Via Dante Dassati

Sulla parete del Pezol, alle pendici del Monte Velo, nel versante Arcense, le prime vie sono state tracciate agli inizi degli anni ’80. La scarsa frequentazione ed il tempo hanno gettato nel dimenticatoio questi itinerari, riscoperti solo di recente e rivalorizzati con interventi di ammodernamento. Un esempio è la via “Dante Dassati” che siamo andati a ripercorrere una cupa mattinata di inizio febbraio.

Il primo tiro si svolge lungo roccette poco solide, sintomo di una fascia rocciosa non sempre sana, che si alternano a pilastrini leggermente più compatti per tutta la lunghezza. Dalla base della parete si segue l’evidente linea di cordoni che sale leggermente verso destra rispetto alla partenza della via. Proprio il muretto iniziale presenta la roccia meno compatta e spesso mobile al solo tatto ed è quindi necessario valutare bene le prese che si decidono di prendere. Superare il primo muretto risulta essere anche la difficoltà maggiore della lunghezza in quanto, una volta sulla parete soprastante, la linea si appoggia ed i solidi pilastrini fessurati consentono una progressione agevole fino alla sosta costituita di anello e cordone. Rimanere comunque sull’attenti anche sulla parte superiore del tiro in quanto al di fuori dei pilastri di salita la roccia rimane friabile. 25m, V.

Simone all’inizio del primo tiro, V.

La seconda lunghezza prosegue a destra della sosta su bella placca compatta. L’arrampicata è prevalentemente di aderenza con buone prese per le mani e piedi a spalmo sulla parete. La prima parte della placca si supera sfruttando lo spigolo di sinistra che permette di raggiungere la fonda e comoda fessura che taglia la parete orizzontalmente. Rimontata questa una seconda placchetta ci divide dai terrazzini prima della sosta. Questa si supera con movimenti delicati in equilibrio che permettono di afferrare una comoda presa sullo spigolo di destra, posta un po’ in alto, ed oltrepassare così le difficoltà. Si prosegue ora lungo una successione di brevi pilastrini alternati a cenge, sulla falsa riga del tiro precedente, che, senza ulteriori difficoltà, conducono in breve alla sosta. 30m, VI.

La bella placchetta della seconda lunghezza, VI.

Il terzo tiro cotinua ancora lungo la parete a destra del pilastro di sosta che si raggiunge con passo discendente. La placchetta che si presenta davanti è di facile risoluzione e, uscendone sulla destra, si giunge al di sopra di un terrazzino roccioso chiuso da un piccolo tettino. Da qui si traversa per un paio di metri verso sinistra fino a trovare delle buone e marcate prese che consentono di superarlo agevolmente. Continuando ancora verso sinistra si passa attraverso una zona caratterizzata da rocce rotte che evitano gli arbusti di destra. Il tratto non è protetto ma la progressione è semplice, complice la pendenza della parete tutt’altro che verticale. Giunti in prossimità dello spigolo di sinistra si torna ad obliquare verso destra in direzione di un evidente canale alla cui base è presente la sosta costituita da singolo anello. 30m, V+.

Martina al termine del terzo tiro, V+.

La quarta lunghezza rimonta le rocce staccate subito a destra della sosta proiettandoci all’interno di una largo camino particolarmente terroso. Fortunatamente i primi metri si svolgono lungo la placca fessurata della parete di sinistra, decisamente più pulita e compatta, che mano a mano che si sale diviene più severa e costringe a ripiegare all’interno del canale. Questo, oltre ad importanti accumoli di terra, è caratterizzato da numerosi massi appoggiati ed incastrati, anche di grosse dimensioni, e non è raro smuovere qualcosa durante la progressione. La sosta sottostante è comunque al riparo dalla verticale di caduta ed eventuali massi volanti impattano direttamente nel boschetto sottostante. Il camino non presenta particolari difficoltà e lo si supera sfruttando le pareti laterali un po’ ad incastro. L’arrampicata non è comunque emozionante e la sensazione è quella di volerne uscire al più presto. Il camino termina su di una piccola cengia pendente dove è presente una sosta scomoda. 20m, V-.

Il camino del quarto tiro, V-.

Il quinto tiro è molto breve e sale il muretto fessurato che si sviluppa oltre la sosta fino a raggiungere il tetto posto più in alto. L’arrampicata si svolge principalmente lungo la fessura cha fa arco verso destra, dove è possibile inserire qualche protezione rapida in aggiunta a quelle esistenti qui distanziate. Il tratto è particolarmente sostenuto per via della verticalità della parete e del fatto che le prese non sono mai belle nette. Quando la fessura inizia a curvare ci si sposta sulla placchetta di destra proseguendo con movimenti più semplici fino a raggiungere il termine delle asperità. Qui la roccia muta di forma e colore e dalle lame grige passiamo a gocce su parete rossastra. Senza grosse difficoltà inizia un breve traverso verso destra che conduce alla sosta composta da 2 cordoni posti proprio sotto lo strapiombo (c’è anche la possibilità di aggiungere un 3° cordone nella clessidra artificiale subito sotto a destra dei primi 2). 20m, VI-.

Simone sulla quinta lunghezza, VI-.

La sesta lunghezza inizia traversando verso destra per aggirare il marcato tetto sopra la sosta. Qui è anche presente il passo più difficile della via: con arrampicata fisica ed atletica si rimonta il terrazzino di destra chiuso da un piccolo strapiombo che si supera in allungo raggiungendo con le mani l’inizio della fessura che incide la placca soprastante le difficoltà. Raggiunta questa si prosegue con arrampicata più semplice seguendo la linea dei cordoni a parete che, obliquando verso destra, supera un piccolo arbusto e porta alla base della placca terminale. Qui si torna a salire verticali sfruttando le belle e fonde fessure a parete che, mano a mano che si sale, tendono a scomparire. Un ultimo passo su placca d’equilibrio conduce infine ad una sosta aerea ben evidente. 30m, VI+.

La placca finale del sesto tiro, VI+.

L’ultimo tiro non presenta difficoltà rilevanti ma la qualità della roccia, almeno lungo il primo tratto, costringe quantomeno a non abbassare l’attenzione, Con breve traverso ci si sposta verso sinstra su di un ampio terrazzino e si approccia il muretto finale. Qui qualsiasi cosa si tocchi si muove quindi delicatamente si prosegue fino a che la roccia non migliora ed un ultimo passo in placca conduce alla cresta sommitale. Si cammina raggiungendone il punto più alto dove è sito un cordone. Da qui è possibile traversare verso destra e continuare lungo l’ultimo tiro della via “Cercando la trincea”, oppure proseguire nel boschetto e sostare su di un albero per raggiungere la vetta a piedi. Per non rovinarci la sorpresa per quando andremo ad affrontare l’altra via noi abbiamo deciso di fermarci qui. 30m, IV+.

Le roccette finali, IV+.

Via modesta che alterna roccia molto solida a tratti più scabrosi. L’arrampicata è comunque divertente e continua, mai interrotta da arbusti e zone boschive, ed il bel panorama sul lago di Garda regala uno sfondo magico che ci si ferma ad ammirare ad ogni sosta. L’esposizione fa sì che il sole baci la parete per molte ore, la chiodatura è buona e solo in pochi punti è necessario integrare. Ingredienti ideali per un inevitabile affollamento.

Via dell’Arco

Come lo scorso weekend torniamo alla parete della Croce di Ceniga intenti ad affrontare la “via dell’Arco”, una linea molto recente e decisamente plaisir, attrezzata a cordoni e fix dove friend e dadi risultano pressochè inutili. Il sole ci accoglie appena giunti alla base della parete e ci motiva ad iniziare.

