In una fredda e ventosa giornata di inizio novembre ci dirigiamo in val d’Adige alla ricerca di quel tepore che rimane illusorio. La mattinata non invoglia a mettere le mani sulla roccia ma ormai il viaggio lo abbiamo fatto e gli zaini sono già in spalla. Ci rechiamo alla parete in zona “Cà di Sopra” per salire la via “Poison Ivy”.
Il primo tiro inizia risalendo una rampetta appoggiata che si fa faticosamente spazio attraverso la pronunciata vegetazione che ricopre la parte inferiore della parete. Raggiunto un evidente terrazzino si prosegue senza difficoltà lungo una seconda paretina appoggiata sulla falsa riga di quella precedente. Anche questa è molto breve ed in poco tempo si raggiunge un terrazzino più largo dove la linea prosegue verso destra e dove ci si incammina fino ad incontrare un caratteristico tunnel formato da grosso masso appoggiato alla parete principale. Si entra nel tunnel e si sbuca rimontando un piccolo masso che conduce direttamente alla comoda cengia di sosta. 30m, III.
Martina al termine del primo tiro, III.
Bella è la seconda lunghezza che sale finalmente lungo paretina verticale seguendo inizialmente un breve diedro appoggiato che si abbandona in prossimità dell’evidente tettino a forma di naso. L’arrampicata è bella su roccia solida anche se al nostro passaggio la prima parte del tiro era abbastanza bagnato sul passo chiave. Le protezioni sono invece in stile alpinistico e distanziate tra loro, è quindi necessario integrare per una progressione sicura. Raggiunto il tettino un difficile passo in aderenza verso sinistra conduce alla base di una placchettina di movimento dove le difficoltà sono tutt’altro che terminate. Le prese sono infatti inizialmente storte e scomode ma mano a mano che si sale si aprono fessure e gli appoggi per i piedi migliorano. Al termine della placca è presente la sosta un po’ aerea. 25m, V+.
La linea della seconda lunghezza, V+.
Del terzo tiro si salvano i primi metri che si svolgono lungo diedro appoggiato di interpretazione non immediata. Il resto della lunghezza ospita sì i passi chiave ma si svolge lungo roccia discutibile. Dalla sosta si traversa leggermente verso destra fino alla base del diedro che si risale sfruttando la fessura di destra sia per la progressione che per inserire protezioni rapide. Si giunge quindi su parete più appoggiata e frastagliata che porta, senza difficoltà rilevanti, fino ad un muretto più verticale che si vince attraverso arrampicata di movimento prestando particolare attenzione a ciò che si tiene. Il tratto è fortunatamente protetto a fix e, dopo un breve traverso verso destra, si giunge alla sosta. 25m, V.
Martina al termine del terzo tiro, V.
L’ultima lunghezza riparte con passo non banale per rimontare lo strapiombetto iniziale. Sfruttando il pilastrino di sinistra si guadagnano i primi metri che consentono di raggiungere, attraverso un breve traverso, lo spigolo della parete. Questo è ben appigliato e le difficoltà scemano mano a mano che si prosegue. In prossimità della fine della parete si entra in un corridoio sulla sinistra dove si affrontano le ultime roccette prima di raggiungere il boschetto sommitale dove si attrezza l’ultima sosta su arbusto a piacimento. 20m, IV+.
L’inizio dell’ultima lunghezza, IV+.
Via breve con solo le due lunghezze centrali veramente interessanti. Lo stile tendente all’alpinistico necessita di saper integrare le protezioni presenti laddove necessario ma nel complesso la progressione risulta essere sicura. Buona soluzione per giungere alle pareti superiori e concatenare con qualcos’altro.
Il weekend con temperature da inizio primaversa ci spinge in valle per godere a pieno del sole che scalda le pareti. Ci dirigiamo verso la sempre affollata parete di Pezol certi comunque che la via che abbiamo scelto fosse libera per via delle difficoltà poco consuete rispetto alle altre linee della parete e per il fatto che si trovino poche informazioni al riguardo. Siamo alla base di “Castagnarte”.
Il primo tiro rimonta inizialmente i terrazzini terrosi che conducono alla base della parete principale dove è presente una coppia di evidenti cordoni bianchi. Un fix poco più a destra indirizza la salita che supera lo strapiombetto basale laddove questo è meno pronunciato. La roccia è caratterizzata da conformazioni ad alveare che non sono mai comode e dove si è sempre alla ricerca delle prese migliori. Il passo per superare le difficoltà è da ricercare e non è per nulla banale richiedendo forza, equilibrio e soprattutto decisione. Superato lo strapiombetto la parete si appoggia leggermente proseguendo lungo placchetta di movimento con prese migliori. Dopo qualche metro di arrampicata verticale inizia un traverso verso sinistra, con passo iniziale d’equilibrio, che scema rapidamente una volta raggiunte le cengette terrose. Qui si punta allo spigolo sinistro della parete oltre il quale è presente la sosta sotto un tettino. Tiro carino anche se un po’ sporco: le prese sono infatti spesso ricoperte da fastidiosa polverina. Il passo iniziale è probabilmente il più difficile di tutta la linea nonostante il grado proposto non gli renda totalmente giustizia. 30m, 6b+.
Simone sul passo chiave del primo tiro, 6b+.
La seconda lunghezza è senza dubbio la più interessante e si snoda lungo compattissima placconata fessurata. Si parte leggermente a destra della sosta per sfruttare la rampa basale ed alzarsi i primi metri sino a raggiungere un bel buco rovescio al di sotto del tettino. Alzando bene i piedi ci si allunga di molto verso destra raggiungendo una coppia di comode e fonde fessure che permette, attraverso passo d’equilibrio, di rimontare le difficoltà . Senza alzarsi troppo si inizia ora un traverso verso sinistra sfruttando le sempre buone prese per le mani con i piedi, al contrario, spesso a spalmo su placca liscia. Si conquista quindi lo spigolo sinistro della parete dove si torna a progredire in verticale attraverso arrampicata ora più semplice. Solo un passo verso il termine del tiro torna ad impegnare la progressione dove le prese non sono più così buone e gli appoggi per i piedi quasi assenti, costringendo a movimenti in aderenza. Si raggiunge dunque il culmine della paretina che si rimonta sostando in seguito sulla destra. Durante la nostra salita una fastidiosa pianta di spine ostacolava la progressione verso metà lunghezza, un coltellino avrebbe fatto comodo. 35m, 6c.
Enrico sulla bella placca della seconda lunghezza, 6c.
Il terzo tiro continua sulla destra ancora lungo placca inizialmente priva di evidenti prese ed in seguito molto frastagliata. Si inizia spostandosi di un paio di metri verso destra fino a raggiungere la base della placchetta che si rimonta attraverso passo d’equilibrio e facendo squat sulla gamba destra. Si continua ora su paretina appoggiata attraverso arrampicata di movimento e puntando all’evidente ed accogliente lama di sinistra che si segue sino al suo termine. La linea ora si semplifica seguendo la serie di fessure alternate da qualche minuta cengetta. Superato un arbusto con cordone ci si sposta leggermente sulla sinistra fino ad incontrare 2 fix sui quali attrezzare la sosta. 30m, 6b.
Il muretto del terzo tiro, 6b.
