Tu chioda che poi io fa

Quando si parla di Monte Colt ai più viene in mente solo la parete di San Paolo. Ma le numerose vie che offre questa montagna non sono limitate alla fascia di roccia subito sopra la strada che porta da Arco a Ceniga. C’è altro, molto altro da scoprire. Tutta la sommità è infatti teatro di brevi ma interessanti linee, sia recenti che un pò più vetuste. In questo angolo un pò nascosto ed un pò dimenticato spicca per bellezza la via “Tu chioda che poi io fa”, sulla Parete Sconosciuta. Solo 4 lunghezze, ottima per mezze giornate invernali e con una roccia di qualità eccelsa.

Il primo tiro è forse il più bello ed interessante. Nulla a togliere ad il resto della salita, ma anche da solo è un monotiro di rara bellezza. La roccia è una tela lavorata a gocce, più o meno fonde, un’opera d’arte a cielo aperto dall’inizio alla fine del tiro. Ne è tappezzato ogni centimetro in altezza e persino in larghezza, gocce belle quanto taglienti. Bastarde a volte. Ma nonostante così tante opportunità possano disorientare la linea è sintuosa e ben delineata: in partenza si rimonta un muretto su roccia giallastra fino ad un alberello che detto francamente sta proprio in mezzo. Da qui parte lo splendido muro verticale. Un piccolo traverso a sinistra precede un ulteriore traverso a destra fino ad incontrare la roccia grigia che ci accompagnerà fino alla fine della via, mutando progressivamente. Non ci sono passaggi particolarmente impegnativi o delicati ed ogni tanto ci sono anche dei buoni riposi. C’è solo qualche breve passaggio d’equilibrio. Alla fine del muretto è presente una piccola cengia, grande giusto la lunghezza di un piede, dove è presente la sosta. 6b, 30m.

La partenza del primo tiro, 6b.

La seconda lunghezza inizia a traversare verso sinistra per evitare le rocce rotte soprastanti. Dopo giusto qualche metro ci si trova sotto la verticale di un’altro muretto grigio. Questa volta le gocce lasciano il posto ai classici conglomerati della valle ma l’arrampicata rimane comunque interessante. Il singolo ad inizio muretto da il grado a tutto il tiro e ci si può godere il resto della lunghezza in serenità. Si esce dopo poco su cengia dove si trova la solida sosta. 6a, 30m.

Il terzo tiro rimonta i facili gradoni sulla sinistra della sosta per poi entrare nella vegetazione sulla destra. A questo punto si percorre qualche metro tra cespugli ed alberi prima di raggiungere la sosta successiva posizionata alla base del diedro dell’ultimo tiro. La difficoltà maggiore del tiro si è rivelata essere proprio la sosta, se si è bassi ci si deve un po’ arrangiare. 4c, 30m.

Il traverso della terza lunghezza, 4c.

L’ultima lunghezza risale il bel diedro obliquo sulla destra della sosta. Le difficoltà del tiro sono contenute e la chiodature è ottima. Il passaggio chiave è l’uscita dal diedro stesso che, tuttavia, si effettua in totale sicurezza. Da qui in poi si sviluppa una bellissima placca molto appoggiata, peccato proprio per l’eccessiva inclinazione che rende i passaggi non troppo interessanti. La roccia risulta molto compatta e continuando a risalire veticalmente e poi leggermente a destra si giunge all’uscita della via. 5c, 45m.

Il bel diedro dell’ultimo tiro, 5c.

Salita molto bella e di soddisfazione su roccia fantastica. La chiodatura estremamente revvicinata rende ogni passaggio facilmente azzerabile. Complimenti all’apritore, linea molto consigliata.

Sintesi

Ritornare nella Valle del Sarca dopo tanto tempo causa covid e dopo una stagione estiva passata tra le Dolomiti, ci rammenta che anche questo posto conserva ancora un suo magico fascino. Direzione Coste dell’Anglone: una fascia rocciosa che si estende sopra gli abitati di dro e ceniga. La parete di per sé non è molto alta ma offre belle e divertenti vie su ottima roccia. Tra le tante linee tracciate c’è “Sintesi”, l’obiettivo di oggi.

Il primo tiro è molto breve, giusto qualche metro: si tratta di una sezione di circa 8 metri che supponiamo sia stata pensata appositamente per non sostare lungo la traccia di avvicinamento. Si sale comunque leggermente a sinistra di una placca e con un paio di passaggi semplice si giunge in cengia dove è presente la sosta su anello e spit. 8m, V.

Dalla prima sosta si risale un paio di metri fino ad una clessidra dalla quale si inizia ad attraversare verso sinistra su prese buone, piccoli piedi e roccia ottima che fa apprezzare da subito ogni movimento. Alla fine del traverso si nota un lametta staccata sopra un piccolo strapiombo: è il passaggio più delicato della via a nostro parere. Salire verticalmente verso il chiodo soprastante, su piccole tacche e piccoli appoggi per i piedi è tutt’altro che facile. Il tiro prosegue poi in continuità su leggero strapiombo su prese più buone fino ad una pianta dove poi si traversa verso sinistra un paio di metri e si incontra la sosta (Anello + spit). 30m, VI+.

L’ultimo tratto del secondo tiro, VI+.

Gia dalla sosta si può notare la bellezza del prossimo tiro: un lama/diedro stacca sale verso sinistra, la sua larghezza cosente di proteggersi bene e l’ottima roccia rende i passaggi divertenti. Dove la fessura inizia a stringersi parte un diedro che piega leggermente verso destra, si notano da sotto due clessidre. Lo si sale atleticamente sempre su buone mani e piedi. Alla fine del diedro si sale su una zona erbosa dove presente un albero con cordoni per la sosta. V+, 30m.