Il primo tiro segue per tutta la sua interezza la rampa fessurata che si sviluppa a sinistra rispetto alla scritta blu a parete. I cordoni che penzolano verticali fanno invece parte della via “Linea Magica”. Si inizia rimontando un breve muretto iniziale che conduce proprio alla rampa. Qui la linea di cordoni su clessidre rende evidente il percorso che si sviluppa traversando verso sinistra con arrampicata spensierata e piacevole grazie alle fonde lame che accompagnano la progressione. L’ostacolo più grande si trova poco prima della metà del traverso dove una pronunciata pancia costringe ad abbassarsi leggermente per essere superata. Si torna quindi a traversare facilmente verso sinistra fino a quando si nota una linea di cordoni che sale dalla parete sottostante e prosegue verso una sosta con cordone blu. Questa è la via “Placca Centrale” che si lascia sulla sinistra per proseguire in verticale in corrispondenza di un fix a parete. Le accoglienti lame bianche che si susseguono portano senza difficoltà alla sosta da attrezzare su fix ed anello. 30m, IV+.

Simone lungo la rampa del primo tiro, IV+.

La seconda lunghezza risale il muretto compatto oltre la sosta fino a raggiungere il pronunciato tetto ad arco (che dà il nome alla via) seguendolo per la sua interezza. Lungo i primi metri l’arrampicata risulta essere principalmente di equilibrio con le prese da ricercare. Nel punto di massima verticalità è presente il passo chiave che si conclude al raggiungimento di una serie di evidenti rovesci. Da qui si traversa di poco verso sinistra, rimanendo su di una rampetta con i piedi, e si torna verticali all’altezza del fix a parete. Raggiunta la base dell’arco inizia un bellissimo traverso verso destra su roccia maestosamente lavorata da solidi grumoli che a guardarli da vicino appaiono come minuscole stalagmiti ben ordinate in file e colonne. In tutto il traverso l’arrampicata è puramente di movimento con i piedi che si spostano tra un appoggio e l’altro e le mani che mantengono l’equilibrio. Giunti in vista della sosta le prese tornano più nette e risulta comodo discendere per qualche centimetro prima di raggiungerla definitivamente. 30m, VI.

Martina sotto il caratteristico arco che dà il nome alla via, VI.

Il terzo tiro è abbastanza breve e poco degno di nota. Inizia rimontando l’arco nel suo punto più debole, di poco a sinistra della sosta, prestando particolare attenzione al grosso masso, fissato con un tondino alla parete, che si è quasi costretti ad utilizzare per superare le prime difficoltà. Una volta in piedi sopra l’arco inizia un facile traverso verso sinistra, su parete appoggiata, in direzione di un arbusto dove, una volta raggiunta la verticale, si torna a salire fino all’anello di sosta da rinforzare con l’aiuto del cordone alla sua sinistra. A parte il primo passo iniziale, fisico ma ben appigliato, l’arrampicata risulta facile e spensierata lungo tutto il tiro, potrebbe tornare comodo un friend medio per proteggere il secondo di cordata lungo il traverso. 25m, V.

Simone lungo il terzo tiro, V.

La quarta lunghezza prosegue a sinistra della sosta traversando brevemente fino a dove il tetto che chiude la parete è più pronunciato ed offre le prese migliori. Qui si risale atleticamente raggiungendo una comoda fessura che consente di giungere alla placca soprastante che si segue obliquando leggermente verso sinistra fino ad una piccola pancia. Rimontata quest’ultima una serie di passaggi in aderenza permettono di traversare verso destra fino alla sosta della “via Crucis” che in questo punto incrocia la nostra linea proseguendo poi verso sinistra. Lasciando la sosta alle spalle si prosegue verso destra rimontando un terrazzino con passo non semplice: una presetta posta in alto sulla sinistra agevola l’operazione. Continuando ancora verso destra per qualche metro, senza difficoltà particolari, si termina in sosta. 28m, VI-.

I primi metri della quarta lunghezza, VI-.

L’ultimo tiro continua verticalmente lungo la sequenza di terrazzamenti gialli che si susseguono uno dietro l’altro. Quando questi terminano inizia un lungo terrazzo che si rimonta con passaggio fisico. Si segue quindi il terrazzo verso sinistra per tutta la sua interezza fino a raggiungere un arbusto che impedisce di proseguire ulteriormente. Qui si torna in verticale sulla placchetta grigia soprastante che in breve tempo si appoggia e si frastaglia perdendo interesse e scoprendo rocce più instabili e delicate. La via evita ora il brutto canale che corre verticale aggirandolo sulla parete di sinistra leggermente più solida e compatta. La sezione non è comunque delle migliori ed è necessario muoversi con cautela. Le difficoltà contenute permettono in ogni caso di raggiungere senza troppi problemi la cima della parete dove una serie di grossi arbusti invitano alla sosta subito sotto la croce di Ceniga. 38m, V.

I balzi rocciosi dell’ultimo tiro, V.

Via nel complesso facile e piacevole, con roccia buona lungo tutto il percorso a parte sui metri finali. Il secondo tiro è particolarmente bello e meritevole ma in generale anche gli altri si difendono bene. La chiodatura è ottima lungo tutto l’itinerario.

Sandra

Un’altra bellissima giornata temperata è prevista pressochè ovunque in Trentino. La neve sta scomparendo da quasi tutte le cime visibili dal capoluogo motivo in più per godersi il sole che riflette sulle pareti che circondano la valle del Sarca. Questa volta scegliamo di approcciare una delle ultime nate in zona: la via “Sandra” alla parete sottostante la croce di Ceniga al monte Colt.

Il primo tiro corre obliquo lungo la larga rampa a strisce gialle e grige che si sviluppa a sinistra rispetto alla scritta blu che identifica la via. Per raggiungerla si affronta un semplice tratto verticale protetto da cordone. Si inizia ora ad attraversare, senza particolari difficoltà, verso sinistra seguendo l’evidente linea di cordoni su clessidre artificiali ricavate subito sotto il tetto che chiude la rampa. L’arrampicata è tutta di movimento con i piedi che si muovo tra un appoggio e l’altro e le mani che si avventurano tra piccoli conglomerati rocciosi che regalano particolare grip e particolari sensazioni al tatto. Terminata la rampa si torna a salire in verticale lungo il bellissimo diedro che si forma alla fine del tetto. Qui è presente il passo chiave del tiro: scomode prese nei pressi del diedro consentono di alzare i piedi quanto basta a raggiungere la comoda presa sotto il cordone a parete. Con un ultimo sforzo si risale il muretto di sinistra continuando il breve traverso fino all’evidente sosta da attrezzare su fix ed anello. 20m, VI-.

Martina lungo il bel traverso della prima lunghezza, VI-.

La seconda lunghezza inizia con un bel traverso esposto verso sinistra dove è presente anche il passo chiave della via. Con movimenti delicati si discende leggermente per raggiungere i bei appoggi per i piedi aggirando lo spigolo della parete. Si torna ora a salire verticalmente raggiungendo le comode e fonde prese alla base di un cordone che si abbandona sulla destra per proseguire il traverso. Qui un bel movimento con incrocio di braccia permette di uscire da quest’ultimo e tirare il fiato. La linea prosegue ora lungo il muro soprastante con arrampicata bella e sostenuta attraverso un’alternanza di buone fessure e prese meno marcate su parete tendenzialmente verticale. Proprio il passaggio in uscita è il più complesso e costringe a spostarsi verso sinistra alla ricerca delle prese migliori per raggiungere il terrazzo soprastante. Inizia ora una facile sezione di trasferimento verso la parete successiva, su roccette scadenti, dove è necessario prestare attenzione a non smuovere troppi sassi. Un’ultima breve fascia rocciosa, con movimento in uscita verso destra, conduce alla sosta. 35m, VII-.

Simone all’inizio del secondo tiro, VII-.

Il terzo tiro prosegue verso destra aggirando la sosta ed immettendosi all’interno di un diedro fessurato. Si sale lungo questo sfruttando la parete di sinistra e la piramide staccata di destra (evitando di appoggiarci troppo peso per non dover annunciare la caduta di una lavatrice a tutta la vallata). Al termine del diedro, in corrispondenza di un cordone bianco, si esce sulla rampa di sinistra con movimento tutt’altro che scontato. Qui, per integrare le protezioni in loco, è possibile inserire alcuni friend medi. Rimasti sulla rampa la si segue per pochi metri fino a raggiungere dapprima un cordone ed in seguito un chiodo a pochi passi dalla sosta raggiungibile senza ulteriori difficoltà. 20m, VI-.

