tiro, VI-.
La quarta lunghezza è piuttosto breve e si svolge lungo roccia abbastanza scadente per tutta la sua interezza. Si parte seguendo la rampa obliqua, solcata da larga fessura, che si sviluppa a sinistra della sosta fino a rimontare su una cengia alberata. Passando attraverso una coppia di arbusti si raggiunge in breve una piccola paretina che si sviluppa verso destra. Qui la roccia è composta principalmente da grossi massi e nel complesso non è il massimo. Puntando al fix trapanato in una delle poche sezioni sane si sale comunque senza troppa difficoltà fino a raggiungerlo dove si torna ad arrampicare in verticale fino a rimontare la larga terrazza di sosta con passo finale delicato. Tiro molto di congiungimento: attenzione a non smuovere troppi massi. 20m, V.
Simone lungo il primo tratto della quarta lunghezza, V.
Il quinto tiro traversa verso sinistra aggirando sul terrazzino il blocco dove è posizionata la sosta raggiungendo così la base di una parete caratterizzata da strapiombetti gialli. La roccia qui migliora un po’ anche se si continua ad avere la sensazione che quello che si tiene si possa staccare da un momento all’altro. Si risalgono facilmente i primi metri della paretina fino ad un primo cordoncino penzolante. Qui, spostandosi leggermente verso destra, si rimonta al di sopra dello strapiombetto raggiungendo un secondo cordone penzolante dove lo strapiombo si fa più marcato. Con arrampicata fisica, ma agevolata dalle buone prese a parete, si sale il tetto scaglionato spostandosi mano a mano sempre più verso sinistra dove questo “spiana” e risulta più agevole proseguire. Si affronta qui un muretto placcoso leggermante appoggiato che prosegue verso destra. Al termine di questo c’è un terrazzino dove, sulla parete opposta, è presente la sosta all’ombra degli arbusti. 30m, VI.
Le rocce scaglionate del quinto tiro, VI.
La sesta lunghezza è la più bella e meritevole di tutto l’itinerario, non solo per la qualità della roccia ma anche per la varietà dei passaggi, sempre piuttosto continui, che offre. I primi metri si svolgono lungo muro lavorato da belle canne grumose, non totalmente formate, che scendono come una colata lavica a coprire la parete. Superate queste si affronta un tettino appena pronunciato che si supera abbastanza agevolmente grazie alle fonde fessure che ne solcano la parete sommitale. Spostandosi ora leggermente a destra ci si trova davanti ad una lunga placca che prosegue verticale e dove risiedono le difficoltà maggiori della lunghezza. Sebbene non proprio logica la linea è evidente e serpeggia prima a destra e poi a sinistra alla ricerca delle prese migliori. L’arrampicata è prevalentemente di movimento ed è spesso necessario controbilanciare il corpo al termine di ogni sequenza. I punti di riposo sono vari ma giunti ad una larga fessura che obliqua decisa verso sinistra è possibile tirare il fiato completamente. Il grosso oramai è superato e non resta che seguire la fessura fino alla base di una breve parete finale. Questa è decisamente più appoggiata rispetto alla precedente e prosegue verso destra fino a raggiungere la famosa “cengia rossastra” caratteristica di questa fascia della parete. Dopo un passagio finale d’equilibrio la si rimonta e si sosta. 30m, VII.
La partenza della sesta lunghezza, VII.
L’ultimo tiro, a nostro avviso abbastanza forzato, permette di raggiungere la sommità della fascia rocciosa attraverso un traverso, aereo e fisico, che supera i tetti a scaglie sopra la sosta. La qualità della roccia è scadente ed al nostro passaggio più di qualche masso è volato verso valle fermandosi però fortunatamente sulla cengia sottostante. Salendo in verticale si raggiunge una grossa scaglia sotto il tetto che si segue verso destra fino al termine dove rimontare risulta essere più agevole. I passi sono comunque fisici e le prese spesso distanziate costringono a faticose trazioni. Superato il tetto si prosegue su parete appoggiata con roccia più solida fino a giungere al piccolo strapiombo finale che si supera senza difficoltà . Il terrazzino di sosta è molto panoramico ed offre una bella visuale sulla vallata che fa da sfondo suggestivo all’arrivo del secondo di cordata. 25m, VI+.