Il quarto tiro lo potremmo valutare come un congiungimento tra sezioni. Si tratta di una lunga ma facile arrampicata su due placchette distinte intervallate da terrazzini. Qui sono presenti clessidre, spit e chiodi. IV+, 30m.

Le due distinte placchette del quarto tiro, IV+.

Da qui in poi il paesaggio sopra la testa cambia completamente. Si possono vedere chiaramente i tetti che ci sovrastano e l’ambiente diventa decisamente più roccioso. Si parte in placca con passaggi delicati fino ad una lama ben visibile protetta a spit. La si sormonta. Ora la roccia cambia improvvisamente e da placcosa diventa tutta lavorata a buchi scavati dalle gocce. Si sale fino ad una clessidra la quale ci indica la partenza di un traverso verso destra. Qui vi consigliamo di prendere un attimo il fiato e poi godervi in tutta serenità questo incredibile susseguirsi di canne lavorate che sembrano state scolpite li appositamente per voi. VI+, 30m.

Il quinto tiro, VI+.

Il sesto tiro prosegue su una placca rossa con tacche ben lavorate per alcuni metri per poi seguire una leggera lama obliqua verso destra su buone prese fin sotto un tetto dal quale, stando sotto di esso, si traversa verso sinistra sino alla sosta. V+, 25m.

Sulla sosta del sesto tiro, V+.

Dalla sosta ci si alza giusto un paio di metri fino ad uno spit per notare la clessidra rossa sulla destra. La si raggiunge per poi proseguire in verticale su piccole prese e con passaggi delicati fino sotto al grande tetto strapiombante. Quest’ultimo, essendo molto pronunciato, rende difficoltoso lo stazionarci sotto, spingendoti lontano dalla parete. Si prosegue obliquando verso sinistra fino ad un chiodo. Alla sua destra è presente un cordone bianco penzolante: qui le prese sono piccole e non si capisce bene se sopra il tetto ci sia qualcosa o meno. Facciamo un paio di tentativi poi ci aggrappiamo al cordone e ci tiriamo su. Poco più in alto di dove è stato incastrato il cordone scopriamo esserci un bel bidito scavato ma il passaggio per noi è decisamente troppo lungo e duro da effettuare. Saliamo quindi ancora un paio di metri su buone prese fino alla sosta. VI e A0, 22m.

L’ottavo tiro parte subito verso destra per raggiungere una lama. Da qui si prosegue in direzione di un fico superandolo. Tutto il tratto presenta bei passaggi d’arrampicata. Si giunge rapidamente ad una sosta intermedia. Usciti dalla lama verso destra, con passaggio strapiombante su prese svase, si traversa stando bassi verso destra fino sotto ad un’altro tetto. Quest’ultimo risulta essere ben appigliato e, seppur atletico e di forte esposizione, lo si sale facilmente fino a ragiungere l’anello di sosta con spit di supporto. VI+, 40m.

In uscita dall’ottavo tiro, VI+.

L’ultimo tiro della via è una placca appoggiata ben fessurata che sale verso destra e porta all’uscita della via su un colatoio di sassi dove bisogna prestare molta attenzione. V, 25m.

La via nel complesso presenta un arrampicata sempre entusiasmante, la roccia è ottima in tutta la sua lunghezza. Le soste presenti, a parte quella della terza lunghezza che è su albero, sono su anello e spit e le protezioni presenti nei tratti difficili rendono la via un buon mix tra arrampicata sportiva e alpinismo.

Oksana

Pomeriggio mettono tempo incerto, giornata ottima per per fare una via non troppo lunga in mattinata in valle del Sarca. La scelta questa volta ricade su “Oksana” sul Sass dela Vecia alle Coste dell’Anglone, proprio sopra l’abitato di Ceniga. Sulla carta 8 tiri con difficoltà abbastanza continue intorno al 6a+ con brevi passi di 6b. La mattina il cielo sopra di noi è limpido, ma in lontananza verso Riva del Garda qualche nuovolona grigia inizia già a fare la sua comparsa. Tutto sommato sembra che il meteo regga e verso 10:30 approcciamo la via.

Il primo parte subito forte: boulderino in partenza che lascia presumere che il resto della via non sarà proprio una passeggiata. Fortunatamente il passaggio è breve ed abbastanza indolore se si trovano le giuste prese. Superato il primo tratto si traversa di netto verso destra per qualche metro per rimanere sui tratti meno terrosi della roccia. Da qui si riprosegue verticalmente con bellissima arrampicata in placca con lama verticale di supporto sulla destra. Centralmente invece qualche buchetto ben lavorato permette di giungere sul largo terrazzino con passo finale atletico. 6a+/6b, 30m.

Simone sul primo tiro, 6a+/6b.

La seconda lunghezza risale verso sinistra su facili roccette passando inevitabilmente attraverso qualche albero fino a giungere alla sosta attrezzata con cordoni su un albero. 3a, 20m.

Il terzo tiro si svolge prevalentemente in placca con passaggio finale all’interno del diedro che caratterizzerà la salita del tiro successivo. La placca sottostante non presenta particolari difficoltà se non un passaggino verso la metà. Si tratta di un ostico traverso verso sinistra con pochi piedi e mani scadenti: è necessario fidarsi molto dei piedi ma il passaggio è ben protetto quindi respiro profondo e via. Da qui un breve tratto con arrampicata facile porta alla base del diedro. Approciandolo sulla destra si giunge brevemente alla sosta. Controllare bene le prese alla base del diedro perchè alcune non sembrano molto stabili. 6a+, 30m.

Martina in uscita del terzo tiro, 6a+.

Il quarto tiro è forse il più bello di tutta la via: si sviluppa verticalmente in un bel diedro tecnico con belle prese per mani e piedi. La roccia, sempre solida, varia tra le tipiche gocce di calcare, belle canne e conglomerati grumosi che creano stabili supporti per i piedi. L’arrampicata risulta molto divertente e, anche se per poco, libera dalla vegetazione che caratterizza gran parte della via. Alla fine del diedro si presenta un breve traverso verso destra prima di arrivare alla sosta su un terrazzino all’ombra di un albero. 6a+, 30m.