La caratteristica piramide in partenza del terzo tiro, VI-.

La quarta lunghezza risale il muretto nero subito a sinistra della sosta con passo iniziale abbastanza complicato che costringe a tornare verso destra alla ricerca delle prese che consentono di superare con minori difficoltà la pancetta liscia. Oltrepassata questa si inizia ad obliquare verso sinistra seguendo la linea di clessidre a parete che in breve e senza difficoltà particolari conduce ad una semplice rampa che si segue nella sua interezza fino a che la parete torna a verticalizzarsi all’interno di un diedro. Qui si torna a curvare verso destra sull’evidente placca che si supera in aderenza e che porta alla base di un piccolo tettino che la chiude. Ci si sposta quindi verso destra per superarlo nel suo punto più debole con passo atletico. A parte la grande lama subito sopra il tetto, che consente una buona spinta iniziale, le prese buone sono rade e rimontarlo completamente non è semplicissimo. Una volta sopra si raggiunge in breve la sosta posta all’interno di una nicchia. 25m, VI.

La linea della quarta lunghezza, VI.

Il quinto tiro fuoriesce dalla nicchia aggirando la parete di sinistra che si sviluppa a “fungo”. Attenzione quindi a dove far passare le corde per evitare che si incastrino tra il “gambo” ed il “cappello”. Aggirata la parete si torna a salire in verticale sul bel muretto che in breve incontra una rampa che prosegue verso sinistra. Seguendo quest’ultima senza difficoltà rilevanti si raggiunge la verticale della via “Linea Magica” con evidente sosta sottostante. Si prosegue lungo questa fino al raggiungimento di un fix alla cui sinistra è presente un chiodo rosso ed una freccia blu con lettera “S” ad indicare il proseguo della via. Qui si sviluppa anche una larga fessura orizzontale che si segue verso sinistra. Il tratto è poco protetto ma facilmente integrabile a friend medi. Aggirata la parete la fessura si allarga diventando un minuto terrazzino sul quale è possibile procedere accovacciati fino al grosso masso che impedisce ulteriormente la progressione. Questo viene superato sporgendosi all’esterno del terrazzo raggiungendo così la sosta subito oltre. 32m, V+.

Martina al termine del quinto tiro, V+.

L’ultima lunghezza prosegue lungo l’evidente fessura a sinistra della sosta che si supera atleticamente fino a che si raggiunge un piccolo terrazzino dove inizia una pronunciata pancia. Qui è presente l’ultima difficoltà della giornata: movimenti in aderenza in placca consentono di vincere la pancia e raggiungere le fessure più marcate soprastanti. Si prosegue ora lungo roccia più appoggiata estremamente lavorata dall’acqua. Mano a mano che si sale la parete si fa meno pendente fino a trasformarsi in cengia in corrispondenza dei due cordoni di sosta. 25m, VI.

La bella roccia lavorata in uscita della via, VI.

Nel complesso una bella via metà sportiva e metà alpinistica con passaggi interessanti su roccia quasi sempre solida. Attenzione nel caso ci siano cordate sulla via “Linea Magica” a non incrociare le corde sul traverso del quinto tiro.

Persephone

Il caldo, abbastanza anomalo, di questo inizio Gennaio 2022 ci sta regalando stupende giornate soleggiate e temperature miti, ideali per passare una mezza giornata in parete. Raggiungiamo il parcheggio della vecchia chiusa di San Paolo verso le 9:15 e ci incamminiamo verso l’attacco della via “Persephone”, abbastanza fisica e sostenuta per le prime lunghezze e che si rilassa solo in prossimità della vetta.

Il primo tiro sale lungo la breve fessura strapiombante che conduce ad un largo terrazzo. L’arrampicata è molto fisica sin dal primo passaggio dove è necessaria parecchia forza e nervo per superare il boulderino iniziale. Ad ogni modo il consiglio è quello di pre-riscaldarsi prima di partire ed attendere come minimo che il sole sia giunto in parete per evitare la brutta sensazione di arrampicare senza dita! Superato il primo, ed unico, fix del tiro si continua in fessura fino al terrazzo dove la via sterza bruscamente verso sinistra passando tra la parete principale ed una rampa che obliqua verso l’esterno. Al termine di quest’ultima, in prossimità di un albero, è presente la sosta da attrezzare su fix e fix+anello. 15m, 6a+.

Martina in arrivo alla prima sosta, 6a+.

La seconda lunghezza è senza dubbio quella più sostenuta dell’intero itinerario. Il muro strapiombante che si sviluppa oltre la sosta è inciso da una bella fessura che si segue fino a che termina. Nonostante le prese siano piuttosto buone, l’inclinazione si sente parecchio ed ogni movimento sollecita notevolmente la muscolatura. Superato un cordone nero, per un eventuale azzeramento, si prosegue traversando brevemente verso destra fino al raggiungimento di un pinnacolo roccioso bello solido dove è possibilie tirare finalmente un po’ il fiato. Questo può essere anche utilizzato per piazzare un cordone da usare come protezione rapida visto che la distanza del prossimo fix non è trascurabile. Il passo per rimontare il pinnacolo non è semplice ma un verticale, leggermente nascosto sulla destra, aiuta nell’operazione. Si prosegue lungo il muro grigio verticale con movimenti delicati e d’equilibrio fino ad intravedere la sosta. Un ultimo passo costringe a spostarsi leggermente sulla sinistra per raggiungere la lama che obliqua nella direzione opposta e termina con una clessidra che si può sfruttare come ultimo ancoraggio prima della sequenza di movimenti, ora più semplici, che porta alla sosta. Tiro veramente fisico e sostenuto dove non è semplice trovare buoni punti dove riposare nemmeno una volta superato lo strapiombo iniziale. 25m, 6b+.

Martina sul rassicurante pinnacolo oltre il tetto della seconda lunghezza, 6b+.

Il terzo tiro continua obliquando verso sinistra attraverso una serie di movimenti precisi lungo placca tecnica. Si sale diritti, leggermente a sinistra rispetto alla sosta, fino a raggiungere le comode lame che consentono di inserire il primo fix. Ignorando l’orecchia gialla posta poco più in alto si inizia ora a traversare verso sinistra alla ricerca dei piedi migliori e delle prese per le mani che consentono di equilibrare ogni movimento. Al termine del traverso un altro pinnacolo, questa volta meno pronunciato, permette di cambiare versante dove la parete è solcata da una fessura verticale. Vista la distanza tra i fix in loco qui è consigliabile l’utilizzo di un paio di friends per proteggersi meglio. Oltretutto, il cordone nero ed il chiodo soprastante, che dovrebbero garantire protezione verso il termine della fessura, non vigono in buono stato. L’arrampicata è comunque meno severa rispetto al tratto precedente ma necessita comunque di buona tecnica. Terminata la fessura un piccolo bombè porta ad un muretto verticale che si supera uscendone sulla destra dove la linea cambia nuovamente versante e prosegue con arrampicata più semplice fino al comodo terrazzino di sosta. 30m, 6b.

Simone all’inizio della terza lunghezza, 6b.

La quarta lunghezza inizia traversando verso sinistra, per evitare la vegetazione sopra la sosta, raggiungendo uno spigolo non semplice da superare. Il tratto è poco protetto quindi attenzione a non tirare troppo il secondo di cordata lungo questo traverso. Si prosegue lungo bella e solida placca incisa da fonde fessure che rendono l’arrampicata semplice e spensierata. La placca muta in una serie di roccette rotte quando la pendenza si fa meno verticale. Prestando attenzione a quello che si tiene si raggiunge un arbusto che può essere utilizzato come protezione rapida e si continua ancora in verticale fino alla larga cengia di sosta. 30m, 5b.