Martina balza verso la vetta al termine dell’ultimo tiro, VI+.
Via abbastanza discontinua anche se a tratti offre spunti interessanti. Il secondo ed il sesto sono con tutta probabilità i tiri più belli dove emergono anche le difficoltà maggiori. La linea è protetta a cordoni e qualche spit ma è necessario integrare molti punti per una salita sicura. Vista la recente apertura non sono presenti tratti usurati, merce rara in quel di San Paolo! Attenzione solo ai tiri in cui la roccia non è stabile.
Come lo scorso weekend torniamo alla parete della Croce di Ceniga intenti ad affrontare la “via dell’Arco”, una linea molto recente e decisamente plaisir, attrezzata a cordoni e fix dove friend e dadi risultano pressochè inutili. Il sole ci accoglie appena giunti alla base della parete e ci motiva ad iniziare.
Il primo tiro segue per tutta la sua interezza la rampa fessurata che si sviluppa a sinistra rispetto alla scritta blu a parete. I cordoni che penzolano verticali fanno invece parte della via “Linea Magica”. Si inizia rimontando un breve muretto iniziale che conduce proprio alla rampa. Qui la linea di cordoni su clessidre rende evidente il percorso che si sviluppa traversando verso sinistra con arrampicata spensierata e piacevole grazie alle fonde lame che accompagnano la progressione. L’ostacolo più grande si trova poco prima della metà del traverso dove una pronunciata pancia costringe ad abbassarsi leggermente per essere superata. Si torna quindi a traversare facilmente verso sinistra fino a quando si nota una linea di cordoni che sale dalla parete sottostante e prosegue verso una sosta con cordone blu. Questa è la via “Placca Centrale” che si lascia sulla sinistra per proseguire in verticale in corrispondenza di un fix a parete. Le accoglienti lame bianche che si susseguono portano senza difficoltà alla sosta da attrezzare su fix ed anello. 30m, IV+.
Simone lungo la rampa del primo tiro, IV+.
La seconda lunghezza risale il muretto compatto oltre la sosta fino a raggiungere il pronunciato tetto ad arco (che dà il nome alla via) seguendolo per la sua interezza. Lungo i primi metri l’arrampicata risulta essere principalmente di equilibrio con le prese da ricercare. Nel punto di massima verticalità è presente il passo chiave che si conclude al raggiungimento di una serie di evidenti rovesci. Da qui si traversa di poco verso sinistra, rimanendo su di una rampetta con i piedi, e si torna verticali all’altezza del fix a parete. Raggiunta la base dell’arco inizia un bellissimo traverso verso destra su roccia maestosamente lavorata da solidi grumoli che a guardarli da vicino appaiono come minuscole stalagmiti ben ordinate in file e colonne. In tutto il traverso l’arrampicata è puramente di movimento con i piedi che si spostano tra un appoggio e l’altro e le mani che mantengono l’equilibrio. Giunti in vista della sosta le prese tornano più nette e risulta comodo discendere per qualche centimetro prima di raggiungerla definitivamente. 30m, VI.
Martina sotto il caratteristico arco che dà il nome alla via, VI.
Il terzo tiro è abbastanza breve e poco degno di nota. Inizia rimontando l’arco nel suo punto più debole, di poco a sinistra della sosta, prestando particolare attenzione al grosso masso, fissato con un tondino alla parete, che si è quasi costretti ad utilizzare per superare le prime difficoltà . Una volta in piedi sopra l’arco inizia un facile traverso verso sinistra, su parete appoggiata, in direzione di un arbusto dove, una volta raggiunta la verticale, si torna a salire fino all’anello di sosta da rinforzare con l’aiuto del cordone alla sua sinistra. A parte il primo passo iniziale, fisico ma ben appigliato, l’arrampicata risulta facile e spensierata lungo tutto il tiro, potrebbe tornare comodo un friend medio per proteggere il secondo di cordata lungo il traverso. 25m, V.
Simone lungo il terzo tiro, V.