Gambe aperte sul diedro della quarta lunghezza, 6a+.

Il quinto tiro è molto breve e le difficoltà sono limitate ai primi 6-7 metri. Il tratto è leggermente strapiombante ma è sempre caratterizzato da buone prese per le mani e per i piedi. Superato questo spezzone la via continua per qualche metro su terrazzini terrosi per poi tornare su placca verticale per gli ultimi metri. La placca va affrontata sulla destra in quanto alla sinistra sono presenti un pò di roccette instabili. La sosta si trova proprio a metà placca, poco sotto l’evidente tettino. 6a+, 20m.

Simone all’inizio del quinto tiro, 6a+.

La sesta lunghezza conclude la placchetta appena scalata e si approccia al tetto che, assieme all’ultimo tiro, giustifica il grado complessivo della via. Nonostante possa sembrare ostico in realtà a nostro avviso il passaggio chiave sono i 5-6 movimenti molto tecnici perima di giungere allo strapiombo. Il passaggio sul tetto, per suo contro, è molto ben manigliato e l’unica difficoltà reale sta nel raggiungere la tasca soprastante tenendo un rovescio ed alzando bene i piedi. Oltrepassato lo strapiombo si scala ancora per pochi metri per addentrarsi nella cengia dove è presente la sosta. 6b, 25m.

Approccio al sesto tiro, 6b.

La settima lunghezza risale la facile placca inizialmente verso sinistra seguendo la linea degli spit per poi traversare per qualche metro verso destra ed infine risalire verticalmente fino alla sosta. L’arrampicata non è particolarmente entusiasmante e risulta intralciata dalla vegetazione. La scelta di utilizzare due mezze corde piuttosto che una corda da singola si è rivelata particolarmente utile in questo tiro per evitare attrito eccessivo. 5b, 20m.

Zigzagando sulla settima lunghezza, 5b.

L’ultima lunghezza sembra una fotocopia del sesto tiro: passaggini tecnici in placca e risalita del tetto soprastante. La placchetta sotto il tetto non è affatto banale ma si supera con qualche gioco d’equilibro stando sulla destra. Una volta giunti sotto il tetto ci si allunga per raggiungere la comoda ed evidente presa sulla destra che si tiene per alzarsi bene e riposizionare le mani alte nelle taschine sopra lo strapiombo. Da qui in poi è pura formalità: dopo un breve tratto verticale, una placchettina breve ed appoggiata conduce direttamente all’ingresso del bosco dove è presente l’albero con l’ultima sosta decretando così la fine della via. 6b, 30m.

Oksana è una via nel complesso piacevole, mai faticosa, senza difficoltà eccessive e dalla linea estremamente logica. Oltretutto le protezioni sono molteplici lungo il percorso e ravvicinate tra loro il che rende l’arrampicata sicuramente più spensierata. Una linea sicuramente consigliata per una mezza giornata nella valle del Sarca.

Via Spit o Cipriani – Soglio Sandri/Menti

Il soglio Sandri-Menti è il torrione più a sinistra del Gruppo del Fumante ed ospita alcune vie brevi ma molto interessanti. Per raggiungerlo è necessario attraversare completamente il piazzale SUCAI caratterizzato da rimasugli di frane di scivolamento e pendenti sassare alquanto instabili. Per accederci consigliamo di rimanere un centinaio di metri più bassi della Guglia GEI e traversare il piazzale all’altezza degli ultimi mughi. Abbiamo provato ad attraversare più in alto ma lo abbiamo reputato troppo pericoloso.

Il primo tiro parte subito a destra di due evidenti golfari con lettera “C” disegnata a parete. Risale per un primo tratto l’evidente canalino con rocce precarie fino a raggiungere un ampio terrazzino. Qui è visibile il primo spit, abbastanza vecchio, poco più in alto. Stando sulla sinistra si rimontano le rocce incastrate fino ad arrivare sotto ad un’evidente lama. Il passaggio per superarla è molto fisico. Ci si trova quindi di fronte ad una placchetta solida dove sono visibili altri 3 spit. Al termine di quest’ultima è presente una cengia dove, pochi metri a sinistra, è presente la comoda sosta. 25m, V.

Simone sul primo tiro, V.

La seconda lunghezza è la più interessante: con arrampicata continua ed entusiasmante, su roccia solidissima, si prosegue verticalmente sulla placca fronte alla sosta. Il tiro è davvero ben protetto (forse troppo) da un’infinita serie di vecchi spit e cordoni su clessidre ed è, in pochi punti, ulteriormente proteggibile. E’ quindi possibile azzerare a piacimento anche se farlo in libera è assolutamente appagante. La sosta si trova su un terrazzino leggermente più stretto del precedente. 25m, V+.

La placca compatta della seconda lunghezza, V+.

Il terzo tiro sale a destra su roccette appoggiate, ed intervallate da alcune zone erbose, fino ad un cordone. Da qui è visibile il cordone successivo posto sulla sinistra. Raggiunto quest’ultimo si prosegue verticalmente fino ad incontrare una sosta intermedia. Ignorarla e proseguire verticalmente fino a raggiungere un terrazzino. Un muretto facile porta in breve tempo alla sosta aerea. 25m, IV+.

Martina al termine del terzo tiro, IV+.

L’ultima lunghezza prosegue nel facile canale. A metà si incontra un cordone su chiodo. Terminato il canale si trova la sosta per la calata. La vetta, e la conclusione della via del tiro, è invece posta poco più in alto a destra. L’ultimo muretto da affrontare lo si passa atleticamente ed è ben protetto con uno spit nuovo. Qui sono presenti 2 golfari su cui attrezzare la sosta. 25m, IV.