Inizio della quarta lunghezza, 5b.

Il quinto tiro ospita il passaggio più difficile della via: un muro giallo verticale dove le prese chiave sono stondate ed oramai molto usurate il che rende veramente difficoltoso passare in libera. Anche i primi movimenti, per raggiungere il fix dove è presente il passo chiave, non sono per niente scontati e si svolgono lungo una fine lama che obliqua verso sinistra, anch’essa consumata. Una volta raggiunta la protezione una sequenza intensa su saponette permette di raggiungere una bella e comoda orecchia grigia sulla destra. Il tratto è comunque, con un po’ di inventiva ed impegno, azzerabile. Da qui in poi si prosegue sempre arrampicando fino alla sosta, prima attraverso una breve sequenza in placca ed in seguito lungo bella e comoda fessura. Il passo più complesso è quello per raggiungere la fessura stessa ma una volta agguantata è possibile riposare prima di riprendere la salita. Qui è anche possibile sfruttare una clessidra sulla sinistra per accorciare la distanza tra i 2 fix. Lungo la fessura l’arrampicata è tecnica e piacevole e le difficoltà sono limitate a passaggi isolati. Dove la fessura termina prosegue un pilastrino sulla sinistra, caratterizzato da brevi solchi, che conduce direttamente alla sosta aerea dopo un ultimo passo non immediato. 32m, 6b+/A0.

Il bel muro grigio del quinto tiro, 6b+.

La sesta lunghezza si snoda lungo una bellissima placconata leggermente appoggiata ma estremamente tecnica, almeno per il grado proposto. La prima sezione rimonta una piccola pancia e raggiunge, dopo un breve traverso verso destra, un’evidente fessura che corre vericale. La si segue, prima rimanendo leggermente alla sua sinistra e poi sfruttandola sia con mani che con piedi, fino a che non termina. Una sequenza di movimenti a spalmo conduce ad una seconda pancetta che si rimonta da sinistra verso destra usufruendo del verticale, nascosto anche lui sulla destra. Un breve ma delicato traverso verso sinistra, sequendo la linea di fix a parete, conduce in prossimità del terrazzino di sosta che si raggiunge con un ultimo sforzo. Qui sono presenti 3 grossi massi abbastanza stabili che aiutano a rimontare. La sosta va attrezzata su fix e fix+anello. 30m, 6a/6a+.

Martina sulla bella placca della sesta lunghezza, 6a/6a+.

L’ultimo tiro non dona emozioni particolari e si svolge lungo una lunga sezione caratterizzata da grossi massi incastonati tra di loro. Le prese sono quasi sempre evidenti e l’arrampicata per lo più semplice. Si parte obliquando verso sinistra raggiungendo la paretina sulla quale è posto il primo fix. Questa si supera rimanendo sulla destra procedendo più in “piano” fino al muro successivo. L’arrampicata risulta essere ora più atletica ed attraversa una serie di tettini in sequenza di modesta entità e ben appigliati. Solo verso la fine della lunghezza le prese nette si fanno più rade costringendo ad un ultimo passo, per giungere alla cengia sommitale, non semplice. Si sosta su singolo fix facilmente rafforzabile grazie alla particolare conformità della roccia che ospita clessidre qua e là. 40m, 5c.

Le roccette dell’ultimo tiro, 5c.

Via nel complesso sostenuta, fisica nella prima parte e tecnica nella parte superiore. La roccia è quasi sempre ottima e l’arrampicata per lo più verticale. Non sono infatti presenti tiri di collegamento e le cenge che si incontrano sono piuttosto strette. Purtroppo alcuni tratti risultano essere compromessi dall’usura ma nel complesso non inficiano più di tanto sulla qualità e l’esperienza di salita. La chiodatura è sufficiente ma in alcuni tiri è distanziata il che richiede un po’ di esperienza nell’affrontare determinate sezioni. Vivamente consigliato un set di friend e alcuni cordini per integrare laddove necessario.

Demetra

Con l’intenzione di salire una via sull’avancorpo del Piccolo Dain ci dirigiamo alle Sarche in una mattinata di inizio gennaio piuttosto fredda. Con nostro grande dispiacere proprio oggi sono però previsti lavori di disgaggio sulla parete e sulla ferrata vicina alla via designata ed i botti che udiamo non poi così distanti ci suggeriscono di arrampicare altrove. Senza un “piano B” a disposizione ci dirigiamo verso la parete di San Paolo, ormai di casa, per salire la via Demetra che avevamo adocchiato tempo fa.

Il primo tiro sale la breve placchetta oltre la scritta blu che identifica la via. Questa si interseca dopo poco con una fessura che corre verticalmente da sinistra verso destra e le cui belle prese consentono una progressione facile. Verso la fine della fessura, in corrispondenza del secondo cordone a parete, si rimonta verso sinistra e si prosegue fino a raggiungere il fix posto sotto il grande tetto soprastante. Inizia ora un breve traverso verso sinistra, con passo iniziale delicato, che conduce direttamente al terrazzino di sosta subito a destra dell’Eremo di San Paolo. Lungo il traverso è possibile proteggere il secondo di cordata con una fettuccia attorno ad uno spuntone. 20m, 5b.

Simone all’inizio della via, 5b.

La seconda lunghezza parte rimontando il muretto oltre la sosta, anch’esso chiuso da un piccolo tetto, per proseguire serpeggiando fino alla sosta successiva. Con passo non semplice si raggiunge l’orecchia posta poco sotto il tetto che si usa per raggiungere lo scomodo rovescio bianco per la mano sinistra. Un passo delicato, con incrocio di mano, permette di allungarsi verso sinistra e raggiungere la comoda fessura che si forma alla fine del tetto dove incrocia l’altra parete. Ignorando la linea di fix che vince gli strapiombi di sinistra, si torna verso destra lungo placconata d’equilibrio. Il passo iniziale è un po’ ostico con prese rovesce e stondate dall’acqua. Il seguito è invece più semplice e piacevole anche se comunque ingaggiante. A metà del traverso è possibile proteggersi con cordone attorno ad un grosso fungo visto che le protezioni in loco qui sono distanti. Oltre questa particolare conformazione rocciosa, un ultimo passo conduce alla sosta aerea. 15m, 6a+.

Martina si riposa sul fungo a metà del traverso di fine tiro, 6a+.

Il terzo tiro prosegue brevemente lungo il bel diedro fessurato a destra della sosta fino a che questo non termina. Proprio in uscita, per rimontare sulla placchetta di sinistra, è presente il passo chiave del tiro. Una volta sopra si prosegue in traverso a sinistra avendo l’accortezza di inserire un friend nella fessura staccata a metà di questo per evitare al secondo di cordata spiacevoli conseguenze in caso di caduta sul passo chiave. Al termine del traverso si torna a salire verticalmente, prima un po’ verso sinistra, ed in seguito diritti fino alla sosta. Il passo per raggiungerla non è semplice e richiede buon senso dell’equilibrio visto che le prese a disposizione sono tutt’altro che entusiasmanti ed anche i piedi faticano a trovare appoggi. Rimanendo sulla sinistra ci si riesce comunque ad alzare quanto basta per raggiungere una buona presa e vincere così le difficoltà. 15m, 6b.

Martina su passo finale della terza lunghezza, 6b.

La quarta lunghezza è senza ombra di dubbio la più bella ed interessante dell’intera salita. Traversa da sinistra verso destra la lunga placconata che si sviluppa a destra della sosta con difficoltà crescenti. Il primo passo, oltre il primo fix, non è semplicissimo ma passato questo inizia una sezione più moderata e leggermente appoggiata che conduce alla placca principale. Qui è saggio proteggere il secondo di cordata con un friend piccolo all’interno di una fessura visto che la distanza tra lo spit precedente e quello successivo è notevole. Raggiunta la placca la si approccia orizzontalmente verso destra seguendo l’evidente linea di fix a parete che si dirige verso lo spigolo. L’arrampicata è bella ed entusiasmante, prevalentemente in aderenza. Raggiunto lo spigolo si cambia versante e con esso iniziano le difficoltà. Qui la parete, così come la linea, si verticalizza, le prese divengono più minute e lo stile più atletico. L’arrampicata continua permette di tirare il fiato solo una volta superato il cordone nero. Seguendo la fessura rovescia di destra si giunge ad una fonda e comoda fessura che consente di riposare ulteriormente prima di terminare sulla cengia di sosta. 35m, 6b.