Breve è la quarta lunghezza che evita comunque eccessivi attriti delle corde visto che il tiro successivo è poco lineare. La linea è evidente ed obliqua costantemente verso destra seguendo gli altrettanto evidenti cordoni a parete. I primi metri sono facili e caratterizzati da una serie di terrazzini che si vincono agevolmente grazie alle numerose ed accoglienti fessure che compongono questo tratto di fascia rocciosa. Si giunge quindi a una breve ma piacevole placchetta verticale che si vince sfruttando le buone fessure un po’ nascoste dalla vegetazione. Con un breve traverso finale in aderenza si arriva infine alla sosta. 20m, 6a+.
La linea della quarta lunghezza, 6a+.
Il quinto tiro non offre particolari emozioni e si limita a salire le ultime roccette che separano dalla larga cengia soprastante. Si inizia vincendo la breve rampetta di sinistra attraverso arrampicata semplice e raggiungendo così un primo cordone. Proseguendo lungo una serie di risalti rocciosi, intervallati da terrazzini terrosi, si termina la parete senza difficoltà rilevanti. Giunti al boschetto lo si attraversa verso destra ed in leggera discesa raggiungendo così la base della parete successiva in prossimità di un grottino dove è evidente la linea di fix del tiro successivo. 35m, 5a.
Simone sul quinto tiro, 5a.
La sesta lunghezza risale l’evidente parete strapiombante oltre la sosta. A parte i metri iniziali la roccia lungo il tiro è decisamente scadente ed è necessario prestare particolare attenzione sia a prese che appoggi. Arrampicati i primi facili metri si supera in A0 una pancia severa, e priva di appigli, per giungere alla base di un diedro strapiombante e fessurato. Qui la distanza tra le protezioni costringe a tornare ad arrampicare attraverso movimenti particolarmente fisici su roccia discutibile. L’azzeramento non è semplice ma con una coppia di friend è fattibile. Mano a mano che si sale il diedro questo si appoggia e diviene più arrampicabile fino all’uscita su cengetta. Qui si sosta a piacimento su albero o clessidre da attrezzare. Tiro nel complesso forzato, brutto e poco interessante: la linea poteva tranquillamente fermarsi prima ed uscire a piedi in cengia verso sinistra. 22m, 7a e A0 oppure A1.
L’impegnativo strapiombo del sesto tiro, 7a e A0 o A1
Anche il settimo ed ultimo tiro non regala emozioni particolari concludendo la parete attraversando brevi muretti intervallati da sporchi terrazzini. Le difficoltà sono limitate e i problemi maggiori si incontrano per via del terreno vegetativo e poco stabile. Si raggiunge infine una larga terrazza poco a sinistra rispetto alla verticale di salita dove si attrezza l’ultima sosta su albero in prossimità dell’uscita della linea “Claudia 22”. 20m, 6a.
Via dalle 3 facce: belli e meritevoli i primi 2 tiri anche se allo stato attuale un po’ sporchi. I 3 tiri successivi fino alla larga cengia perdono interesse mano a mano che si procede mentre gli ultimi 2 tiri per raggiungere la vetta sono troppo forzati e non aggiungono nulla alla salita. Rimane comunque un buon allenamento con una notevole vista sul lago di Garda che salva la giornata.
Altro weekend di gennaio all’insegna del bel tempo, almeno a sentire le previsioni. Il cielo però rimane velato ed il sole promesso è solo un miraggio al di là delle nubi. Poco male, ci si scalderà arrampicando. Scendiamo in valle del Sarca e parcheggiamo in centro a Dro. Direzione Coste dell’Anglone, Anglone Nord, via “L’ombra e l’apparizione del mondo”.
Il primo tiro inizia risalendo il breve muretto grigio oltre il nome della via che si vince rimanendo il più possibile sulla destra. Si raggiunge una larga cengia dove la linea prosegue lungo la parete successiva obliquando decisamente verso sinistra. La qualità della roccia e le protezioni distanziate costringono ad un’arrampicata oltremodo attenta e ponderata. Dopo un lungo traverso con chiodo nel mezzo iniziano ad apparire un po’ di cordoni che invitano a proseguire più in verticale. Si supera infatti un muretto leggermente strapiombante ma con buone prese e, attraverso un breve passaggio atletico, si raggiunge un piccolo tettino dove la linea torna a traversare verso sinistra. L’arrampicata qui è di movimento ed equilibrio ed in breve si raggiunge la sosta da attrezzare. 30m, VI.
Gli ultimi metri del primo tiro, VI.
La seconda lunghezza prosegue in verticale lungo bel muretto con passaggi tecnici ma mai faticosi. Si inizia però rimontando i primi metri atleticamente per superare lo strapiombetto subito oltre la sosta. Gli appigli ci sono tutti e sono anche generosi garantendo il superamento del tratto in maniera agevole. La parete successiva del tiro richiede invece un’arrampicata delicata e sempre di movimento alla ricerca delle sezioni più deboli della parete. Le difficoltà si incontrano nella parte superiore dove si affronta una placchetta tecnica chiusa da piccolo tettino. Questo si evita iniziando un traverso verso destra che conduce in prossimità dello spigolo della parete il quale si oltrepassa abbassandosi leggermente e proiettandosi oltre. Qui si sosta. 25m, VII.
Enrico impegnato sulla seconda lunghezza, VII.
Il terzo tiro è il più caratteristico dell’itinerario e supera un lungo e stretto camino claustrofobico. Si parte però vincendo il diedrino oltre la sosta che, spostandosi verso destra, conduce ad un minuto terrazzino. Qui la linea prosegue attraverso una serie di risaltini rocciosi sino all’interno del camino. Questo è estremamente stretto e se si ha con sè lo zaino è anche molto difficile da interpretare visto che si è praticamente impossibilitati a lavorare d’opposizione con la schiena su di una parete e gli arti sull’altra. Lungo il camino si trovano poche protezioni molto distanziate tra loro ed è difficile integrare rendendo l’arrampicata psicologicamente provante se non si è abituati a calpestare questi tipi di terreno. Lo sporco e la polverina che inevitabilmente si formano su entrambe le pareti sicuramente non aiuta. Attenzione anche a non entrare troppo all’interno del camino per non rimanerci incastrati, meglio stare un po’ più all’esterno dove lo spazio di manovra è migliore. Il camino si allarga solo verso il termine dove finalmente si esce sul pilastro di sinistra, si superano le ultime roccette e si sosta. 40m, V.
La partenza del terzo tiro prima del camino, V.
Bella e sostenuta è la quarta lunghezza che vince inizialmente un muro strapiombante e prosegue infine su placca tecnica. Dalla sosta ci si alza leggermente per iniziare un breve traverso verso destra rimanendo al di sotto del tettino soprastante. Ci si muove lungo belle fessure verticali attraverso arrampicata atletica. Nel punto più debole si supera lo strapiombetto e si prosegue ancora in verticale per alcuni metri seguendo le protezioni a parete. Si inizia dunque ad obliquare verso sinistra superando gli strapiombetti successivi ancora atleticamente ma con, ogni tanto, qualche buon punto dove poter riposare un po’. Quando la parete si appoggia leggermente inizia una placchetta tecnica con movimenti un po’ in allungo ma su buone fessure che consentono di rimontare la cengia soprastante. Qui una serie di roccette rotte ed abbastanza instabili porta alla comoda sosta su terrazza. Tiro meritevole ma un po’ tortuoso, ricordarsi di allungare bene le protezioni per evitare eccessivi attriti verso il termine. 35m, VII.