La quarta lunghezza prosegue a sinistra della sosta traversando brevemente fino a dove il tetto che chiude la parete è più pronunciato ed offre le prese migliori. Qui si risale atleticamente raggiungendo una comoda fessura che consente di giungere alla placca soprastante che si segue obliquando leggermente verso sinistra fino ad una piccola pancia. Rimontata quest’ultima una serie di passaggi in aderenza permettono di traversare verso destra fino alla sosta della “via Crucis” che in questo punto incrocia la nostra linea proseguendo poi verso sinistra. Lasciando la sosta alle spalle si prosegue verso destra rimontando un terrazzino con passo non semplice: una presetta posta in alto sulla sinistra agevola l’operazione. Continuando ancora verso destra per qualche metro, senza difficoltà particolari, si termina in sosta. 28m, VI-.
I primi metri della quarta lunghezza, VI-.
L’ultimo tiro continua verticalmente lungo la sequenza di terrazzamenti gialli che si susseguono uno dietro l’altro. Quando questi terminano inizia un lungo terrazzo che si rimonta con passaggio fisico. Si segue quindi il terrazzo verso sinistra per tutta la sua interezza fino a raggiungere un arbusto che impedisce di proseguire ulteriormente. Qui si torna in verticale sulla placchetta grigia soprastante che in breve tempo si appoggia e si frastaglia perdendo interesse e scoprendo rocce più instabili e delicate. La via evita ora il brutto canale che corre verticale aggirandolo sulla parete di sinistra leggermente più solida e compatta. La sezione non è comunque delle migliori ed è necessario muoversi con cautela. Le difficoltà contenute permettono in ogni caso di raggiungere senza troppi problemi la cima della parete dove una serie di grossi arbusti invitano alla sosta subito sotto la croce di Ceniga. 38m, V.
I balzi rocciosi dell’ultimo tiro, V.
Via nel complesso facile e piacevole, con roccia buona lungo tutto il percorso a parte sui metri finali. Il secondo tiro è particolarmente bello e meritevole ma in generale anche gli altri si difendono bene. La chiodatura è ottima lungo tutto l’itinerario.
Un’altra bellissima giornata temperata è prevista pressochè ovunque in Trentino. La neve sta scomparendo da quasi tutte le cime visibili dal capoluogo motivo in più per godersi il sole che riflette sulle pareti che circondano la valle del Sarca. Questa volta scegliamo di approcciare una delle ultime nate in zona: la via “Sandra” alla parete sottostante la croce di Ceniga al monte Colt.
Il primo tiro corre obliquo lungo la larga rampa a strisce gialle e grige che si sviluppa a sinistra rispetto alla scritta blu che identifica la via. Per raggiungerla si affronta un semplice tratto verticale protetto da cordone. Si inizia ora ad attraversare, senza particolari difficoltà , verso sinistra seguendo l’evidente linea di cordoni su clessidre artificiali ricavate subito sotto il tetto che chiude la rampa. L’arrampicata è tutta di movimento con i piedi che si muovo tra un appoggio e l’altro e le mani che si avventurano tra piccoli conglomerati rocciosi che regalano particolare grip e particolari sensazioni al tatto. Terminata la rampa si torna a salire in verticale lungo il bellissimo diedro che si forma alla fine del tetto. Qui è presente il passo chiave del tiro: scomode prese nei pressi del diedro consentono di alzare i piedi quanto basta a raggiungere la comoda presa sotto il cordone a parete. Con un ultimo sforzo si risale il muretto di sinistra continuando il breve traverso fino all’evidente sosta da attrezzare su fix ed anello. 20m, VI-.
Martina lungo il bel traverso della prima lunghezza, VI-.
La seconda lunghezza inizia con un bel traverso esposto verso sinistra dove è presente anche il passo chiave della via. Con movimenti delicati si discende leggermente per raggiungere i bei appoggi per i piedi aggirando lo spigolo della parete. Si torna ora a salire verticalmente raggiungendo le comode e fonde prese alla base di un cordone che si abbandona sulla destra per proseguire il traverso. Qui un bel movimento con incrocio di braccia permette di uscire da quest’ultimo e tirare il fiato. La linea prosegue ora lungo il muro soprastante con arrampicata bella e sostenuta attraverso un’alternanza di buone fessure e prese meno marcate su parete tendenzialmente verticale. Proprio il passaggio in uscita è il più complesso e costringe a spostarsi verso sinistra alla ricerca delle prese migliori per raggiungere il terrazzo soprastante. Inizia ora una facile sezione di trasferimento verso la parete successiva, su roccette scadenti, dove è necessario prestare attenzione a non smuovere troppi sassi. Un’ultima breve fascia rocciosa, con movimento in uscita verso destra, conduce alla sosta. 35m, VII-.