Simone sul quarto tiro prima di oltrepassare lo spigolo della parete, 6b.

L’ultimo tiro prosegue verso sinistra in direzione dell’evidente albero. Avanzando lungo la cengia si lotta un po’ con il terreno erboso che rende la progressione un po’ complessa e si raggiunge l’arbusto dove si torna a salire, su roccia, in verticale aggirando lo spigolo e proseguendo lungo il muretto. Si segue poi la linea delle protezioni che si sviluppa leggermente verso sinistra senza emozioni particolari. Non appena il muro si appoggia, in vista del culmine della parete, si devia verso destra dove la roccia è ripulita e si raggiunge il terrazzino di sosta senza ulteriori difficoltà attraversando una sezione caratterizzata da semplici roccette rotte. 50m, 5b.

Gli ultimi metri della via, 5b.

Via corta ma intensa. L’arrampicata si svolge comunque sempre su roccia solida cercando di superare, nella maniera più semplice possibile, i pronunciati strapiombi che caratterizzano questa sezione di parete. Sebbene i gradi non siano esagerati, la progressione non risulta essere proprio banale e quindi nel complesso non è da sottovalutare. Non la consideriamo sicuramente una via plaisir, ma un corto allenamento per mezze giornate di tempo incerto.

Sindrome da Makita

Prima via dell’anno, giusto per rimettere le mani sulla roccia dopo gli stop più o meno forzati per pranzi, cene e visite ai cari durante le festività natalizie. Nonostante sia il 2 gennaio oggi in valle sembra una giornata di inizio primavera, altro che inverno! Poco male, riesumiamo l’attrezzatura e ci dirigiamo verso San Paolo. La via di oggi? Sindrome da Makita.

Il primo tiro è un’aggiunta postuma alla realizzazione della via che non la avvalora di molto ma che evita una gita tra la boscaglia per raggiungere l’attacco originale. Inoltre è un buon riscaldo per le difficoltà che arriveranno nei tiri successivi. Si inizia risalendo un diedro fessurato con arrampicata prevalentemente tecnica sfruttando entrambe le pareti con i piedi e la fessura con le mani. Terminato il breve diedro si affronta lo strapiombo soprastante passando sulla parete di sinistra attraverso passaggio non proprio semplice. Ci si allunga quindi in verticale per raggiungere le comode fessure oltre il tetto che consentono di superarlo ora più agevolmente. L’ultimo tratto consiste in un breve traverso d’equilbrio su placca che conduce direttamente all’albero di sosta. Nonostante la guida a nostra disposizione valuti questo tiro come 5c, a nostro parere la difficoltà più consona si aggira attorno al 6a/6a+. 20m, 5c?

Simone all’inizio della via, 5c.

Oltrepassando la zona boschiva oltre la sosta si raggiunge l’attacco originale della via. Prestare attenzione a non seguire l’evidente traccia sulla destra che porta ad altre vie. Salire piuttosto diritti per diritti, leggermente verso sinistra, fino a raggiungere la base della parete successiva. Noi purtroppo ci siamo lasciati ingannare dall’ampio corridoio e abbiamo salito erroneamente il primo tiro della via “I 3 moschettieri” (nel complesso 6c+, RS4), che descriviamo qui di seguito.

Dopo aver salito il breve muretto a sinistra della sosta, una bella placca di puro equilibrio costringe ad un passo non banale per raggiungere le comode fessure successive. Queste mutano in breve in un tetto che si supera con passo atletico sfruttando una scomoda pinzata per la mano destra ed alzando bene i piedi fino a raggiungere le prese più comode poste più in alto. Inizia ora una placconata che obliqua verso destra e termina in corrispondenza di una cengia appena accennata dove una coppia di strapiombetti indica l’inizio del tratto chiave della lunghezza. Oltre ad essere particolarmente difficile questo tratto è anche piuttosto pericoloso per via della lontananza delle protezione e della loro posizione, soprattutto la prima, dove eventuali cadute non si possono sicuramente considerare “dolci”. Le scomode prese rovesce consentono di superare, con molto sforzo ed impegno, entrambi i tettini e raggiungere così fessure più “umane”. Si traversa ora verso sinistra superando un cordoncino azzurro ed arrivando in prossimità di un alberello su cui penzola un cordone nero. Qui l’attrito delle corde si fa importante e raggiungere la sosta poco più in alto a destra richiede parecchio sforzo nonostante le difficoltà siano oramai terminate. 35m, 6b+, RS4.

Martina a metà della difficile lunghezza della via “I 3 moschettieri”, 6b+.

Dalla sosta rientriamo verso sinistra ritornando sulla via corretta in prossimità di S2.

Il terzo tiro della via “Sindrome da Makita” inizia superando il pilastrino di sinistra oltre il quale si traversa brevemente, sempre verso sinistra, fino a raggiungere un masso staccato. Questo consente di alzarsi bene per raggiungere il bidito rovescio sulla sinistra che diventa comodo solo dopo essersi alzati ulteriormente sfruttando le prese per i piedi della parete di destra. Il passo non è in ogni caso facile e rappresenta il crux della lunghezza. Superate le prime difficoltà si prosegue lungo una sezione caratterizzata da conglomerati rocciosi che escono dalla parete, particolarmente estetici e comodi da pinzare. Inizia quindi una lunga fessura verticale, leggermente strapiombante, che si segue fino a raggiungere la sosta. L’arrampicata è molto fisica e sostenuta ed è quindi importante sfruttare al meglio i punti di riposo che ogni tanto consentono di riposare e tirare il fiato. Verso il termine la fessura scema in roccette rotte dove è necessario prestare particolare attenzione durante la progressione. Tiro molto bello e di soddisfazione. 35m, 6c.

Simone in partenza sul terzo tiro, 6c.

La quarta lunghezza si fa spazio in una zona di roccia poco solida dove è bene verificare tutti i punti d’appoggio. L’arrampicata è tutt’altro che entusiasmante. Si sale lungo l’evidente corridoio ripulito senza particolari difficoltà fino al terrazzino di sosta, poco più a destra del caratteristico traverso in placca della via “Selene”. L’ultimo passo, per raggiungere il terrazzo, è particolarmente brutto visto che tutti i massi disponibili, che permetterebbero di rimontarlo, sono mobili. Lo strato terroso di cui è composta la terrazza, inoltre, non aiuta. 25m, 5a.

Martina sulla poco entusiasmante quarta lunghezza, 5a.

Il quinto tiro prosegue verso destra raggiungendo gli strapiombetti gialli che si intravedono dalla sosta. Repulsivi all’apparenza sono in realtà percorsi orizzontalmente da una coppia di fonde lame rosse che corrono parallelamente una all’altra. Superate queste verticalmente si torna brevemente verso destra in direzione dell’evidente albero senza però raggiungerlo. In corrispondenza di uno spigolo si torna infatti a salire rimanendo di poco alla sua destra e raggiungendo, con passo atletico su buone prese, una terza lama che sale in obliquo verso destra fino ad adagiarsi orizzontalmente in corrispondenza di un diedro-canale. Si segue la lama fino a raggiungere quest’ultimo che si lascia sulla destra proseguendo lungo la fessura che lo accompagna verticalmente per tutta la sua lunghezza. Qui l’arrampicata è più sostenuta, con prese più minute, e sfrutta da un lato la parete di sinistra e dall’altro il bordo esterno del canale. Verso il termine della fessura si abbandona completamente il canale di destra uscendone sulla sinistra con passo d’equilibrio. La cengia pendente soprastante conduce direttamente alla sosta attrezzata su 3 fix. Tiro bello e vario, attenzione all’attrito delle corde. 35m, 6b.