Simone impegnato all’inizio della quarta lunghezza, VII.
Il quinto tiro è breve e supera l’evidente placconata grigia che si sviluppa a sinistra della sosta. I primi metri si vincono grazie ai buchi ed alle fessure di cui è costellata la parte inferiore della placca che permettono di guadagnare rapidamente metri. Nella parte superiore si arrampica invece lungo il pilastro che forma lo spigolo di sinistra al di sopra del quale inizia un passaggino tecnico e non banale d’equilibrio. Si alzano i piedi quanto basta per raggiungere il culmine superiore della parete che consente di ribaltarsi su cengia. Si procede dunque verso la parete gialla successiva dove si continua in facile traverso verso destra sino al raggiungimento della sosta. 25m, VI.
La placconata del quinto tiro, VI.
La sesta lunghezza è molto elegante ed obliqua costantenemente verso destra al di sotto degli evidenti tetti per poi superarli in maniera più agevole. Dalla sosta si vince lo strapiombetto iniziale attraverso passo boulderoso e fisico che slega un po’ dal contesto arrampicatorio seguente. Qui infatti ci si inizia a muovere educatamente, seguendo le evidenti protezioni a parete, lungo gocce e piccoli conglomerati. La progressione richiede spesso equilibrio e sono rari i punti in cui serve un po’ di forza per progredire. Al termine della fascia gialla si rimonta un piccolo terrazzino che fa da base ad un diedrino grigio appoggiato e fessurato. Il passo per superarlo è un po’ da ricercare uscendone poi sul pulpito di destra. A difficoltà oramai terminate si continua superando una serie di roccette rotte e raggiungendo infine il terrazzino di sosta. 35m, VI+.
Enrico impegnato sulla sesta lunghezza, VI+.
Il settimo ed ultimo tiro riparte sullo spigolo a destra della sosta che si vince attraverso passo delicato e non banale raggiungendo così una più semplice rampetta che obliqua verso sinistra. Si raggiunge presto anche la base di un contenuto strapiombetto con ottime prese sommitali che permettono un superamento agevole. Inizia ora la parte terminale del tiro e della via caratterizzata da bella placchetta compatta con qualche sasso mobile solo verso la fine quando è necessario rimontare una terrazza e raggiungere così la boscaglia. Qui si sosta a piacimento su arbusto. 35m, VI-.
L’inizio dell’ultimo tiro, VI-.
Linea bella che offre vari spunti lungo l’itinerario. Molto particolare e caratteristico è lo stretto camino del terzo tiro dove è necessario avere una certa esperienza con lo stile di arrampicata nonostante le difficoltà dichiarate siano limitate. La chiodatura solo sufficiente richiede spesso di integrare. Consigliata!
Primi giorni del 2025 particolarmente freddi, partenza da casa a -7°C nella speranza che verso Arco la temperatura sia più clemente. Partiamo con calma per arrivare con il sole che bacia la parete ma come sempre lo anticipiamo di qualche minuto. Poco male, ci scalderemo lungo il primo tiro. La via odierna è alla parete di San Paolo: Spiderman.
Il primo tiro parte subito forte ospitando i passaggi più delicati dell’intera salita. Salirlo a freddo, con la temperatura ancora sotto zero e senza sole, è una gioia. Si parte con bei movimenti su muretto verticale e caratterizzato da alveatura rocciosa e chiuso all’interno di minute fessurine laterali. La chiave è non spostarsi troppo dalla verticale sfruttando i buchetti nella roccia per mantenere l’equilibrio. Raggiunto un cordoncino si traversa qualche metro a destra in direzione di un fix dove la linea torna a salire verticale fintanto che uno strapiombo non la chiude. Inizia ora un traverso in obliquo verso sinistra molto sostenuto e delicato per via delle prese mai comode e degli appoggi per i piedi spesso scivolosi per l’obbligatorietà dei passaggi. L’arrampicata in ogni caso qui non è mai fisica ma è necessario destreggiarsi molto bene con l’equilibrio per uscirne in libera. Al termine del traverso un breve diedrino conduce ad altrettanto breve paretina fessurata oltre la quale si sosta un po’ scomodamente. 30m, 6c+ o 6b e A0.
Enrico al termine del primo tiro, 6c+ o 6b e Ao.
La seconda lunghezza riparte vincendo facilmente il muretto oltre la sosta che termina la parete sottostante e proietta su breve cengia. Si sale quindi il muro successivo seguendo l’evidente linea di fix a parete, inizialmente distanziata ma integrabile grazie alla fessura sulla verticale di salita. Si giunge al di sotto di uno strapiombetto che si supera atleticamente sfruttando le prese poste un po’ in alto e comunque scomode. Passo un po’ da ricercare. Superate le difficoltà si obliqua verso sinistra, su terreno ora più facile, e, attraverso arrampicata di movimento su prese mai marcate, si giunge al muretto finale dove compaiono fonde fessure che consentono di raggiungere agevolmente la sosta. 30m, 6a+.
Enrico sul passo chiave della seconda lunghezza, 6a+.
Il terzo tiro inizia con un facile traverso verso destra fino al raggiungimento della prima linea di fix che corre verticale. Il traverso si svolge con i piedi che si muovono lungo terrazzino roccioso a gocce e mani che equilibrano la progressione a parete. Il muretto successivo è breve ma molto esplosivo e caratterizzato da movimenti obbligati su prese mai entusiasmanti e spesso rese più accoglienti artificialmente. Solo una lama verso la fine del muro consente di riposare un po’ prima della ribaltata finale che conduce al terrazzino soprastante e quindi alla sosta da attrezzare. 20m, 6b+.
Il severo muretto del terzo tiro, 6b+.
La quarta lunghezza riparte affrontando un breve traverso verso sinistra che conduce, attraverso cengia erbosa, alla paretina successiva. La linea di fix è evidente ma il primo passo per rimontare lo zoccoletto basale è tutt’altro che banale e un po’ da ricercare. La linea prosegue ora in verticale affrontando una serie di risalti rocciosi che costringono a muoversi ripetutamente un po’ a sinistra e un po’ a destra rispetto alla linea delle protezioni. All’altezza di un arbusto lo si evita traversando verso sinistra e rimontando sulla cengia subito accanto dove si prosegue all’interno di un facile diedrino che in breve porta alla sosta poco prima del suo termine. 30m, 6a+.
L’inizio della quarta lunghezza, 6a+.
Il quinto tiro prosegue lungo il diedro precedente terminandolo ed uscendo su breve terrazzino. L’uscita è un po’ fisica ma le prese ci sono tutte e sono comode. Le pareti laterali, inoltre, permettono di scaricare bene il peso sui piedi in spaccata. Giunti al terrazzino si rimonta una corta placchetta appoggiata rimanendo il più possibile sulla sinistra dove ci si riesce ad alzare meglio prima dello squat che consente di vincerla. Si prosegue ora leggermente a sinistra lungo fessurina di difficoltà conenute che conduce ad una cengia caratterizzata da roccette staccate e mobili. Attenzione! Rimontata quest’ultima la linea procede in direzione del boschetto poco più in alto dove si entra seguendo la traccia di sinistra che conduce al cordone di sosta. 25m, 5b.