Simone all’inizio del secondo tiro, VII-.
Il terzo tiro prosegue verso destra aggirando la sosta ed immettendosi all’interno di un diedro fessurato. Si sale lungo questo sfruttando la parete di sinistra e la piramide staccata di destra (evitando di appoggiarci troppo peso per non dover annunciare la caduta di una lavatrice a tutta la vallata). Al termine del diedro, in corrispondenza di un cordone bianco, si esce sulla rampa di sinistra con movimento tutt’altro che scontato. Qui, per integrare le protezioni in loco, è possibile inserire alcuni friend medi. Rimasti sulla rampa la si segue per pochi metri fino a raggiungere dapprima un cordone ed in seguito un chiodo a pochi passi dalla sosta raggiungibile senza ulteriori difficoltà . 20m, VI-.
La caratteristica piramide in partenza del terzo tiro, VI-.
La quarta lunghezza risale il muretto nero subito a sinistra della sosta con passo iniziale abbastanza complicato che costringe a tornare verso destra alla ricerca delle prese che consentono di superare con minori difficoltà la pancetta liscia. Oltrepassata questa si inizia ad obliquare verso sinistra seguendo la linea di clessidre a parete che in breve e senza difficoltà particolari conduce ad una semplice rampa che si segue nella sua interezza fino a che la parete torna a verticalizzarsi all’interno di un diedro. Qui si torna a curvare verso destra sull’evidente placca che si supera in aderenza e che porta alla base di un piccolo tettino che la chiude. Ci si sposta quindi verso destra per superarlo nel suo punto più debole con passo atletico. A parte la grande lama subito sopra il tetto, che consente una buona spinta iniziale, le prese buone sono rade e rimontarlo completamente non è semplicissimo. Una volta sopra si raggiunge in breve la sosta posta all’interno di una nicchia. 25m, VI.
La linea della quarta lunghezza, VI.
Il quinto tiro fuoriesce dalla nicchia aggirando la parete di sinistra che si sviluppa a “fungo”. Attenzione quindi a dove far passare le corde per evitare che si incastrino tra il “gambo” ed il “cappello”. Aggirata la parete si torna a salire in verticale sul bel muretto che in breve incontra una rampa che prosegue verso sinistra. Seguendo quest’ultima senza difficoltà rilevanti si raggiunge la verticale della via “Linea Magica” con evidente sosta sottostante. Si prosegue lungo questa fino al raggiungimento di un fix alla cui sinistra è presente un chiodo rosso ed una freccia blu con lettera “S” ad indicare il proseguo della via. Qui si sviluppa anche una larga fessura orizzontale che si segue verso sinistra. Il tratto è poco protetto ma facilmente integrabile a friend medi. Aggirata la parete la fessura si allarga diventando un minuto terrazzino sul quale è possibile procedere accovacciati fino al grosso masso che impedisce ulteriormente la progressione. Questo viene superato sporgendosi all’esterno del terrazzo raggiungendo così la sosta subito oltre. 32m, V+.
Martina al termine del quinto tiro, V+.
L’ultima lunghezza prosegue lungo l’evidente fessura a sinistra della sosta che si supera atleticamente fino a che si raggiunge un piccolo terrazzino dove inizia una pronunciata pancia. Qui è presente l’ultima difficoltà della giornata: movimenti in aderenza in placca consentono di vincere la pancia e raggiungere le fessure più marcate soprastanti. Si prosegue ora lungo roccia più appoggiata estremamente lavorata dall’acqua. Mano a mano che si sale la parete si fa meno pendente fino a trasformarsi in cengia in corrispondenza dei due cordoni di sosta. 25m, VI.
La bella roccia lavorata in uscita della via, VI.
Nel complesso una bella via metà sportiva e metà alpinistica con passaggi interessanti su roccia quasi sempre solida. Attenzione nel caso ci siano cordate sulla via “Linea Magica” a non incrociare le corde sul traverso del quinto tiro.