Simone all’inizio del canale dell’ultima lunghezza, IV.

La discesa si svolge lungo la via. Dalla sosta sul masso sono sufficienti 2 calate da 45 metri per raggiungere la base della parete ma volendo è possibile rimanere più conservativi e sfruttare più soste. Sebbene corta la via è molto appagante su roccia sempre solida. Il panorama dalla vetta è discreto e spazia dalla Vallarsa, alle Valli del Pasubio fino alla piana di Campogrosso. Nelle giornate di bel tempo è possibile vedere anche la conca della Vallagarina dove sorge Rovereto.

Via del Buco – Piccolo Lagazuoi

La “Via del Buco” è una classica del Piccolo Lagazuoi, molto frequentata per via della sue difficoltà mai elevate e per la roccia quasi sempre ottima. Nel tempo sono state aperte due varianti, una bassa, che prende il nome di “Cuore T’oro”, ed un uscita alta che evita i canalini detritici degli ultimi tiri, ma spesso bagnata e su difficoltà maggiori (V+). Di seguito si descrive il percorso originale.

Dal passo del Falzarego si prende il sentiero dei Kaiserjäger fino sotto alle prime trincee. Si sale quindi i ghiaioni puntando la base della parete. L’attacco della via si trova poco più a destra della verticale dell’evidente buco che da il nome alla via, in prossimità di un diedro che sale obliquo verso destra.

Il primo tiro risale il diedro nella sua interezza su roccia molto solida ed appigliata. Lungo la lunghezza è presente un unico chiodo, poco visibile, ma in generale è sempre ben proteggibile. La sosta si trova poco sotto, sulla sinistra, il termine del diedro, prima di rimontare il terrazzino caratterizzato da evidente spuntone. 35m, III+.

Martina al termine del primo tiro, III+.

La seconda lunghezza obliqua leggermente verso sinistra su bella placca lavorata. Giunti ad un piccolo terrazzino si prosegue verticalmente su roccia solida fino a giungere alla sosta posta prima della cengia da cui parte l’evidente diedro del tiro successivo. 35m, IV.

Simone sulla partenza della seconda lunghezza, IV.

Il terzo tiro risale i pochi metri che separano la sosta alla cengia soprastante puntando il fessurone che sale verso destra. Si arrampica su bella placca la parete destra della fessura fino sotto ad un piccolo strapiombo. Si evita quest’ultimo traversando di poco verso sinistra finche si giunge sotto la sua parte più debole. Da qui è visibile la prossima sosta. Con passo atletico si vincono le difficoltà e si giunge al terrazzino di sosta. Il passo per uscire dallo strapiombo non è banale e probabilmente è qualcosa di più del IV gradato su molte relazioni. 30m, IV/IV+.

Simone sul passo chiave del terzo tiro, IV+.

La quarta lunghezza prosegue lungo la fessura. All’altezza del secondo anellino cementato si esce verso sinistra e si continua poi verticalmente su placca per alcuni metri. Appena possibile si rientra nella fessura ed in poco tempo si raggiunge la sosta. 30m, IV+.

L’uscita della quarta lunghezza, IV+.

Il quinto tiro si svolge ancora nella fessura che da un pò accompagna la nostra arrampicata. Si supera il primo tratto rimanendo sulla destra di essa (la fessura in questo tratto è solitamente bagnata). Si arrampica quindi tutta la placca fino quasi al termine. Da qui è possibile rientrare nella parte finale della fessura con semplice arrampicata, oppure proseguire in placca con passaggio più difficile (V). La sosta si trova a metà tra l’uscita della fessura e l’evidente cengia erbosa soprastante. 35m, IV/V.

L’inizio della placca del quinto tiro, IV/V.

La sesta lunghezza continua verticalmente su facili roccette sempre molto solide fino alla cengia erbosa. Da qui sempre diritti stando leggermente a sinistra per evitare le zone più erbose e sassose. Giunti in prossimità della parete verticale si sterza bruscamente verso destra fino al di sotto di una grottina con roccia gialla e alla base le clessidre di sosta. 30m, III+.

Le cenge erbose della sesta lunghezza, III+.

Il settimo tiro sale il canale che obliqua verso sinistra su rocce rotte e poco compatte, posto subito a sinistra della sosta (evitare di entrare nel largo canale posto ancora più a sinistra). Al termine del canale si trovano 2 vecchi chiodi per la sosta. Ignorare questi ultimi e proseguire puntando la placchetta in ferro. Lavorando in opposizione si supera questo divertente passo e si giunge alla sosta. E’ possibile sostare indistintamente sulle clessidre sotto il tetto oppure, più a destra, su spit e chiodo (da attrezzare). 35m, IV.

Simone sul canale del settimo tiro, IV.

L’ottava lunghezza obliqua inizialmente verso destra fino all’attacco di una rampa erbosa che sale verso sinistra. Si arrampica su erba e terrazzini terrosi seguendo la rampa fino alla sosta che si trova dentro una grottina (1 spit). Questo è il tiro meno entusiasmante della via. 30m, II.

Alla fine del traverso verso destra, II.

L’ultimo tiro conclude la rampetta, questa volta però la roccia torna ad essere protagonista. Dopo un primo tratto terroso si risalgono le ultime roccette solide che ci separano dall’uscita della via. La sosta è posta sulla sinistra su spit e comodo spuntone. 30m, III.

Martina sull’ultimo tratto della via, III.

Dall’uscita della via ci si trova sul sentiero dei Kaiserjäger, di notevole interesse storico, che è possibile percorrere in salita fino al rifugio Lagazuoi, oppure in discesa per tornare al passo Falzarego. Entrambe le soluzioni percorrono un tratto di semplice ferrata. Proprio per la facilità di quest’ultima il sentiero è molto battuto ed è facile dover aspettare per attraversare i tratti attrezzati. Nel complesso la via è molto bella ed appagante. La roccia è ottima per i primi sei tiri e un pò meno bella negli ultimi tre ma mai pericolosa.