Il diedro iniziale del quinto tiro, 5b.
La sesta lunghezza vince il muro verticale oltre la sosta intervallato da 2 evidenti e pronunciati strapiombetti. Si inizia rimontando una breve placchetta, con primo fix difficile da raggiungere se si è bassi, che conduce al primo strapiombetto. Questo si supera senza particolari difficoltà rimanendo all’interno del diedro sottostante fino a giungere alle marcate prese che consentono di rimontare sulla sinistra. Si è ora alla base dello strapiombo principale che ospita i singoli più duri del tiro. Le prese sono marcate ed evidenti ma è necessaria un po’ di forza e nervo per passare da un appiglio all’altro con la gravità che fa il suo lavoro in maniera eccelsa. Superate atleticamente le difficoltà la linea piega verso sinistra ora su terreno più facile ma comunque da non sottovalutare. Le belle gocce che compongono questo tratto roccioso conducono alla sosta poco prima di un evidente diedro sulla destra. 30m, 6b+.
Enrico impegnato sulla sesta lunghezza, 6b+.
Il settimo tiro rimonta inizialmente il bel diedrino oltre la sosta, un po’ fisico ma ben appigliato. Al termine di questo sono presenti 2 fix per un’eventuale sosta prima del traverso, che però sconsigliamo. Raggiunta la cengetta oltre il diedro si inizia una lunga traversata verso destra su roccia poco sana e, a volte, lungo tratti terrosi. I fix distanziati non rendono la linea visibile ma tendenzialmente si traversa per circa 35 metri. Le protezioni che si incontrano è sempre bene allungarle. Verso il termine del traverso si torna a toccare roccia decente caratterizzata da gocce giallastre e che conduce verso l’evidente parete strapiombate dove corre l’ultimo tiro. Si sosta subito sotto in prossimità del libro di via. 50m, 5a.
I primi metri del settimo tiro, 5a.
L’ottava ed ultima lunghezza è molto faticosa e vince il muro giallo strapiombate che si sviluppa oltre la sosta, poco più a destra. Il tiro è continuo e difficilmente si riesce a trovare un punto comodo dove riposare. I primi metri ospitano comunque buone prese anche se i passaggi sono un po’ lunghi ed obbligati. Le difficoltà aumentano sensibilmente in prossimità di un diedrino dove le maniglie sono più rare ed i passaggi un po’ da ricercare. Il tratto è azzerabile non senza qualche difficoltà . Superata la parte centrale ritornano ad essere presenti buone prese ed appoggi anche se l’inclinazione della parete, complice la stanchezza, continua a farsi sentire prepotentemente. Attraverso una serie di roccette rotte che compongono il diedrino finale, si raggiunge infine la cengia sommitale dove si sosta comodamente. 28m, 6c.
Enrico impegnato sull’ultimo tiro, 6c.
Via carina anche se leggermente forzata. Sembra che la linea cerchi di proposito sezioni di difficoltà marcata. Ad ogni modo offre passaggi e tiri interessanti attraverso una chiodatura prevalentemente sportiva. Purtroppo, soprattutto lungo i passi chiave ed obbligati, le prese e gli appoggi risultano leggermente consumati il che rende i movimenti alquanto aleatori e difficili da superare al primo tentativo.
Usciti dalla via “Favola Ledrense” oltrepassiamo il boschetto oltre l’ultima sosta per ritrovarci al settore C della falesia “Regina del Lago” dove parte l’omonimo multipitch. Questo al nostro arrivo è risultato occupato, così come altre delle linee presenti. Decidiamo così, per non disturbare nessuno, di proseguire lungo l’unica via libera: “Ernia”.
Il primo tiro risale inizialmente le facili roccette oltre la targhetta che identifica la via e che portano, senza difficoltà rilevanti, ad una sezione caratterizzata da bella placconata appoggiata. L’arrampicata qui è prevalentemente di aderenza anche se l’inclinazione favorevole della parete non desta mai grandi preoccupazioni. Solo la chiodatura, un po’ distanziata, suggerisce comunque di prestare attenzione. In prossimità dell’evidente tetto si obliqua verso destra oltrepassando lo spigoletto e proseguendo facilmente fino alla catena di sosta posta giusto un metro sotto allo strapiombo. 25m, 5b.
Martina al termine del primo tiro, 5b.
La seconda lunghezza riparte con la sequenza di movimenti più ostica di tutta la via affrontando il tetto oltre la sosta di petto diritto per diritto. Le prese sotto di esse sono abbastanza buone mentre al di sopra sono presenti solo una coppia di biditi taglienti da utilizzare per alzare i piedi e rilanciare verso prese più accoglienti. Il passo è molto boulderoso ma può essere evitato grazie ad un cordone penzolante che ne permette l’azzeramento. Superate le difficoltà si torna ad arrampicare lungo placca spezzata, verso metà , da un minuto terrazzino. L’arrampicata è bella e di aderenza e senza ulteriori difficoltà si giunge alla sosta in prossimità di un diedro. 20m, 6b+ o A0.
Martina sulla seconda lunghezza, 6b+.
Il terzo tiro è abbastanza breve ed è caratterizzato da un diedro iniziale che presto lascia spazio ad una cengia alberata dove si trova la sosta successiva. Il passo più difficile è probabilmente in partenza dove un passo in aderenza permette di guadagnare il diedro dove la parete si appoggia e l’arrampicata risulta più semplice. Si sale tendenzialmente rimanendo lungo la parete di destra, molto ben appigliata a comode fessure, fintanto che la vegetazione non costringe ad entrare nel diedro lungo i metri finali. Qui quest’ultimo si trasforma in semplici roccette che si vincono agevolmente raggiungendo la cengia dove un corridoio tra gli alberi conduce alla sosta. 23m, 5a.
L’inizio del terzo tiro, 5a.
La quarta ed ultima lunghezza è molto bella e risale una sequenza di solide placconate fessurate con passo non banale verso la metà del tiro. Si risalgono facilmente i primi metri seguendo una fessurina verticale che accompagna la progressione fino a che questa non termina lasciando spazio a parete più liscia ma appoggiata. Qui la linea prosegue leggermente sulla destra andando incontro ad una seconda fessura lungo parete decisamente più verticale. Una serie di passi delicati ed in aderenza consentono di superare le dificoltà e di proseguire lungo muro compatto ed estremamente appigliato. Questo conduce, obliquando leggermente verso sinistra, al boschetto sommitale e quindi alla sosta. 32m, 5c.
La linea dell’ultima lunghezza, 5c.
Via tutto sommato carina, senza troppe pretese ma con alcuni passi godibili. Vista la bravità della linea è bene concatenarla con qualcun’altra della parete superiore per godersi a pieno la giornata. Bello l’ambiente con costante vista verso il lago di Garda.
Ultima via dell’anno da incastonare tra i pranzi natalizi ed il cenone di capodanno. Si preannuncia una giornata calda e nonostante avessimo puntato ad una linea sulla “Placconata” abbiamo pensato che il grip oggi non sarebbe stato dei migliori. Ripieghiamo poco più a destra, all’estrema sinistra della parete di San Paolo, per salire la via “Katl”: gradi UUIA ma assolutamente sportiva.