Sugli strapiombi della quinta lunghezza, 6b.

La sesta lunghezza è molto breve e permette di raggiungere il muretto finale. Senza particolari difficoltà si traversa verso destra sulla cengia di sosta fino ad aggirare lo spigolo della parete. Qui si intravede la sosta su di un terrazzino terroso raggiungibile aiutandosi con gli arbusti presenti per superare i rovi che lo perimetrano. 10m, II.

Il breve traverso del sesto tiro, II.

L’ultimo tiro, anche questo poco interessante, giunge in sommità della parete attraversando gli ultimi balzi rocciosi che condividono lo spazio con numerosi e fastidiosi arbusti. Anche la roccia, dal suo canto, è qualitativamente povera ed è formata principalmente da massi incastonati uno con l’altro, con del terriccio come labile legante. Non lasciarsi ingannare dalla linea di spit che sale a destra ma affrontare direttamente il muretto subito a destra della sosta fino a raggiungere la placca appoggiata soprastante che si rimonta con non poche difficoltà. Da qui si segue il simil-canale che si avventura tra gli arbusti fino alle rocce rotte che, con percorso un po’ da ricercare, conducono senza difficoltà rilevanti all’uscita della via. 45m, 5b.

L’uscita della via, 5b.

Via che non ci ha soddisfatto a pieno, alterna tiri solidi e meritevoli a sezioni più discontinue ed instabili. Belli sicuramente il 3° ed il 5° tiro che offrono arrampicata sostenuta con passaggi interessanti. Da dimenticare invece sia il 4° che il 6° che si svolgono su roccia scadente. Avendo sbagliato la seconda lunghezza non possiamo dire nulla in merito se non augurarci che nessun altro faccia il nostro stesso errore: sicuramente il 2° tiro corretto avrebbe avvalorato di più la salita.

Vecchi, disonesti e insoddisfatti

Con ancora qualche sporadica chiazza di neve permasta dalla nevicata di inizio dicembre ci dirigiamo verso Mandrea per godere del caldo sole mattutino che illumina per bene tutta la parete. Con l’intenzione di effettuare una toccata e fuga senza particolare voglia di impegno eccessivo la scelta ricade sulla via “Vecchi, disonesti e insoddisfatti” alla parete Fabio Giacomelli.

Il primo tiro segue il bel diedro fessurato con passaggio iniziale fisico in dulfer per superare i primi metri. Una volta che si riescono a sfruttare entrambe le pareti in spaccata la salita diviene più facile grazie all’equilibrio naturale che si va a creare. Si prosegue quindi a piccoli passi, mani in fessura e piedi che si muovono in alternanza passando da un appoggio all’altro. Solo verso la fine del diedro un ultimo passaggio più ostico costringe ad un piccolo allungo per raggiungere con le mani la comoda base della cengia dove, oltre a due massi staccati, è presente la sosta attorno ad un albero. Attenzione nel rimontare sul terrazzo in quanto i massi, soprattutto il più piccolo dei due, mostrano segni di cedimento e sarebbe meglio non farci tropo affidamento. 20m, 5c.

Simone in partenza, 5c.

La seconda lunghezza traversa verso sinistra aggirando lo spigolo della parete. L’arrampicata è totalmente d’equilibrio con buoni appoggi per i piedi e le mani alla ricerca delle prese migliori per rimanere attaccati alla roccia. La chiodatura, estremamente ravvicinata, permette eventualmente di azzerare. Oltrepassato lo spigolo si continua in verticale lungo la bella placca fessurata fino a rimontare un piccolo terrazzino sulla destra dove è possibile tirare un po’ il fiato prima dei metri finali. Qui la progressione risulta essere più tecnica con movimenti piuttosto obbligati per passare da una fessura all’altra. Obliquando verso sinistra si raggiunge infine la sosta aerea. 30m, 6b.

Martina al termine della seconda lunghezza, 6b.

Il terzo tiro prosegue lungo la bella placca che si sviluppa oltre la sosta con arrampicata prevalentemente d’equilibrio su piccole prese. Dopo un breve tratto verso sinistra la linea prosegue obliquando verso destra, sempre su placca solida e compatta, fino a quando la parete inizia ad appoggiarsi sensibilmente. Qui una fessurina obliqua conduce direttamente alla sosta al di sopra di un piccolo terrazzino. Nonostante le difficoltà siano contenute molti passaggi sono delicati, sempre alla ricerca dell’equilibrio migliore. 30m, 5c.

Simone sulla bella placca del terzo tiro, 5c.

L’ultima lunghezza approccia il pilastrino fronte alla sosta con movimenti non sempre di facile interpretazione. Dopo alcuni metri di progressione il pilastro lascia spazio ad una larga placca intermezzata da una lunga rampetta che obliqua verso sinistra. Senza particolari difficoltà la si segue rimanendo in piedi su di essa fino a che non termina. Si torna quindi a salire in verticale in direzione del minuto tettino soprastante che si supera atleticamente sfruttando le comode maniglie sommitale raggiungibili in allungo un po’ faticosamente. Oltre il tettino una bella fessura verticale condice direttamente alla cengia di fine via dove si sosta su di un albero attrezzato. 30m, 5b.

La linea dell’ultimo tiro, 5b.

Via dai gradi contenuti ma molto bella e ben protetta, davvero meritevole. Tutte le lunghezze sono divertenti ed offrono diversi stili di arrampicata. Peccato solo per la lunghezza limitata.

Via per Luca

Oggi a Arco è proprio una bella giornata, il sole splende nel cielo senza alcuna nuvola all’orizzonte e, nonostante sia il 20 di Novembre, in parete si sta quasi in maniche corte. Ci troviamo a San Paolo per ripetere una delle ultime realizzazioni sulla parete: la “Via per Luca”, breve e con gradi contenuti. La linea è protetta a fix, chiodi e clessidre ma è necessario integrare qua e là perché alcuni tratti sono stati lasciati volutamente sprotetti.

Il primo tiro è estremamente breve e risale il muretto compatto che si sviluppa oltre la scritta blu che identifica la via. Il muro è caratterizzato da fonde fessure che rendono l’arrampicata divertente e piacevole. Solo il primo passaggio potrebbe risultare un po’ più difficile rispetto al seguito: qui infatti le prese per le mani sono meno marcate ed i piedi rimangono in aderenza a parete. Raggiunte le fessure si procede facilmente in direzione di un fix che si lascia sulla destra per raggiungere il largo terrazzino sopra il quale, oltre le radici di un arbusto, è presente un anello su cui poter sostare. A rinforzo, poco sopra, c’è anche un vecchio chiodo a pressione. 15m, V.

Simone sul primo tiro, V.

La seconda lunghezza è la più impegnativa di tutto l’itinerario. Parte risalendo le roccette rotte oltre la sosta fino a giungere alla base di un pilastro strapiombante alla cui metà penzola un evidente cordone. L’arrampicata è fisica ma su buone prese, anche se a volte distanti tra loro, ed è spesso necessario bloccare ed allungarsi. Il passo per uscire in cima al pilastro è il più difficile e allo stesso momento difficilmente azzerabile: richiede una certa agilità. Per fortuna siamo solo all’inizio e le energie non dovrebbero mancare! Ci si trova così su di una bella placchetta compatta alla cui sinistra sale un diedrino obliquo e fessurato che può essere utilizzato per l’inserimento di protezioni rapide. Il diedro e la placca si chiudono all’altezza di un piccolo tettino dove ci si sposta verso la parete di sinistra raggiungendo una bellissima placca lavorata a fessure molto taglienti. Qui i cordoni piazzati attorno alle numerose fessure a parete indicano la linea da seguire. Senza grandi difficoltà si raggiunge un largo terrazzino dove, sulla parete opposta rispetto a quella appena salita, è presente una comoda sosta. Bella lunghezza su ottima roccia, nel complesso abbastanza impegnativa. 36m, VI.