Cavalcata Centrale dei Denti

La “Cavalcata centrale dei Denti” è il logico proseguimento della “Cavalcata bassa dei Denti”, e percorre in sequenza il “Dentone” ed il “Dentino” su roccia sempre molto buona, linea logica e difficoltà contenute. Come per la cavalcata bassa il libro di via, purtroppo, vede veramente poche ripetizioni, ma rimane un bell’itinerario, vario nell’arrampicata: dai traversi in placca, ai diedri verticali fino alle camminate in cresta.

Il primo tiro risale la placca compatta, che caratterizza la prima parte del “Dentone”, fronte alla sosta fino al suo termine. Da qui parte un caminetto verticale con difficoltà leggermente più sostenute e caratterizzato da roccia discreta e a tratti erbosa nella parte inferiore. La parte superiore invece è più solida, strapiombante ma più appigliata. Proseguendo ancora qualche metro in verticale, e superate una serie di cengiette, si giunge al culmine della torretta dove è presente la sosta su mugo e sasso. 35m, V-.

Simone dopo la placchetta del primo tiro, V-.

La seconda lunghezza riscende per 2 metri sul lato opposto. Qui è presente un cordone che consente di agevolare il difficile salto, azzerando il passaggio. Si rimonta ora il muretto di roccia fermandosi alla prima cengia. Si aggira ora la seconda parte della torretta verso destra, con passaggio non banale, oltrepassando un canalino. Giunti alla base di una paretina la si arrampica su roccia buona e con facili passaggi fino al comodo terrazzino dove è presente la sosta. 30m, A0, IV.

Sulla sosta della seconda lunghezza.

Il terzo tiro è quello chiave della via. Le difficoltà sono comunque limitate ai primi 10 metri. Si inizia salendo la bellissima placca con passaggio non facile per i primi 2 metri. Da qui un traverso esposto, su discrete presine, porta, leggermente in discesa, verso una fessura verticale alla destra di un pilastrino staccato. La si segue con facili passaggi fino a ritrovarsi sul culmine del pilastrino stesso. Qui è presente il passaggio più ostico: sulla sinistra, nascosta, è presente una lametta verticale che permette di alzare i piedi. Con i piedi alti si rilancia la mano sinistra verso una presa più buona ed evidente che consente di alzarsi sul terrazzino. Tutto il passaggio è comunque azzerabile grazie ai numerosi vecchi chiodi presenti e ad un cordone allungato. Da qui si prosegue lungo il camino su facili rocce, rimontando sulla sinistra fino a giungere ad una comoda sosta. 30m, VI.

Simone al termine delle difficoltà del terzo tiro, VI.

La quarta lunghezza risale le roccette dopo la sosta passando in un camino leggermente detritico. Alla fine del canale spostarsi leggermente verso sinistra per poi giungere alla sosta su un masso, in prossimità di un mugo. Evitare di spostarsi troppo a destra nell’ultimo tratto. 30m, III.

Martina sulla quarta lunghezza, III.

Il quinto tiro continua lungo le creste successive. Molto bella è la prima di esse, lunga e piatta. Terminata la “camminata” si torna a salire brevemente per poi subito riscendere verso una sella dove è presente un mugo. Da qui si risale, su terreno erboso, l’ultima cresta fino alla sosta su altro mugo. 55m, III.

La cresta del quinto tiro, III.

Ci si cala dal “Dentone” sul versante opposto a quello di salita ritovandosi in mezzo ad un profondo canale. Attenzione a non calarsi troppo sulla sinistra, faccia a monte.

La sesta lunghezza sale verticalmente, su stupenda roccia, la partete grigia compatta del “Dentino”. Prima del culmine ci si sposta leggermente verso destra per scollinare e superare l’ultimo muretto verticale. Da qui una serie di terrazzini un pò erbosi porta comodamente alla sosta. 35m, V-.

Il settimo ed ultimo tiro si sviluppa lungo la cresta aggirando tre facili protuberanze sulla destra. Sull’ultimo corpo roccioso si trova il libro di via. Da qui si percorrono gli ultimi metri arrampicando in discesa con possibilità di proteggersi con cordoni grazie agli innumerevoli pinnacolini rocciosi presenti. 40m, II.

Martina in prossimità del libro di via, prima di iniziare la discesa, II.

Giunti alla base del “Dentino”, se avanza tempo, è possibile continuare con la “Cavalcata alta dei Denti” che sale il “Dente Rotto” sul lato opposto della forcella, oppure risalire il “Boale Dente Rotto” che, dopo pochi minuti su ripida traccia, porta al sentiero dell’Emmele da dove è possibile tornare a valle. Nel complesso la via è varia e divertente, su roccia sempre buona, consigliata.

Cavalcata Bassa dei Denti

La cavalcata integrale dei denti è un itinerario meritevole che, dal sentiero della Loffa, porta, con circa 21 tiri di corda e 5/6 calate, alla parte alta del sentiero dell’Emmele, in corrispondenza del Boale del Dente Rotto. La salita integrale può essere divisa logicamente in 3 parti, la cavalcata bassa, quella centrale e quella alta. La cavalcata bassa presenta roccia sempre solida e nel complesso è appagante. Peccato per le poche ripetizioni registrate sul libro di via, perchè questo itinerariomerita veramente, magari concatenato con una, o entrambe se avanza abbastanza tempo, le cavalcate successive. L’attacco è facilmente individuabile grazie alla scritta “denti” presente su un sasso lungo il sentiero della Loffa.