Il primo tiro sale lungo i piccoli strapiombetti verticali rispetto al nome della via. I primi metri si svolgono però lungo muretto fessurato che antecede la fascia rocciosa principale. Superato questo tratto l’arrampicata diviene via via più atletica ma sempre piacevole visto che i grandi blocchi che compongono la parete ospitano belle e fonde fessure. Raggiunto il tettino più pronunciato lo si affronta leggermente sulla destra dove è più facile alzare i piedi per arrivare alle alte prese che consentono di balzare sul terrazzo soprastante. Si prosegue quindi, ora senza difficoltà , su muretto appoggiato ed in seguito su larga cengia che, attraverso evidente corridoio tra gli alberi, conduce alla sosta da attrezzare. 28m, VI-.
Simone lungo gli strapiombetti del primo tiro, VI-.
La seconda lunghezza segue la falsa riga di quella precedente: muretto iniziale seguito da blocchi leggermente strapiombanti. I primi metri si svolgono lungo bella placchetta compatta che si vince senza particolari difficoltà e che porta alla base degli strapiombetti. Come per il tiro precedente anche questi sono ben manigliati e salirli richiede solo un po’ di forza visto che le prese e gli appoggi ci sono tutti. Si giunge quindi ai piedi di una bella placchetta che si sviluppa verso sinistra e che conduce al muretto terminale prima di arrivare alla comoda terrazza di sosta. 30m, VI.
Enrico lungo gli strapiombetti della seconda lunghezza, VI.
Il terzo tiro è uno dei più belli dell’itinerario e si snoda lungo belle e solide placche attraverso arrampicata di movimento. Si inizia affrontando il canalino di destra rimanendone però all’esterno sia con mani che con piedi. Si preferisce ora la parete di destra dove la linea inizia ad obliquare raggiungendo le placconate principali. Un passo difficile da interpretare nell’immediato permette di raggiungere delle solide prese in alto sulla sinistra che permettono di rimontare un piccolo terrazzino. Con breve traverso verso destra si raggiunge un secondo terrazzino prima di tornare ancora una volta a sinistra su placca che si vince attraverso movimenti d’equilibrio. Le comode fessure terminali consentono di raggiungere agevolmente la sosta da attrezzare su arbusto poco prima del sentiero di discesa che passa a metà della via. 30m, VI+.
La linea del terzo tiro, VI+.
La quarta lunghezza è di trasferimento e non regala emozioni. Dalla sosta si oltrepassa il sentiero e si raggiunge, leggermente verso sinistra, la base della parete successiva. 12m, I.
Breve è il quinto tiro che traversa su roccia verso destra fino a giungere alla base di una paretina molto verticale. I primi metri si svolgono lungo breve pancia che si vince rimanendone all’estrema sinistra dove gli appoggi sono migliori. Superato il primo tratto la linea piega verso destra traversando per alcuni metri al di sopra del boschetto sottostante. L’arrampicata, complice l’inclinazione della parete, è semplice ed in breve tempo, disarrampicando leggermente lungo gli ultimi metri, si raggiunge la comoda cengia di sosta. 20m, V.
La pancia iniziale del quinto tiro, V.
La sesta lunghezza, anch’essa molto breve, vince il severo muretto verticale oltre la sosta attraverso arrampicata spesso in allungo per via delle prese obbligate che sono state con ogni probabilità scavate ad hoc al fine di poter superare in libera la parete. Si inizia rimontando il muretto iniziale sfruttando anche il pulpito di destra con i piedi. Raggiunto un terrazzino si prosegue ora in verticale lungo il muro principale dal quale si esce sulla sinistra seguendo le prese a parete. Si rimonta quindi lungo parete più appoggiata dove si sosta scomodamente. I passi più duri possono essere azzerati. 15m, VII o VI e A0.
Enrico sul passo chiave della sesta lunghezza, VII.
Il settimo ed ultimo tiro termina la parete attraverso arrampicata piacevole e a tratti atletica. Si procede lungo l’evidente diedro fessurato che porta a breve placchetta appoggiata. Al termine di questa si evita la fascia boschiva soprastante risalendo il muretto strapiombante di destra, sostenuto ma con buone prese. Si giunge quindi su di uno stretto terrazzino che si segue verso destra fino ad arrivare ad una paretina più aperta. Seguendo la linea di fix si obliqua ora verso destra lungo muro verticale dove le difficoltà diminuiscono mano a mano che si procede. In breve si giunge all’ultima sosta. 25m, VI.
Gli ultimi metri della via, VI.
Itinerario gradevole con ottimi spunti quà e là , peccato solo che l’esposizione è pressochè assente visti i numerosi terrazzini che spezzano la continuità . Bellissimo è il terzo tiro che corre lungo placconate con arrampicata di movimento. Le ottime protezioni rendono questa via decisamente sportiva: inutili dadi o friends.
La giornata di Sabato, limpida e senza nuvole, ci permette di sfruttare una delle ultime giornate lunghe prima del cambio dell’ora. L’idea è quella di concatenare 3 linee che ci permettono di giungere poco sotto a cima Capi partendo dalla strada del Ponale. La prima via che attacchiamo sulla fascia inferiore è “Favola Ledrense” sportiva ma da non sottovalutare.
Il primo tiro inizia rimontando le roccette basali sulla destra fino ad entrare in una rampetta che si sviluppa verso sinistra. Qui la qualità della roccia non è delle migliori ed è necessario prestare un po’ di attenzione a quello che si tira visto che più di qualche appiglio si muove. L’arrampicata alterna passi di movimento e di equilibrio dapprima lungo fessurina ed in seguito lungo placca. Quest’ultima si appoggia mano a mano che si sale incrociando un po’ di vegetazione prima di collidere con un piccolo strapiombetto. Le buone prese di cui è composto permettono un superamento agevole delle difficoltà che si concludono una volta raggiunta la sosta aerea subito sopra al tettino. 25m, 6a.
Martina al termine del primo tiro, 6a.
La seconda lunghezza riparte diritta per diritta lungo placchetta tendenzialmente liscia. Lungo i primi metri una coppia di fessurine permettono di superare agevolmente le difficoltà che si fanno decisamente più complicate raggiunta una pancia. Questa si vince attraverso passi di equilibrio sfruttando con i piedi la fessura che ne solca la base ed allungandosi bene per raggiungere le prese in alto oltre la placca. Il passo non è banale e conduce all’inizio di un breve traverso che si svolge verso sinistra ancora lungo liscia placconata appoggiata. Si procede delicatamente in equilibrio con i piedi su stretta cengia e le mani a spalmo ad equilibrare la progressione. Raggiunto un alberello la linea torna a salire in verticale seguendo una flebile fessurina che presto lascia spazio a placca caratterizzata da goccioline appena accennate. Anche qui la progressione risulta di equilibrio ed il passaggio per raggiungere la comoda lama, in alto, non è regalato. Superate le difficoltà si raggiunge una nicchia dove si sosta comodamente. 30m, 6a+.
L’inizio della seconda lunghezza, 6a+.
Il terzo tiro continua a sinistra della nicchia di sosta lungo placchetta compatta ed inizialmente semplice. I buoni appoggi per i piedi e le accoglienti prese per le mani consentono una progressione agevole che termina su breve cengetta alberata prima di una placconata decisamente più severa. Qui si segue una minuta fessurina verticale con i piedi alla ricerca degli anfratti più marcati che in generale risultano appena accennati. Raggiunta una buona lama per riposare si affronta con decisione la parte finale della paretina dove sono concentrate le difficoltà maggiori. Qui le prese sono poche ed obbligate ed è necessario un notevole allungo per raggiungere quelle migliori poste in alto sulla sinistra. Le fessura successiva scarica infine la tensione accumulata ed in breve si arriva al boschetto soprastante dove si sosta all’ombra di un arbusto. 27m, 6b.