Martina al termine della seconda lunghezza, VI.

Il terzo tiro oltrepassa una serie di roccette rotte per poi salire lungo un compatto muretto placcoso dove è ben visibile un piccolo tetto che lo taglia orizzontalmente. Raggiunta la base del muro lo si inizia a salire obliquando verso destra e seguendo la linea dettata da evidenti fix a parete. Arrivati al secondo si è in prossimità del tetto che si supera raggiungendo la fonda fessura orizzontale che ne caratterizza la parte superiore. Perpendicolarmente a questa prosegue un’altra fessura dove è facilmente inseribile un friend medio/piccolo. Con balzo atletico si rimonta con i piedi sulla fessura orizzontale e si procede con arrampicata più semplice sulla placca soprastante che culmina su di un piccolo terrazzino. Qui la via devia sul pilastro di destra dove è presente un cordone bianco. Superato facilmente anche questo si prosegue, con arrampicata discontinua, tra zone terrose e brevi tratti di roccia da verificare. Il lungo corridoio ricavato nel boschetto conduce alla parete successiva ed alla sosta su anello. 45m, VI-.

Simone sopra il naso del terzo tiro, VI-.

La quarta lunghezza prosegue a sinistra della sosta attraversando una zona caratterizzata da rocce rotte abbastanza precarie. Si punta verso una serie di arbusti evidentementi potati per permettere il passaggio. Oltre questi inizia un breve e facile diedrino che esce sulla destra. Qui un altro diedro, più verticale ma non per questo più difficile, conduce alla sosta posizionata attorno a 2 arbusti. Sebbene l’arrampicata non risulti mai impegnativa, la maggior parte della lunghezza risulta essere sprotetta ed è quindi necessario integrare con dadi e friends. 35m, V.

L’inizio della quarta lunghezza, V.

Il quinto tiro prosegue verso destra superando una serie di brevi e facili risalti per giungere ad una parete più verticale e caratterizzata da un pilastrino iniziale. Proprio questo, protetto da fix, presenta le difficoltà maggiori della lunghezza anche se nel complesso è ben fessurato. Una volta raggiunto il tronco, che determina anche la fine del pilastro e delle ostilità, si continua sulla placchetta che segue, su roccia da verificare, fino al raggiungimento del terrazzino di sosta. Prestare attenzione particolare in quanto l’ultimo tratto è sprotetto e difficilmente si riesce ad inserire qualcosa. 20m, V.

Martina al termine del quinto tiro, V.

La sesta lunghezza si fa strada attraverso la sequenza di blocchi che strapiombano oltre la sosta. L’arrampicata non risulta essere difficile ma si è sempre alla ricerca della roccia migliore e dei sassi più stabili in una zona decisamente frastagliata. Le protezioni, particolarmente nascoste, si notano solo dopo aver effettuato qualche passaggio, il che rende la linea di salita poco evidente. Come riferimento non allontanarsi troppo dalla verticale serpeggiando prima verso destra e poi verso sinistra per rientrare. Terminata la zona a balconcini si giunge alla base di una bella e compatta placca grigia proteggibile grazionìe ad un friend da inserire nella fessura che corre orizzontale. La placca si supera con passo iniziale atletico ed in seguito con movimenti di equilibrio fino alla sosta posta alla base della fessura finale. 35m, VI-.

La bella placca al termine della sesta lunghezza, VI-.

L’ultimo tiro continua nel facile diedro oltre la sosta che termina raggiunto l’evidente tettino. Qui, sulla destra, inizia una bella e larga fessura che ci accompagnerà quasi fino al termine della via. Il primo passo, per rimontare il tettino, è molto bello e sfrutta entrambe le pareti attraverso una sequenza di movimenti piuttosto logica. Oltre il tetto si continua a seguire la fessura che curva ora verso sinistra. Mano a mano che si sale questa diviene più comoda, grazie anche al lavoro dei piedi sulla placca sottostante. Con passo atletico si abbandona la fessura per dirigersi verso destra in direzione del culmine della parete che si raggiunge in breve tempo senza ulteriori difficoltà. 30m, VI/VI+.

Simone in uscita dall’ultimo tiro, VI+.

Via che alterna bei tratti di arrampicata a sezioni più anonime e spesso forzate. In generale però è una linea che ha un suo perché e che riesce a regalare qualche soddisfazione se non si hanno aspettative troppo elevate. Nonostante i gradi contenuti non è sicuramente da sottovalutare. La chiodatura è comunque buona nei tratti più difficili, da integrare altrove.

Via Flavia

Ultimamente il meteo, in questo inizio di Novembre, non è dei migliori e la pioggia immininente, prevista però a qualche ora non meglio precisata della giornata, suggerisce di provare a sfruttare almeno la mattina per tentare una vietta corta. Con le nuvole grigie sopra le nostra teste ci dirigiamo di buona lena verso la Parete Centrale del Monte Colt per salire “Via Flavia”, dallo stampo alpinistico e ripulita di recente. Nonostante tutto il tempo sembra reggere e carichi attacchiamo la via.

Il primo tiro sale il diedrino composto da rocce rotte alla sinistra di una placconata decisamente più compatta. La prima lunghezza è in comune con la via sportiva “Nove Dita” di cui è possibile sfruttare i primi 2 fix a parete per l’assicurazione nel primo tratto. Larrampicata qui, seppur facile, è molto delicata per via della qualità della roccia piuttosto scarsa dove non è raro smuovere massi anche di grandezze consistenti. Fortunatamente la sezione è breve e si giunge presto su di un terrazzino dove 2 grossi arbusti offrono solide protezioni. Saliti i risalti rocciosi ci si ritrova alla base di uno stretto, e piuttosto fondo, camino che va salito stando quanto più possibile sullo spigolo e seguendo, come riferimento, l’evidente fessura che si sviluppa sulla parete di sinistra giusto un paio di metri oltre l’ingresso. Questa può essere anche sfruttata per l’inserimento di piccoli dadi e friends visto che le protezioni “fisse” sono piuttosto in alto. Una volta risalita la prima parte del camino si procede sullo spigolo per pochi metri per rientrare in seguito ancora nel camino all’altezza di un cordone penzolante sulla parete di destra. Si affrontano gli ultimi facili metri verticali fino ad uscire sul pilastro dove è presente la sosta. Non lasciarsi ingannare dalle difficoltà sulla carta limitate, il camino incute un po’ di timore e nel complesso non è da sottovalutare. 40m, IV?.

Martina alle prese con il camino del primo tiro, IV.

La seconda lunghezza evita i muraglioni verticali, che si ergono oltre la sosta e dove corrono le linee delle vie “La Cigogna” e “Nove Dita”, e prosegue piuttosto in orizzontale verso sinistra per portarsi ai piedi di una parete che si presta più ad essere salita alpinisticamente che sportivamente. Il primo tratto del traverso si svolge senza particolari difficoltà su larga cengia alla fine della quale si supera un grosso masso incastrato. Oltre questo si segue la fessura che obliqua verso sinistra, verticale alla quale prosegue la via “La Cicogna”, fino a raggiungere un piccolo terrazzino dove un solido arbusto invita alla sosta (abbastanza scomoda). Il tiro è breve e poco protetto ma si può sfruttare comodamente la fessura per inserirci protezioni rapide. 25m, V-.

Simone all’inizio del traverso del secondo tiro, V-.

Il terzo tiro rimonta il muretto oltre la sosta per poi proseguire sulla rampa che si sviluppa verso destra e termina con un bel tratto all’interno di un diedro bianco. Il passo chiave del tiro, e della via in generale, si trova proprio sul muretto iniziale dove è necessario sfruttare bene le poche prese a disposizione per rimontare una beffarda pancia. Sulla destra è ben visibile un buon rovescio e poco sopra, un po’ più nascosto, un bidito migliore. Sulla sinistra si sfrutta invece la piccola clessidra dove è inserito un cordoncino. Superata la pancetta si trova un chiodo ed in seguito un cordone bianco a preannunciare l’inizio di una lunga rampa. Si segue quest’ultima fino a che non si verticalizza e muta in diedro ben fessurato al cui termine si esce verso destra sfruttando la bella placchetta lavorata dove l’arrampicata risulta essere più facile. Continuando verso destra si oltrepassa un piccolo arbusto e, aggirando lo spigolo della parete, si raggiunge la catena di sosta in comune con la via “La Cicogna”. 30m, VI.