Il primo tiro sale il diedro posto sullo spigolo sinistro del “dente da latte”. Dalla base della parete è già possibile intuire quale sarà il prossimo passo: un breve traverso verso destra porta alla base di un ulteriore diedro leggermente più sostenuto del precedente (passo chiave) ma su buona roccia e ben protetto. Una serie di roccette rotta porta poi rapidamente alla sosta posta su di un terrazzino subito sotto ad una parete grigia verticale. 30m, V+.

I diedri del primo tiro, V+.

La seconda lunghezza prosegue logicamente lungo il bellissimo e solidissimo dietro, leggermente fisico, che sale subito oltre la sosta. A difficoltà terminate, un’altra serie di rocce rotte, ma compatte, porta in breve in cima al dente dove si sosta comodamente. 25m, V.

Martina in uscita dalla seconda lunghezza, V.

Dalla sommità del “dente da latte” è possibile calarsi oppure come abbiamo fatto noi, viste le difficoltà contenute, arrampicare in discesa su facili roccette fino ad arrivare alla base del “dente grande”. Lungo la discesa è presente un cordone ed è sempre possibile proteggersi su guglie. 25m, II+.

Il terzo tiro sale dalla sosta con clessidra e cordone alla base del “dente grande” all’interno di un atletico camino fino a giungere alla base dello spigolo che va aggirato verso destra. L’arrampicata è molto divertente e tecnica in questo tratto ben protetto e facilmente integrabile. E’ possibile sostare su chiodo e clessidra subito dopo ad un grosso mugo. 30m, IV+.

Martina superato il caminetto del terzo tiro, IV+.

La quarta lunghezza parte rimontando il diedrino a sinistra della sosta. Da qui puntare nuovamete verso lo spigolo di destra dove è presente il passo chiave del tiro. Lo spigolo va rimontato mantenendosi a destra di esso dove è possibile lavorare bene con i piedi sulle tacchette presenti. Le prese per le mani sono comunque buone anche se non proprio scavate. Una volta terminate le difficoltà ci si riporta verso sinistra dove è chiaramente visibile la sosta. 25m, V-.

L’uscita della quarta lunghezza, V-.

Il quinto tiro prosegue verticalmente su roccia molto compatta e solida, superando un breve diedrino. Successivamente ci si sposta verso sinistra lungo un evidente spigolo esi risale puntando ad un ben visibile chiodo. Sopradiesso ci si trova sopra ad un sasso piatto da dove si risalgono delle facili roccette per raggiungere la sosta in cima al dente. 40m, IV.

L’inizio del quinto tiro, IV.

Da qui ci si cala per 35 metri sul versante opposto. La calata risulta particolarmente scenica in quanto più di metà di essa si svolge nel vuoto.

La calata nel vuoto.

Il sesto tiro è probabilmente il meno entusiasmante di tutta la via. Si sale il camino verso destra ignorando sia il canale di sinistra (detritico ed instabile già ad occhio), sia la placca verticale. Si prosegue in direzione di un albero e lo si supera giungendo alla base di un breve muretto verticale con chiodo e cordone. Questo è il passo più bello della lunghezza. La sosta si trova in cima al “dente piccolo” su sassone staccato ed instabile (potrebbe essere utile portare del materiale per attrezzare una calata più seria). 40m, IV+.

Simone sul poco entusiasmante “dente piccolo”, IV+.

Data la precarietà della sosta è consigliato arrampicare in discesa, piuttosto che calarsi, per raggiungere la base del “dente cariato”. Le difficoltà non superano il III grado.

La settima ed ultima lunghezza della cavalcata bassa risale verticalmente la placchetta appoggiata fino a quando non torna più verticale. Qui si traversa leggermente verso destra e si aggira lo spigolo. Si prosegue verticalmente su roccia molto bella e con buone prese fino al culmine della torre. Qui si trova la sosta e il libro di via. 30m, V-.

Simone in cima al “dente cariato”, V-.

Ci si cala sul versante opposto dove un’evidente traccia porta all’inizio della cavalcata centrale. Da qui è possibile proseguire l’arrampicata oppure rientrare sul sentiero della Loffa attraverso il ripido boale.

Via dei Proiettili – Piccolo Lagazuoi

Via di facile accesso con soli 15-20 minuti di avvicinamento dal Passo Falzarego. Roccia ottima in tutti i punti, sempre solida. L’arrampicata si svolge su placchette compatte di roccia scura sempre ben proteggibile. Molto bello è il secondo tiro della via dove le difficoltà sono più sostenute e molto scenico è il quinto tiro per uscire in cresta.

All’attacco della via si trova un cordone viola. Alcune relazioni parlano di uno spit visibile pochi metri sopra il cordone ma noi personalmente non lo abbiamo notato. Parecchio più a sinistra del cordone, dietro l’angolo lungo la parete, effettivamente uno spit si intravede ma è di un’altra via. Dal cordone si sale verticalmente la placchetta rimanendo a destra della fessura dove, al suo termine, è incastonato un vecchio friend. Qui ci si sposta poi leggermente a sinistra su facili roccette fino all’evidente sosta alla base della parete principale. Non sono presenti protezioni sulla lunghezza ma tutto il tiro è facilmente proteggibile con cordoni su roccia ed eventualmente con qualche friend. 50m, IV.

L’inizio della via, IV.

La seconda lunghezza sale leggermente a sinistra su placche molto compatte, ben protette da alcuni spit e proteggibili ulteriormente con qualche friend. Raggiunta la base del primo dei due, ben visibili, tetti giallastri si traversa verso destra puntando l’evidente chiodo vecchio incastonato nella fessura giallastra verticale. Qui è presente il breve passo chiave della via. Si rimonta la placchetta verticalmente, con spit alla base, su prese per le mani piccole ma buone. Da qui si rimonta verso destra il piccolo tettino con passo molto atletico ma ben protetto ed eventualmente integrabile con friend grande. Qui le difficoltà terminano e si procede verticalmente per pochi metri fino a raggiungere la comoda sosta. 35m, V+.