L’inizio del terzo tiro, 6b.
La quarta lunghezza è di trasferimento e segue un evidente traccia tra la vegetazione che, obliquando verso destra, conduce alla base della paretina finale. 20m, 3a.
Il quinto ed ultimo tiro è breve ma offre spunti interessanti di aderenza, almeno lungo il tratto inferiore. Dalla sosta si approccia il muretto rimanendone leggermente sulla destra dove le prese sono migliori. Qui l’usura dovuta alle numerose ripetizioni si sente e in alcuni punti la roccia risulta poco gripposa. Superato il tratto iniziale le difficoltà si riducono ed una fessura verticale conduce alle roccette sommitali che entrano nel bosco. Si cammina dunque fino a raggiungere il sentiero di rientro dove si sosta su arbusto a piacimento. 25m, 5c.
Il muretto dell’ultimo tiro, 5c.
Corta linea che offre però arrampicata sempre piacevole con alcuni passaggi da non sottovalutare. L’esposizione è minima visto che il percorso è spesso spezzato da terrazzini e vegetazione. La qualità della roccia è però ottima e la chiodatura tendenzialmente sicura anche se in alcuni punti va guadagnata.
Le festività sono sempre un momento impegnativo a livello fisico, quale scusa migliore per digerire un po’ arrampicando? La giornata è gradevole ma dobbiamo rivedere un po’ lo stato di forma quindi si fa qualcosa di corto. L’antiscudo è perfetto, è vero c’è un po’ di giardinaggio da fare, ma almeno alla base non c’è coda. Decidiamo di salire la via “Jean Jean”.
Il primo tiro inizia rimontando la paretina verticale e compatta oltre la targhetta della via dapprima lungo bella e comoda fessura ed in seguito lungo parete lavorata ad alveare. Oltrepassato il muretto la linea si appoggia leggermente prima di tornare verticale in corrispondenza di un canalino. Si arrampica inizialmente rimanendo sullo spigolo di sinistra ed in seguito, quando la linea di fix piega verso destra, si entra nel canalino e si prosegue in traverso. Questo è piacevole con le mani costantemente in rovescio ed i piedi che si spostano lungo la rampetta sottostante. Al termine del traverso si vince un atletico muretto con prese decenti, vegetazione permettendo, e si giunge così ai 2 fix di sosta uniti da cordone nero. 28m, 6a.
Enrico sul passo chiave del primo tiro, 6a.
La seconda lunghezza riparte all’interno del canalino oltre la sosta che si raggiunge dopo aver salito per qualche metro su placchetta facile. Il canale è inizialmente largo e sporco e conviene risalirlo rimanendone il più possibile all’esterno sfruttando, a gambe aperte, le pareti laterali. Quando il canale si appoggia si inizia ad obliquare verso destra in direzione di un secondo canale altrettanto sporco e vegetativo. Qui è anche presente qualche pianta spinosa che disturba non poco la salita ostacolando il passaggio e ferendo l’arrampicatore. Anche qui il consiglio è quello di pulire bene gli appigli nel mentre si sale e di sfruttare il più possibile le pareti laterali. Si sosta a metà canale, quando questo si allarga notevolmente. 25m, 5c.
La linea della seconda lunghezza, 5c.
Il terzo tiro prosegue per i primi metri ancora all’interno del largo canale oltre la sosta. Questo, particolarmente disturbato da terriccio e vegetazione, non regala una progressione piacevole ma al contrario la sezione risulta essere pericolosa viste le protezioni distanziate e la roccia che non si tocca praticamente mai. Al termine del canale si prosegue lungo la fessura di destra che conduce in breve ad una placchetta verticale che corre a sinistra di un arbusto. Questa la si approccia rimanendo sulla fessura di sinistra dove le prese sono migliori. Arrivati sul terrazzino poco sopra l’arbusto si prosegue ancora senza lasciarsi ingannare dal cordone nero su fix che invita alla sosta. La parte superiore del tiro, al contrario di come è stato fino ad ora, è molto bella e si svolge lungo parete libera e pulita con protezioni ravvicinate. Si sosta infine subito sotto le evidenti placconate del tiro successivo. 28m, 6a.
Enrico impegnato sul terzo tiro, 6a.
La quarta lunghezza ospita i singoli più duri di tutto l’itinerario ma sono tutti ben protetti tanto che l’intero tiro, volendo, è azzerabile senza problemi. Si inizia spostandosi giusto un paio di metri sulla destra per raggiungere la placchetta con conformazioni ad alveare e che si estende fino alla breve cengia sommitale. I primi metri superano atleticamente il tettino basale che si lascia subito alle spalle continuando lungo la placca successiva attraverso arrampicata delicata e di equilibrio. Le prese ci sono tutte anche se sono piccole e poco marcate ed anche gli appoggi per i piedi non sono male, il difficile è posizionarle bene il baricentro per rimanere attaccati a parete. Raggiunto lo spigolo superiore del muretto si rimonta la cengia e si prosegue leggermente verso sinistra in direzione della sosta. 15m, 6c+ o A0.
La placca della quarta lunghezza, 6c+ o A0.
Il quinto ed ultimo tiro riparte lungo il muretto che si sviluppa a sinistra della sosta e che conduce, attraverso arrampicata semplice, ad una breve placchetta appoggiata. Qui una serie di piccole tacche facilita la progressione attenzione solamente alla qualità della roccia che in questo punto non è eccelsa. Si giunge quindi ad un terrazzino poco prima della sassaia finale. Si procede ora a quattro zampe lungo terreno instabile sino alla fascia alberata soprastante dove è possibile sostare attrezzando uno dei numerosi arbusti. 30m, 5b.
L’inizio dell’ultimo tiro, 5b.
Linea difficile da valutare oggettivamente per via dello stato in cui vige. I tiri inferiori sono spesso viziati da terra, erba e piccoli arbusti che occupano le prese chiave per la salita. Il quarto tiro è un po’ forzato e stona con il resto della via ma risulta comunque piacevole se si padroneggia il grado. Nel complesso non è una salita da buttare ma andrebbe un po’ ripresa in mano.
Dopo una soddisfacente stagione estiva che ci ha tenuti incollati il più possibile ai piedi delle pareti dolomitiche torniamo per la prima volta dopo 3 mesi in zona Arco. Il caldo non ha ancora allentato la sua morsa permettendoci di arrampicare leggeri ancora per un po’. Per il ritorno in valle scegliamo un via il più possibile dallo stampo alpinistico che ritroviamo in “Artemis” alla parete di Padaro.