L’inizio della terza lunghezza, VI.

La quarta lunghezza prosegue in obliquo ancora verso destra, tra diedri e placchette, per evitare la severità del muro compatto soprastante. Si inizia risalendo per alcuni metri lungo la fessura, a sinistra rispetto la placca dove è posizionata la sosta, fino a che si conclude ed inizia un bel traverso, in corrispondenza di una vecchia sosta oramai arruginita e non più sicura, che porta, con una serie di passaggi esposti ma ben appigliati, alla base di un diedro rosso dove sono immediatamente visibili 2 chiodi (uno vecchio ed uno nuovo) mentre un altro più recente è nascosto oltre lo spigolo. Si risale il diedro uscendo appena possibile proprio sullo spigolo e si continua fino a che questo è chiuso da un piccolo tettino. Qui è presente un cordone bianco che sancisce l’inizio di un breve traverso, sempre verso destra, in direzione di quel che resta di un fico e di un arbusto più “vivo”. Quest’ultimo è anche abbastanza solido da poter essere utilizzato per avvolgerci un cordone come protezione rapida. Oltrepassati entrambi gli arbusti, ed aggirato l’ennesimo spigolo, ci si ritrova sulla cengia rocciosa dove è presente la catena di sosta, in comune con la via “Nove Dita”. 30m, V+.

Simone sulla quarta lunghezza, V+.

L’ultimo tiro esce sulla sommità della parete attraverso un facile diedro che si raggiunge solo dopo aver percorso una breve rampa appoggiata che, oltre che essere semplice, è anche molto bella. Alla sua destra corre una bella fessura che può essere utilizzata per proteggersi con friends medi. Al termine della rampa, che saliva a sinistra della sosta, la via piega fortemente verso destra e, con passo atletico, si immette nel diedro finale dapprima molto appoggiato ed in seguito più verticale ma comunque senza particolari difficoltà. Al termine della fascia rocciosa sono presenti 2 fix su cui poter attrezzare l’ultima sosta. 25m, IV+.

Martina al termine della via, IV+.

Via corta ma molto bella e meritevole. Cerca la linea più facile serpeggiando su una parete che ospita vie sportive decisamente più difficili: un’ottima intuizione da parte dei primi salitori. La chiodatura, al di fuori dei tratti in comune con le altre vie, è essenziale e necessita di essere integrata. Consigliata.

Aganippe

Con poco tempo a nostra disposizione, in una bella mattina di Novembre, ci dirigiamo verso la parete di San Paolo per salire una via corta in prossimità dell’omonimo Eremo e della falesia. “Aganippe” è senza dubbio una via plaisir che impegna veramente solo in pochi ed isolati tratti i quali, per via delle numerose ripetizioni, a volte risultano un po’ usurati.

Il primo tiro sale la placchetta appoggiata in direzione di un piccolo strapiombo. Per la particolare esposizione della parete questo tratto risulta abbastanza sporco: muschi e licheni crescono vigorosi ed una fastidiosa polverina copre le prese migliori. Date le difficoltà contenute questo è più un problema “estetico” che pratico ed in breve si raggiunge la base dello strapiombetto. Questo si evita traversando verso destra su roccia gialla più pulita ma consumata dove, con passo deciso, ci si porta all’interno di un breve diedro che conduce direttamente, senza particolari difficoltà, sopra lo strapiombo precedentemente citato e quindi alla sosta. L’ultimo tratto non è molto protetto ma è possibile integrare con friend medio/piccoli nella solida fessura. 20m, V+.

Simone sul primo tiro, V+.

La seconda lunghezza è quella che ospita i passi più duri della via. Inizia traversando verso sinistra, prima con arrampicata facile ed in seguito con passo atletico per rimontare un muretto ostico. Si prosegue ancora verso sinistra fino a raggiungere il punto più debole dello strapiombo rosso soprastante che si supera con un bel passo in spaccata verso destra su buone e fonde fessure, un po’ difficili da raggiungere se si è bassi. Una volta sul pilastrino di destra si torna a salire verticali su bella placca, liscia ma fessurata, che si segue obliquando verso sinistra con sequenze per lo più in aderenza. L’ultimo passo, per uscire sulla cengia di sosta, è un po’ in allungo ma non dovrebbe creare troppi problemi visto che le prese per i piedi sono belle fonde ed il lavoro di squat non è micidiale. Oltrepassato un arbusto si attrezza la sosta su fix ed anello. Tiro carino ed abbastanza storto: assicurarsi di allungare qualche protezione dove possibile per evitare di lottare con l’attrito delle corde verso la fine della lunghezza. Prestare anche attenzione a non tirare troppo il secondo di cordata sul traverso iniziale visto che le protezioni in quel tratto non sono vicinissime ed un eventuale scivolone porterebbe ad uno spiacevole tete-a-tete con la parete di sinistra. 32m, VI.

Il traverso all’inizio della seconda lunghezza, VI.

Il terzo tiro traversa verso sinistra per evitare la zona alberata soprastante la sosta. Senza particolari difficoltà si raggiunge in breve tempo l’inizio di una rampetta che obliqua verso destra fino a tornare sulla verticale della sosta precedente. Il primo passo per rimontare la rampa è il più difficile mentre in seguito si procede quasi camminando fino alla base di uno strapiombetto fisico ma molto ben appigliato che si risale per raggiungere una bella placca. Questa, lavorata a lunghe, larghe e fonde fessure, è molto bella e facile e conduce direttamente alla sosta posizionata su di un comodo terrazzino. 35m, V+.

Martina alla fine del terzo tiro, V+.

La quarta lunghezza rimonta il pilastrino oltre la sosta, con arrampicata molto facile, per proseguire camminando lungo il terrazzino terroso che si sviluppa verso destra in direzione di una paretina gialla. Raggiunta questa si sale in verticale giusto un paio di metri per iniziare un traverso verso destra, su bei blocchi, che termina in corrispondenza della sosta seguente posta su di una cengia rinforzata. Il traverso non è difficile ed offre numerosi spunti per inserire protezioni rapide. Bisogna solo fare attenzione a non alzarsi troppo per non incappare in difficoltà maggiori. 20m, V.

La fine della quarta lunghezza, V.

L’ultimo tiro prosegue il traverso precedente fino ad aggirare completamente la parete e finire nel bosco sommitale. I primi metri si svolgono facili su cengetta fino a raggiungere uno spit alla base di un breve diedro che va superato tornando ad arrampicare in verticale con passo delicato in partenza. Si torna ora a traversare verso destra passando una serie di spigoli e rocce rotte dove è particolarmente semplice individuare buoni punti dove inserire protezioni rapide. Si raggiunge senza particolari difficoltà la placca finale con evidente fix luccicante nel mezzo. Questa non va salita direttamente ma traversata da sinistra verso destra con bei passi in aderenza ma con le mani sempre aggrappate a buone fessure. L’ultimo passo, un allungo in spaccata per oltrepassare lo spigolo della parete, è forse il più complicato della sezione ma in generale non dovrebbe causare troppi problemi. L’ultimo tratto torna a salire verticalmente fino a che si esce nel boschetto sommitale dove si attrezza la sosta sull’albero dove è incastonato il libro di via. 25m, VI-.

La bella placca di fine via, VI-.

Via piuttosto corta, interessante in alcuni punti ma allo stesso tempo anche abbastanza discontinua. I primi due tiri risultano essere leggermente usurati ma niente che impedisca una progressione sicura. Il buon numero di protezioni a parete e la facilità di integrazione la rendono una via decisamente adatta anche a chi inizia a muovere i primi passi.