Simone sulla placca della seconda lunghezza, V+.

Il terzo tiro inizia con una divertente arrampicata in fessura sempre ben proteggibile con friends. Una volta terminata la fessura si procede su roccette più facili ben proteggibili con cordoni fino ai piedi dell’evidente placca grigia dove si trova la sosta. 35m, IV.

Martina sul terzo tiro, IV.

La quarta lunghezza è molto breve e semplice: risale la paretina verticale fronte alla sosta rimanendo a sinistra del canalino per evitare di smuovere troppi sassi. Terminata la paretina la sosta è ben visibile in alto verso destra alla base della parete gialla verticale. 25m, III+.

Simone sulla quarta lunghezza, III+.

Il quinto tiro traversa verso destra passando dapprima un canale detritico ed in seguito una cengia erbosa per risalire poi su roccia giallastra aggirando lo spigolo. Si trovano 2 spit sui passi chiave del traverso ben visibili già dalla sosta del tiro precedente. Oltre lo spigolo si trova un piccolo strapiombo su roccia grigia. Lo si risale verticalmente fino a quando il versante inizia ad obliquare verso sinistra su roccette rotte con arrampicata più facile. Si prosegue fino a sostare su uno dei numerosi spuntoni presenti prima che la rampa diventi erbosa. 45m, IV+.

Martina alla fine del traverso del quinto tiro, IV+.

L’ultima lunghezza è pura formalità per raggiungere l’uscita della via. Si risale la cresta appoggiata molto erbosa ed intervallata da alcune solide roccette. Ci si mantiene sulla sinistra rispetto alla verticale della sosta precedente fino ad incontrare la sosta posta sotto un grosso sasso dopo una cinquantina di metri. 50m, II.

Le ultime rocce della via, II.

L’uscita della via si trova in prossimità dei resti di guerra sulla Cengia Martini, la più importante postazione fortificata del fronte che vedeva scontrarsi l’impero austro-ungarico ed il Regno d’Italia. Meritevole è anche il panorama che spazia in direzione sud-ovest, dove è possibile ammirare le Cinque Torri, il Nuvolau, il Sass de Stria ed, in lontananza, la Marmolada con il suo ghiacciaio. Da qui è possibile proseguire su una delle due vie che iniziano a ridosso delle fortificazioni e che terminano in vetta: “A Baby” e “Per non dimenticare”. Queste sono vie a stampo esplorativo su roccia decisamente meno solida, con chiodatura datata e soste attrezzate ma pericolose allo stato attuale. Lungo le lunghezze sono presenti parecchi detriti e spesso sono accompagnate da rigoli d’acqua e umidità: prestare molta attenzione nel caso le si volesse percorrere. L’uscita alternativa è seguire l’evidente tratto di sentiero attrezzato fino a tornare sul sentiero che riporta al Falzarego.

Via Ultime Foglie d’Autunno – Torre dell’Emmele

“Ultime foglie d’autunno” è una via breve ma intensa che corre lungo la parete sud della torre dell’Emmele. Dopo un primo tiro non entusiasmante la via cambia volto e le roccette erbose lasciano spazio ad una stupenda placconata compatta che ci accompagna quasi per tutto il resto della via, dapprima su difficoltà abbastanza sostenute, ed in seguito più appoggiata e meno protetta ma con passi decisamente più semplici.

L’attacco della via è facilmente distinguibile dalla presenza di un cordone bianco. Pochi metri sopra il cordone si trova il primo, ed unico, chiodo della lunghezza. Raggiunto quest’ultimo si prosegue verso sinistra dove si trova una clessidra con cordone. La linea è abbastanza logica e cerca di evitare il più possibile le parti erbose che caratterizzano la parte bassa della torre. Da qui si vede la successiva clessidra con cordone sulla destra. Si risale quindi verticalmente fino alla sosta posta più in su. Quest’ultimo tratto è una facile placca proteggibile con cordoni nelle numerose clessidre.

La seconda lunghezza prosegue verticalmente su placca stupenda. I primi metri seguono la falsa riga della conclusione del tiro precedente ma la musica cambia subito. Da qui, per i prossimi 30 metri, l’arrampicata sarà estremamente continua e leggermente esposta con pochissimi punti di rest. Si risale la placca seguendo l’evidente linea di chiodi e cordoni. Quasi al suo termine il passo chiave: subito sopra un tettino è presente una buona presa a lato del chiodo, che va tenuta con la sinistra. Porto la destra alla ricerca di una tacchetta orizzontale verso destra che e latengo per alzare i piedi. Con i piedi alti mi trovo faccia a faccia con la parete, con le mani basse all’altezza delle ginocchia. Qui, equilibrandomi quanto possibile, alzo la mano sinistra verso una non troppo comoda pinzata verticale. Rialzo infine i piedi porto la mano destra sulla crepa orizzontale posta sotto un ulteriore tettino. Anche uscire da quest’ultimo non è banale, visto anche l’attrito della corda a questo punto della lunghezza. Il passaggio è molto atletico. Giunti sopra il tettino si traversa verso destra fino alla sosta. 40m, VI+.

Martina prima del passaggio chiave del secondo tiro, VI+.

Il terzo tiro traversa legermente verso sinistra per poi tornare verticale. L’arrampicata si svolge sempre su buone prese, anche se la linea diventa meno logica mano a mano che si sale. Come riferimento proseguire verticale mantenendosi pochi metri a destra delle erbette fino a raggiungere la sosta. 45m, V-.

L’uscita del terzo tiro, con e senza nebbia, V-.

La quarta lunghezza obliqua verso destra in direzione dell’evidente colata nera. Qui un passo facile ma atletico permette di rimontare il terrazzino. Da qui seguire l’evidente rampa, leggermente detritica, traversando verso sinistra quasi al suo termine mantenendosi sotto la linea dei mughi. Si sosta su un grosso mugo posto prima di un canalone. 45m, V+.