Il primo tiro inizia affrontando il bel muretto grigio e compatto, fenduto da lama verticale, che permette di superare le difficoltà iniziali e di raggiungere i primi cordoni dove potersi proteggere. Si piega ora leggermente verso destra per evitare le roccette instabili lungo il canalino di sinistra e proseguire lungo roccia leggermente più solida anche se nel complesso non entusiasmante. La linea da seguire è ben delineata da una serie di fix a parete che conducono ad un terrazzino alberato dove è possibile attrezzare una sosta intermedia, non necessaria. Seguendo il terrazzino verso sinistra si raggiunge la base di un pilastrino che si rimonta sfruttando il diedrino di destra e lo spigolo di sinistra. Al termine del pilastro inizia una bella placconata a gocce che si vince spostandosi leggermente a sinistra rispetto alla verticale di salita dove le prese sono migliori ed è possibile guadagnare qualche centimetro con i terrazzini per i piedi. Si giunge quindi su larga cengia sabbiosa dove si sosta comodamente. 40m, V+.
Martina al termine del primo tiro, V+.
La seconda lunghezza riparte in discesa verso sinistra seguendo la lunga cengia di sosta fino a raggiungere quella successiva. Le difficoltà tecniche, nel primo tratto, sono modeste e la progressione si limita ad una semplice camminata con le mani che scorrono lungo la parete a supporto. Il terreno non è stabile e la sabbietta che ricopre la cengia è piuttosto scivolosa. Prestare quindi attenzione. Verso il termine del tiro la cengia termina e si torna a toccare la roccia, continuando sempre il traverso verso sinistra, affrontando una breve paretina che si aggira per giungere al di sopra di una lama staccata, occhio a non finirci in mezzo, ed infine alla sosta alla base di un evidente diedro. 22m, V-.
La linea della seconda lunghezza, V-.
Il terzo tiro prosegue lungo la fessura oltre la sosta che muta presto in camino dopo un breve terrazzino. I passi iniziali sono fisici e boulderosi, lungo paretina leggermente strapiombante, e richiedono atleticità per essere vinti. Raggiunto il camino lo si sale nella sua interezza sfruttando le pareti laterali che, tuttavia, non offrono sempre buone prese e spesso infatti risultano liscie e scivolose. Attraverso arrampicata non semplice, ed integrando a friend le protezioni presenti, si raggiunge la cima del pulpito di sinistra che si aggira ora ancora verso sinistra oltrepassando un fix e ritrovandosi su cengetta discendente. Si segue quest’ultima fino a che non si giunge alla base di una grande lama staccata che si risale completamente attraverso arrampicata semplice ma sprotetta. Oltre ad un paio di fessurine alla base per una coppia di friend, ed un cordoncino in loco, è infatti difficile inserire ulteriore materiale lungo la placchetta a gocce che caratterizza tutta la parte superiore della lama. Prestare dunque particolare attenzione. Al termine della lama è presente la sosta aerea. 38m, VI-.
Il termine del terzo tiro, VI-.
La quarta lunghezza inizia verso sinistra aggirando lo spigolo della parete e cambiando così versante di salita. Qui si sviluppa una placchetta compatta che si affronta rimanendo vicini allo spigolo di destra dove le prese sono migliori. Si raggiunge in breve uno strapiombetto fessurato che si vince atleticamente in dulfer. Oltre questo la parete si appoggia leggermente e si prosegue lungo placchetta, anch’essa fessurata, più semplice. Qualche terrazzino interrompe la continuità tra un muretto e l’altro ed in breve si raggiunge la sosta su terrazza più pronunciata. 25m, V+.
Martina al termine della quarta lunghezza, V+.
Il quinto tiro riparte in verticale lungo muretto dapprima compatto ma che presto cambia faccia entrando in una zona caratterizzata da numerose roccette rotte. Qui la linea, ben delineata dai fix a parete, piega ed obliqua verso destra in direzione dello spigolo della parete che si raggiunge oltrepassando una coppia di diedrini appoggiati. Qui la parete strapiomba leggermente ma le buone prese soprastanti consentono di rimontare le difficoltà agevolmente e ritrovarsi così su placchetta solida e lavorata. Al fine di evitare la vegetazione poco sopra si inizia un traverso, ancora verso destra, che conduce direttamente alla sosta aerea costituita da 3 lunghi cordoni. 20m, VI-.
La linea del quinto tiro, VI-.
La sesta lunghezza prosegue lungo la bellissima placconata oltre la sosta per poi addentrarsi nel boschetto soprastante fino alla base dell’ultimo muretto. Si parte in traverso verso destra con passi in equilibrio fino a che si giunge sotto la verticale delle protezioni. Si sale ora diritti con arrampicata bella e di aderenza fino ad una comoda e fonda orecchia sulla sinistra dove si inizia un secondo traversino verso destra lungo placca liscia. Raggiunto lo spigolo della parete si rimonta sul terrazzino poco sopra dove è possibile attrezzare una sosta intermedia assolutamente evitabile. Seguendo le roccette rotte si entra senza particolari difficoltà nella vegetazione che termina una volta raggiunto un largo terrazzino poco prima della parete finale dove si sosta comodamente. 32m, VI.
L’inizio della sesta lunghezza, VI.
Il settimo ed ultimo tiro affronta lo strapiombo oltre la sosta ricercano la linea che oppone meno resistenza. Inizialmente si rimonta un piccolo avancorpo che conduce alla parete principale dove, seguendo la linea dei fix, si prosegue lungo fessura svasa. Qui l’arrampicata è estreamente fisica e boulderosa, viziata dal fatto che le prese a disposizione non sono mai veramente comode. Il tratto può essere comunque azzerato in caso di bisogno. Superate le difficoltà iniziali la linea traversa verso destra in direzione dello spigolo dove è ben visibile un grosso masso. Il traverso è di equilibrio ed in breve si raggiungono le roccette in cima alla paretina che si seguono senza ulteriori difficoltà fino alla sosta poco prima del libro di via. 35m, VII+ o VI e A1.
Gli strapiombi dell’ultimo tiro, VII+ o VI e A1.
Linea nel complesso carina ma che non si svolge sempre lungo roccia solida. Alcuni punti, in particolare lungo i tiri inferiori, sono molto delicati e richiedono un occhio di riguardo anche per via della loro conformità . Un’eventuale caduta potrebbe portare a seri infortuni. La chiodatura è buona ma lo stampo alpinistico dell’itinerario rende sempre necessario integrare per una progressione più sicura.
21 Dicembre, la giornata più corta dell’anno. Il sole brilla alto nel cielo e le poche ore di luce vanno sfruttate al massimo. Anche le temperature sono buone, poco al di sotto dello zero all’ombra ma appena batte il sole sembra che la stagione cambi improvvisamente. E’ anche questa una delle magie della Valle del Sarca. Oggi ci dirigiamo verso le Coste dell’Anglone per salire “Luce e Colori”.
Il primo tiro inizia rimontando la rampetta basale che si appoggia in direzione della parete gialla principale lavorata a solidi conglomerati. Si sale agevolmente per i primi metri sino a giungere al cospetto della prima protezione, un cordone arancio, dove la linea inizia ad obliquare sensibilmente verso destra. Qui le difficoltà iniziano a farsi più severe visto che le prese non sono mai comode ed i passaggi ricercati. Prima di raggiungere un cordoncino bianco inizia il tratto più duro che costringe ad un allungo obbligato tenendo con una mano un rovescio basso mentre l’altra si proietta in alto alla ricerca delle prese più comode che rimangono tutt’altro che generose. Alzando bene i piedi si giunge al cordoncino e si prosegue a destra di questo per sfruttare le prese migliori. Raggiunta la cengetta per le mani, che corre orizzontalmente poco più in alto, si inizia un breve e delicato traverso, sempre verso destra, che conduce alla sosta su minuto terrazzino. Tiro molto continuo e sostenuto, abbastanza difficile da interpretare se non si conoscono i movimenti e le prese chiave. 25m, VII.