Martina in uscita dal quarto tiro, V+.

L’ultimo tiro sale la parete al di là del canalone per una decina di metri su facile roccia fino ad un grosso masso su cui è posta la sosta. 10m, IV.

Da qui un evidente traccia, tra cengie erbose e mughi, porta in cima all’Emmele con ampio panorama sulle Valli del Pasubio, la pianura veneta ed il Pian delle Fugazze.

Gli ultimi metri prima della vetta

Approccio alla discesa

Dalla cima si scende sul versante opposto su evidente traccia di sentiero che, passando attraverso un canalino detritico, porta velocemente al sentiero principale da qui è possibile riscendere verso l’Ossario del Pasubio o proseguire verso Campogrosso.

Via Un posto al Sole – Crestone S/E dell’Emmele

Premessa: La via “Un posto al sole”, non sale alcuna cima particolare, ma segue il logico crestone che porta alla base della torre dell’Emmele sul versante sud/est. La via, di per sè corta, ed è usata soprattutto come concatenamento per il raggiungimento delle vie dell’Emmele stesso tra cui la “Via della Loffa”, “Ultime foglie d’autunno”, “Prime foglie d’autunno”, “Spigolo Daniele Scorzato”, e molte altre. Le prime tre lunghezze si sviluppano verticalmente su roccia molto buona e con arrampicata davvero piacevole. Il resto della via prosegue per cengette erbose intervallate da cornetti arrampicabili dove è possibile proseguire in conserva oppure continuare in alternata viste le numerose soste intermedie.

Il primo tiro inizia salendo la fessura a destra dove è subito visibile il primo chiodo. Successivamente si punta verso lo spigolo di sinistra e si traversa orizzontalmente fino a raggiungerlo, affrontando il passaggio chiave della lunghezza. Raggiunto lo spigolo lo si sale verso destra nella sua completezza con arrampicata più facile fino a raggiungere uno spiazzo, a destra, con grosso albero dove si sosta comodamente. La linea di tutto il tiro è molto logica e ben definita da numerosi chiodi e cordoni. 30m, V+.

Martina sul primo tiro, V+.

La seconda lunghezza sale la parete opposta all’albero di sosta seguendo la marcata fessurina che obliqua verso sinistra. I primi metri rimontano lo zoccolo verso destra fino all’attacco della fessura stessa. Circa alla metà del tiro si trova il passaggio chiave della via: la crepetta si interrompe lasciando spazio ad una placchetta da salire con passaggi d’equilibrio. Diverse guide e schizzi gradano questo passaggio come VI, ma a nostro parere è un pò esagerata come giudizio. La via prosegue fino a che si incontrano delle rocce gialle e rotte che si affrontano con arrampicata più agevole. Qui si traversa leggermente verso sinistra aggirando la parete che ci si trova di fronte fino ad incontrare la sosta. 30m, VI.

Simone sulla seconda lunghezza, VI.

Il terzo tiro risale la parete di fronte alla sosta fino al suo culmine seguendo un atletico diedro nei tratti finali. La prima parte della lunghezza non presenta grosse difficoltà e rimonta un terrazzino verso destra su cui sono presenti alcuni ciuffi d’erba. Pochi metri più in alto, dopo una placchetta leggermente appoggiata inizia il diedro. L’arrampicata è divertente e leggermente esposta, sempre su buone prese anche se alcune non sono troppo stabili. Al termine delle difficoltà, un traverso verso sinistra porta alla sosta posta sul culmine di un torrione. 30m, VI-.

Simone dopo l’atletico diedro del terzo tiro, VI-.

Da qui in poi mancano poco più di 200 metri di sviluppo per raggiungere l’uscita della via. Viste le numerose cengie erbose in cui l’arrampicata è inevitabilmente interrotta è consigliato affrontare questo tratto in conserva. Nonostante ciò tutto il tragitto è ben attrezzato con chiodi e clessidre in loco ed è facilmente integrabile. Non mancano neppure le soste che, per chi volesse procedere in maniera più sicura, definiscono logicamente gli ultimi tiri della via, di cui segue descrizione.

Il quarto tiro sale su facili roccette verso sinistra fino alla cima della cresta erbosa. Sulla vetta di quest’ultima è presente una sosta, ma è consigliabile sostare sul mugo sottostante (a destra) visto che in seguito sarà necessario riscendere per proseguire l’itinerario. 30m, II+.

La quinta lunghezza inizia oltre il mugo su roccia più verticale, per poi proseguire sulle solite roccette fino ad un altro mugo. 45m, IV-.

L’ultimo tiro riscende leggermente fino alla base di un pilastro e lo rimonta lungo logica linea. Da qui si prosegue in placca molto appoggiata fino alla sosta. E’ possibile evitare il pilastro infilandosi nella traccia tra i mughi di destra, giungendo brevemente sulla placchetta finale. 30m, V-.

L’uscita del terzo tiro con sullo sfondo l’Emmele e la cengia erbosa della quarta lunghezza.

Nonostante la via sia corta offre comunque tratti di arrampicata di soddisfazione, su difficoltà sempre contenute. I passaggi gradati come VI e VI- sono abbastanza generosi. La via esce in concomittanza dello spigolo da cui parte la “Via della Loffa”, mentre proseguendo, tramite traccia e bolli rossi, nel canale detritico di sinistra si giunge alle altre vie della parete sud/est. Nel caso di maltempo è sempre possibile ultimare qui la salita e rinunciare all’Emmele proseguendo fino al termine del canalone fino ad incrociare la traccia del Boale Dente Rotto che sale fino all’omonima forcella e proseguendo poi verso sinistra per Campogrosso o verso destra per l’Ossario del Pasubio.