Enrico impegnato sul primo tiro, VII.
La seconda lunghezza riparte in verticale oltre la sosta ancora lungo muro giallo, verticale e leggermente strapiombante. Si sale inizialmente sfruttando una lama verticale composta da sezioni rocciose non sempre entusiasmanti e a volte evidentemente mobili. Prestare dunque attenzione lungo i primi metri. Seguendo l’evidente curvatura del tettino che chiude la parete si archeggia verso sinistra attraverso arrampicata fisica ma su prese ed appoggi decenti che consentono, ogni tanto, di tirare un po’ il fiato. Seguendo la linea dei cordoni a parete si prosegue più facilmente in direzione di un diedrino evidente che si approccia e si segue rimontando il terrazzino di sinistra. Qui la fascia rocciosa superiore costringe a proseguire rannicchiati giusto un paio di metri prima di potersi ergere nuovamente ed infine sostare. Bel tiro ma su roccia in generale non eccelsa. Le protezioni in loco non sono sufficienti a garantire una progressione sicura ed è quindi necessario integrare. Spesso anche accanto a quello che già c’è in quanto, ad occhio, molto materiale risulta essere obsoleto e poco affidabile. 25m, VI+.
Simone sulla seconda lunghezza, VI+.
Il terzo tiro prosegue per i primi metri verso sinistra terminando così la terrazza di sosta in prossimità dello spigolo della parete successiva. Questo si affronta direttamente, evitando di entrare nel canale limitrofo, attraverso passaggio boulderoso che consente di raggiungere prese più generose al di sotto di un poco pronunciato tettino. Si traversa quindi qualche metro verso destra per raggiungere il punto in cui la severa placca soprastante ospita prese idonee ad essere vinta. Un cordone penzolante da un anello indica la verticale di salita. Qui minute lamette consentono di alzarsi lungo la placca e di raggiungere così la cengia di sosta. 25m, VII.
L’inizio del terzo tiro, VII.
La quarta lunghezza è probabilmente la meno interessante di tutto l’itinerario e consiste in una lunga traversata verso sinistra per evitare le rocce rotte soprastanti la sosta e raggiungere così fasce rocciose più belle e compatte. Si inizia rimontando una serie di roccette sino ad un albero cordonato. Da qui ci si sposta verso sinistra seguendo per alcuni metri la cengia alberata. Appena possibile si torna sulla roccia della parete successiva continuando ad obliquare verso sinistra in direzione di una coppia di cordoni. Lasciati anche questi alle spalle si prosegue in direzione degli evidenti tetti di sinistra che si raggiungono rimontando il breve diedrino ben fessurato alla loro destra. Al termine di questo è presente la sosta un po’ aerea. 32m, V+.
Enrico lungo la quarta lunghezza, V+.
Il quinto tiro è uno dei più belli della via e si svolge lungo muro giallo caratterizzato da ottimi conglomerati. Dalla sosta si traversa un paio di metri verso destra per evitare di salire direttamente il difficile tetto soprastante. Oltrepassato un primo fix si punta ad un cordoncino che si raggiunge attraverso arrampicata prevalentemente d’equilibrio su prese ed appoggi non sempre netti. Superate anche le minute pance poco più in alto si raggiunge una fascia di tetti che si evita iniziando un traverso verso sinistra subito al di sotto. Le prese qui sono sempre buone ed anche per i piedi gli appoggi sono decenti. Solo un passo, verso la fine del traveso, impegna un po’ di più e costringe ad un’importante apertura gli arti inferiori per passare da un’appoggio all’altro con le mani che riequilibriano a parete. In breve si raggiunge infine la comoda sosta. 30m, VI+.
Il termine del quinto tiro, VI+.
La sesta lunghezza prosegue all’interno del diedrino oltre la sosta che si raggiunge una volta superato un breve muretto verticale. Qui la parete si appoggia leggermente ed i primi metri del diedro risultano facili e divertenti. Si raggiunge però in breve una fascia più strapiombante chiusa da una coppia di piccoli tettini. Il primo lo si supera sulla destra attraverso passaggio deciso ma su buone prese mentre il secondo lo si affronta direttamente sfruttando la bellissima fessura verticale che corre alla sua sinistra. Questa può essere anche usata per inserire una coppia di friend a protezione del passaggio. Anche se dalla sosta sottostante questo tratto può apparire severo in realtà tutte le prese e gli appoggi sono comodi e l’intero tiro risulta essere davvero godibile. Superato il secondo tettino si traversa verso destra per uscire infine su piccola cengia. Qui si segue una larga fessura che conduce, senza ulteriori difficoltà , alla sosta su larga terrazza. 25m, VI+.
Simone all’inizio della sesta lunghezza, VI+.
Il settimo tiro corre lungo bellissimo muro giallo e verticale, chiuso superiormente da pronunciato tettino formato da belle canne. Rimontato un breve muretto grigio iniziale si prosegue leggermente verso sinistra in direzione di un fix difficilmente individuabile direttamente dalla sosta. La roccia in questo tratto è sempre solida e l’arrampicata estremamente piacevole. Si inizia quindi ad obliquare verso destra in direzione della sezione più pronunciata del tetto che si evita, una volta raggiunta, preferendo una traversata verso sinistra sino a che il tetto oppone meno resistenza. Il suo superamento però non è scontato e, a parte una comoda fessura subito sopra, le prese non sono delle migliori. Un’orecchia sulla destra consente di balzare con i piedi sopra il tetto con il corpo che, a suo malgrado, assume una posizione veramente poco bilanciata. Accoppiando faticosamente le mani si riesce a riportare in alto anche il piede sinistro e, rannicchiandosi, raggiungere prese più in alto che consentono di riequilibrarsi e di raggiungere la sosta poco più a destra. Il passaggio è azzerabile, il grado in libera si aggira attorno all’ VIII/VIII+. 25m, VI e A0.
Enrico poco prima del passo chiave del settimo tiro, VI e A0 oppure VIII/VIII+.
L’ottava ed ultima lunghezza riparte dalla sosta obliquando leggermente verso sinistra per affrontare il tettino soprastante nel suo punto più debole. L’uscita è completamente in dulfer con le mani nella fessura che fende lateralmente il tetto ed i piedi che spingono lungo la placca di sinistra. Il breve tratto conduce al di fuori delle difficoltà su parete più appoggiata e caratterizzata da brevi muretti alternati a brevi cengette. Si prosegue verso destra fino a che la parete non termina sostando su arbusti in prossimità del boschetto sommitale. Allungando bene le protezioni è possibile evitare la scomoda sosta precedente ed unire gli ultimi 2 tiri. 20m, VI.
Il termine della via, VI.
Linea bella e meritevole, continua nelle difficoltà e di stampo alpinistico con protezioni spesso lontane che richiedono integrazione costante. Dopo i tiri inferiori un po’ fisici quelli superiori si vincono con movimenti delicati e di equilibrio. Molto bello è il muro centrale, colorato e composto da solidi conglomerati. Attenzione solo che in qualche punto la roccia non è delle migliori.